“Operazione Medusa". I trafficanti operavano tra Turchia, Georgia, Moldavia e Ucraina VIDEO

“Operazione Medusa”. I trafficanti operavano tra Turchia, Georgia, Moldavia e Ucraina VIDEO

Dario Rondinella

“Operazione Medusa”. I trafficanti operavano tra Turchia, Georgia, Moldavia e Ucraina VIDEO

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martedì 08 Luglio 2025 - 14:24

ROCCELLA JONICA – Dalle indagini che ha visto coinvolto 68 soggetti, di cui 25 i cittadini destinatari di una ordinanza di custodia cautelare in carcere e 43 indagati in stato di libertà, è stato accertata l’esistenza di un network internazionale criminale articolato su quattro distinte organizzazioni perfettamente strutturate per garantire il passaggio dei migranti clandestini dai porti della Turchia fino alle coste italiane, lungo la rotta del Mediterraneo orientale. Secondo quanto emerso dalle indagini, le associazioni avrebbero operato in maniera sinergica, nell’ambito una rete transnazionale specializzata nel traffico clandestino di migranti, con precisa distinzione di compiti e finalità.

In particolare, la “frangia ucraina” e la “frangia moldava” avrebbero avuto il compito di reclutare gli scafisti; della “frangia georgiana” avrebbero fatto parte gli intermediari finanziari e gli istruttori alla navigazione (la Georgia infatti emergeva come luogo di addestramento degli scafisti e sede del gruppo operativo, oltre che terminale dei finanziamenti/pagamenti). In ultimo, la “frangia turca”, operativa fra la città di Istanbul e i diversi luoghi di imbarco delle coste turche, con il compito di organizzare le partenze e gestire i rapporti con i migranti da trasportare ed i loro parenti.

Ogni sbarco prevedeva il reclutamento degli skipper che venivano inviati nelle zone di imbarco, situate principalmente in Turchia, nelle aree costiere vicine alle città di Bodrum, Izmir e Marmaris, dove venivano nel frattempo convogliati i migranti intenzionati a partire per raggiungere le coste italiane. Le traversate venivano, poi, affrontate a bordo di barche a vela di circa 12/15 metri, a bordo delle quali i migranti, dietro pagamento variabile tra i 4.000 e i 12.000 dollari, venivano stipati all’inverosimile al fine di massimizzare i profitti.

L’approfondimento dei flussi finanziari, effettuato anche tramite i collaterali esteri interessati sui circuiti internazionali MoneyGram e Western Union, ha consentito di cristallizzare il quadro indiziario in ordine al reato di ricettazione per alcuni soggetti risultati i destinatari ultimi del denaro provento illecito del traffico di migranti. Sono emersi, infatti, trasferimenti di cospicue somme di denaro da parte di alcuni indagati con il ruolo di finanziatori in favore di parenti e/o familiari degli scafisti, a titolo del compenso precedentemente pattuito.

L’incrocio dei dati provenienti dalle conversazioni intercettate, per la cui traduzione è stato necessario il lavoro di decine di interpreti, con l’analisi delle innumerevoli movimentazioni di denaro e le dichiarazioni rese dai migranti approdati in Italia, ha consentito ai Magistrati reggini ed agli operatori della Polizia di Stato di ricostruire più di trenta episodi di sbarco, tra il 2018 ed il 2022, con quasi duemila cittadini stranieri giunti in Italia ed un volume d’affari stimato nell’ordine di 10 milioni di euro.

L’indagine è stata avviata nel 2019 analizzando le dinamiche criminali sottese al fenomeno degli sbarchi clandestini di migranti provenienti dalla Turchia e diretti, lungo la rotta del Mediterraneo orientale, verso le coste di Roccella Jonica, Crotone, Lecce e Siracusa, con l’impiego di imbarcazioni a vela condotte da scafisti per lo più russofoni. Tutte le attività sono state svolte all’estero con le conseguenti e facilmente
immaginabili difficoltà connesse alla traduzione delle numerose lingue straniere intercettate.
Sono state, infatti, impegnate decine di interpreti che, quasi in tempo reale, sono stati chiamati ad interpretare i dati derivanti dalle numerose intercettazioni disposte dalla Procura di Reggio Calabria.
Analoghe difficoltà sono state affrontate nell’analisi di flussi finanziari, trattandosi di transazioni estero su estero, originati da diverse agenzie di intermediazione (principalmente MoneyGram, Western Union e Ria money transfer), che sono state minuziosamente controllate grazie a numerosi ordini di esibizione disposti dall’Ufficio di Procura reggino.

