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Sequestro Santalucia dicembre 2015
A cinque mesi dal primo maxi sequestro, giunge l'ennesima stangata al patrimonio dell’imprenditore Salvatore Santalucia, 62enne di Roccella Valdemone.
Giovedì, 24. Marzo 2016 - 7:53
Scritto da: Veronica Crocitti
Categoria: Jonio
dia Sequestrati beni per 27milioni di euro all'imprenditore Santalucia, anello di congiunzione tra la mafia catanese e barcellonese

Sigilli a quattro fabbricati e trentadue terreni per un valore complessivo di 1 milione e 300mila euro. E’ l’ennesima stangata al patrimonio dell’imprenditore Salvatore Santalucia, 62enne di Roccella Valdemone, quella eseguita stamani dalla Dia di Messina. A firmare il provvedimento è stato il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Pubblica Sicurezza, a soli cinque mesi di distanza dal primo maxi sequestro che colpì l’imprenditore per un valore complessivo di 27milioni di euro. A dicembre, infatti, la Direzione Investigativa Antimafia mise i sigilli a 4 aziende, 294 terreni tra Roccella Valdemone, Gaggi e Castiglione di Sicili, 21 fabbricati, 27 auto e vari rapporti finanziari. (LEGGI QUI)

Conosciuto negli ambienti criminali come “Turi Piu”, Santalucia ha alle sue spalle un lungo curriculum, iniziato come semplice allevatore di bestiame. Anello di congiunzione tra le cosche mafiose delle province siciliane di Messina e Catania, l’imprenditore ha sempre trattenuto strettissimi rapporti con alti esponenti mafiosi, arrivando a ricoprire un ruolo di prima linea nel controllo illecito degli appalti nella zona di Roccella Valdemone. Le indagini della Direzione Investigativa Antimafia fecero emergere come, nel corso del tempo, l’enorme differenza tra le entrate che annualmente Santalucia dichiarava ed il suo patrimonio fosse oltremodo rilevante.

Ad inquadrare la figura dell’imprenditore di Roccella era stato anche il collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano che aveva parlato di come i rapporti tra Santalucia ed i Santapaola avvenissero attraverso il clan Brunetto, attivissimo nel versante ionico della provincia catanese. In particolare, dopo la morte del boss Paolo Brunetto, Santalucia aveva continuato a “tenersi vicino” a soggetti, già pregiudicati per reati di mafia, come Orazio Papa, Sebastiano Coci e Salvatore Calcò Labruzzo. Dalle indagini emerse anche come le attività imprenditoriali di Santalucia avessero registrato, negli anni tra il 2003 ed il 2010, un’anomala crescita esponenziale, soprattutto grazie alla partnership con la società Eolo Costruzioni Srl del noto gruppo Nicastri, leader in Sicilia delle opere dei parchi eolici. E proprio a Vito Nicastri, imprenditore di Alcamo, la Dia di Messina e di Palermo aveva già sequestrato un colossale impero per oltre 1,5 miliardi di euro. Lui stesso, Vito Nicastri, era considerato un soggetto vicinissimo al superlatitante Matteo Messina Denaro. (Veronica Crocitti)

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