Tempesta sul ponte sullo Stretto: da caso politico a giudiziario

Tempesta sul ponte sullo Stretto: da caso politico a giudiziario

Marco Olivieri

Tempesta sul ponte sullo Stretto: da caso politico a giudiziario

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mercoledì 10 Giugno 2026 - 07:30

Al di là dell'esito processuale, le indagini sono destinate ad alimentare dubbi sull'operazione per realizzare la grande opera. E rimangono le riserve dell'Anac

di Marco Olivieri

Ieri è stata la giornata della tempesta politica nata da un caso giudiziario. La Procura di Roma ha avviato un’indagine che ipotizza i reati di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al progetto per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Gli indagati sono Tommaso Miele, ex presidente aggiunto dalla Corte dei conti, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già consigliere di amministrazione della “Stretto di Messina Spa” ed ex commissario della Lega in Calabria, e l’imprenditore 65enne Vincenzo Virgiglio di Reggio Calabria. E la notizia è destinata ad alimentare le polemiche e le riserve sulla discussa grande opera, al di là dell’esito processuale.

L’indagine mira a ricostruire eventuali azioni per influenzare il giudizio di legittimità della Corte dei conti sull’approvazione del progetto definitivo del ponte. E se il caso politico è ora giudiziario, nel rispetto della presunzione d’innocenza, va sottolineato che l’operazione ponte sullo Stretto, nell’ultimo anno, ha mostrato notevoli crepe e punti deboli. Dal no al visto di legittimità, rispetto alla delibera Cipess, da parte della Corte dei conti, alla conferma delle riserve del presidente dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, i nodi critici risultano tanti.

Per l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, invece, si tratta di problemi risolvibili: “Contiamo di essere nuovamente all’esame del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, n.d.r.) entro il prossimo mese per avere una nuova delibera da mandare al vaglio della Corte dei conti. Considerate le procedure previste dal nuovo decreto legge Commissari e le attività già svolte e in corso, si ritiene che l’iter approvativo possa essere completato entro la fine dell’estate 2026, potendo così avviare la fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno. Prevediamo la fine dei lavori nel 2033. Il 2034 sarà primo anno di esercizio del ponte”.

Il pasticcio politico e giuridico dell’operazione ponte sullo Stretto

Vedremo come il quadro evolverà ma lo abbiamo scritto più volte: la sensazione è di un pasticcio politico e giuridico. Nell’operazione ponte sullo Stretto la mancata gara appare un punto insuperabile. E la Corte dei conti lo ha messo nero su bianco: le modifiche apportate ai contratti originari risultano sostanziali, al punto da configurare le condizioni che “avrebbero attratto ulteriori partecipanti alla procedura di aggiudicazione”. Tra queste modifiche, si evidenziano il cambio radicale nelle modalità di finanziamento, passato da un modello con il 60% di risorse da reperire sui mercati internazionali, senza garanzia dello Stato, a un modello finanziato integralmente su risorse pubbliche. E ancora: le novità negli indici di aggiornamento del corrispettivo del contraente generale e la riduzione della quota di prefinanziamento a carico del contraente generale, passata dal 15% proposto in gara fino a un limite del 5%.

Ne consegue la necessità di una nuova competizione concorrenziale. Inoltre, l’amministrazione “non ha fornito la documentazione necessaria per dimostrare che l’aggiornamento dei costi non avesse superato il limite del 50% previsto dalla stessa direttiva, al di sopra del quale una gara diventa obbligatoria”. Riserve della Corte dei conti confermate anche dal parere del presidente dell’Anac: “Con il decreto Commissari il legislatore non risolve e non può risolvere il principale problema, che è quello di compatibilità con la normativa europea sui contratti pubblici. Normativa che prevede che, se si fa una gara con uno schema finanziario, quando questo negli anni cambia, occorre fare una nuova gara. Come noi abbiamo segnalato fin dal 2023 per il primo decreto, il passaggio da un progetto in cui il privato era chiamato a sostenere gran parte dei costi, il 60%, a una decisione diversa, ovvero garantire un finanziamento integralmente pubblico, cambia completamente il quadro e quindi richiede una nuova gara”.

Il vero tema dovrebbe essere quale modello di sviluppo per la Sicilia e il Meridione

Tutti ostacoli che governo e società Stretto di Messina sono convinti di poter superare. L’indagine giudiziaria, intanto, surriscalda il clima politico.

Il ponte, per ora immaginario, occupa ancora la scena politica e mediatica. E rischia di oscurare quello che dovrebbe essere il vero tema da affrontare: quale modello di sviluppo proporre per la Sicilia e il sud. E se la grande opera deve o non deve rientrare in questo modello. E se esistono possibilità di realizzare infrastrutture e soluzioni innovative, per il Meridione, con un minore impatto ambientale e minori disagi per territori. Luoghi già così messi a dura prova da inefficienze e ritardi cronici. Ma la politica, su questo, latita parecchio.

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Un commento

  1. Ancora insistono su una opera che non sono capaci di fare. Le uniche capacita la presunzione e continuare a spendere soldi per mantenere un carrozzone inutile. Le ferrovie hanno dimostrato CHIARAMENTE che i temi di attraversamento, se si vuole, si possono ridurre. Le navi possono entrare in porto ed uscire con propulsori alimentati a batteria. E sufficiente questo. o stiamo ancora a menarla con il ponte

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