Il complesso delle investigazioni ha evidenziato come gli sbarchi attenzionati, lungi dal potere essere considerati alla stregua di semplici episodi occasionali, fossero invece frutto di consolidati schemi operativi, rispondenti a strutture capaci di gestire l’intera filiera dei viaggi clandestini intrapresi da quanti, desiderosi di migliorare le proprie condizioni, hanno affidato la propria vita ed il proprio denaro a dei trafficanti mossi dall’unico intento di lucrare sul bisogno, sulle speranze e sull’affidamento altrui.

LE FONTI DI PROVA:
Innanzitutto le dichiarazioni dei migranti rese in occasione degli sbarchi, dalle quali è stato possibile acquisire preziose informazioni sulla operatività degli organizzatori e sulle rotte seguite, che prevedono normalmente:
1) l’arrivo in Turchia dai vari paesi di origine;
2) di sovente la sistemazione logistica e la concentrazione in diverse safe houses nella disponibilità del sodalizio;
3) il trasferimento verso l’Italia a bordo di natanti inidonei a contenere il numero dei trasportati;
4) la sottoposizione a condizioni disumane e degradanti e l’esposizione a serio e concreto rischio per la propria incolumità come si ricava dalle dimensioni dei natanti impiegati del tutto inidonei a contenere in sicurezza il numero dei trasportati, dall’assenza di un adeguato quantitativo di cibo e di acqua durante la navigazione, dalla costrizione a permanere sottocoperta nel corso della traversata e dalla sottrazione dei loro dispositivi cellulari sino all’arrivo sulla terra ferma.
5) le modalità di pagamento del costo del viaggio. Dalle dichiarazioni assunte dai trasportati è infatti emerso un primo sistema che consisteva nel depositare, in dedicati uffici localizzati nei paesi di origine, delle somme di denaro “a garanzia del viaggio”; altre volte il prezzo veniva invece pagato in contanti direttamente ai trafficanti.
>Individuazioni fotografiche dei trafficanti

Intercettazione dei colloqui in carcere tra gli scafisti e i loro familiari, attività che ha consentito di acquisire molteplici elementi investigativi inerenti l’individuazione dei referenti e la riscossione del denaro pattuito per lo svolgimento dell’attività illecita

>Dispositivi elettronici sequestrati: attività complessa di estrapolazione ed analisi, effettuata anche con l’ausilio dell’Agenzia Europea di Polizia Europol, dei dati contenuti soprattutto all’interno dei telefoni cellulari sequestrati agli scafisti in occasione dei singoli sbarchi. I dati raccolti, soprattutto le chat contenute in applicazioni di messaggistica istantanea, messaggi audio e video, tutti appositamente tradotti con l’ausilio di interpreti nominati ausiliari di p.g., insieme ad immagini, utenze telefoniche, nominativi e persino localizzazioni, sono stati minuziosamente analizzati, facendo emergere uno scenario
complesso ed articolato che rappresenta la parte più rilevante del quadro probatorio acquisito e che conferma pienamente l’operatività delle associazione transnazionali indagate.

> Infine, è risultata essenziale la ricostruzione minuziosa del flusso di danaro gestito dai referenti dell’organizzazione per il raggiungimento dei suoi scopi e per la realizzazione dei reati fine. In tal senso, soprattutto sulla base delle risultanze investigative emerse dai colloqui in carcere, sono stati effettuati mirati accertamenti, tramite le Agenzie di trasferimento finanziario (principalmente MoneyGram e Western Union), sulle transazioni di danaro ricevute dagli scafisti o dai loro familiari e, nel prosieguo delle indagini, sulle transazioni di danaro effettuate e/o ricevute dai soggetti più rilevanti dal punto di vista
investigativo e dei loro collaboratori di volta in volta emersi. Si è accertato, in tal modo, che i pagamenti agli scafisti, alle famiglie e agli intermediari sono stati effettuati o direttamente dal referente dell’organizzazione o tramite articolate modalità, caratterizzate da un processo molto lungo con diversi “passaggi” tra i vari membri dell’organizzazione, prima di arrivare agli scafisti o ai loro familiari.

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