Lombardo: "Rischio effetto intimidatorio nei confronti dei magistrati"
Messina – “Oggi nessuno può dire al pubblico ministero e al giudice come devono decidere. Il magistrato trova protezione, di fronte agli attacchi esterni, nel Consiglio superiore della magistratura e in un giudizio disciplinare garantito. Domani non è detto che sia così. E’ alto il rischio che si generi un effetto di generale intimidazione nei confronti dei magistrati che vengia a fiaccare l’esercizio indipendente della giurisdizione e, con esso, il controllo di legalità e tutela dei diritti dei cittadini”.

Il presidente della Corte d’Appello di Messina Luigi Lombardo, aprendo la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto, affida alle ultime battute del suo lungo intervento l’affondo su quello che viene percepito come l’effetto più “terrifico” della riforma Nordio. Facendosi portavoce degli allarmi che, a più riprese, gran parte della magistratura ha lanciato nei confronti della legge, subordinata all’esito del referendum confermativo di marzo, Lombardo ha elencato i nodi considerati critici della riforma, inserita in un quadro che viene percepito già indebolito, nei rapporti tra i diversi poteri dello Stato. E di progressivo “affrancamento” del potere politico dal vaglio giudiziario.
Un percorso rappresentato, spiega il primo presidente, da passaggi come l’abrogazione del reato d’abuso d’ufficio “col risultato che oggi i cittadini che subiscono angherie e prevaricazioni da parte di chi esercita poteri pubblici non hanno più tutela penale”; ancora, la riforma della giurisdizione della Corte dei conti “che avrà l’effetto di rendere l’amministratore esente da colpa grave. Due riforme che incoraggeranno amministratori e funzionari ad abbassare l’asticella della legalità”.

Dopo aver illustrato i dati relativi all’andamento della giustizia nel distretto messinese, che approfondiremo nei prossimi articoli, Lombardo ha aperto ufficialmente l’anno giudiziario e ha dato la parola ai successivi interventi. E’ quindi intervenuto il consigliere del Csm Michele Forziati (foto a lato), tornato anche lui sul delicato passaggio della riforma Nordio, e Rita Monica Russo in rappresentanza del ministro della Giustizia.
