Messina abbandonata e da riscoprire: l'eremo di San Corrado VIDEO

Messina abbandonata e da riscoprire: l’eremo di San Corrado VIDEO

Autore Esterno

Messina abbandonata e da riscoprire: l’eremo di San Corrado VIDEO

domenica 14 Giugno 2026 - 07:10

Continua la rubrica sulla città da riscoprire a cura del Comitato degli artisti e del collettivo Messina scrive

Video e montaggio di Daniele Mircuda: Lelio Bonaccorso ed Eliana Camaioni, per Comitato Artisti, Messina Scrive e Tempostretto, incontrano il proprietario Terry Morabito per il progetto “Messina abbandonata“

Illustrazione di Barbara Buceti, testo di Serena Manfrè

MESSINA – Al centro della scena la “Messina abbandonata”. Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli artisti e il collettivo Messina scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni settimana spazio a un tesoro messinese nascosto. Oggi il racconto si concentra sull’eremo di San Corrado.

Storie di santi e peccatori attorno all’eremo

di Serena Manfrè

Sono piedi che calcano i sentieri dei secoli, mani che sfiorano l’alba. Sono occhi protesi ad afferrare l’orizzonte, il turchese del cielo, del mare e quel verde che, quasi noncurante, fende la terra. Sono frati romiti ed esponenti della pia nobiltà. Studiosi appassionati, morigerati gentiluomini, cittadini virtuosi. Giovani donne, schiere di pellegrini fedeli e stuoli di vedove piangenti. E una Vergine, vestita di nero. Mi domando quante anime possano risiedere in un unico luogo se di esso si è nutrita
la Storia. E la risposta è semplice: tante. Alcune dimenticate, dominio di asili per troppo tempo
abbandonati, come lo fu, in passato, l’Eremo di san Corrado.
Posto a salvo dall’attuale proprietario, l’avvocato Terry Morabito, e prima ancora dal suo nonno materno, non mi risulta che il sito sia a tutt’oggi noto ai più. Eppure la famiglia apre al pubblico l’annessa chiesetta due volte all’anno: per la festa di san Corrado e per quella della Madonna di Fatima, alla quale oggi è dedicata.

Eppure vi sono conservate due pale in gesso – una raffigurante la Vergine e l’altra san Corrado, dello scultore Antonio Bonfiglio, e un dipinto del Golgota – oltre a delle interessanti opere d’arredo sacro. Eppure, l’eremo, sorge su un’amena collinetta dei Monti de’
Scirpi, area dei Peloritani fra la zona del Boccetta e Gravitelli, vicino a Contrada Scoppo e Puntale Arena. Eppure, lassù, ti rapisce il panorama, che si allarga sulla città, sullo Stretto e sulle coste della Calabria. E ti penetra le narici l’odore d’erba della campagna, mentre godi del privilegio di tuffarti in uno scenario di pace: lo stesso che videro i frati eremiti che, a partire dal ‘500, vi si stanziarono isolandosi dalla mondanità, abbracciando la vita frugale, per pregare, meditare. Dove la chiesetta –
anticamente di Santa Maria di Visitò, testimonianza della matrice mariana della città – ha assistito al passaggio di innumerevoli devoti; e dove, nel 1661, fra’ Pietro Gazzetti pare fosse riuscito a intercedere presso san Corrado, il quale avrebbe guarito dalla paralisi il marchese di Condagusta Cesare Marullo.

Il nobile miracolato commissionò perciò un quadro, di cui oggi non v’è traccia, in onore del santo. E la cappella venne allora dedicata per l’appunto al santo e non più alla Vergine, la quale peraltro era stata ritratta in un’icona, pare dileguatasi anch’essa, ritenuta dallo storico Gaetano La Corte Cailler, opera della scuola trecentesca messinese.
Molti anni prima del miracolo, tale icona sarebbe stata salvata dal gentiluomo Stefano Pasca su richiesta della stessa Madonna, apparsagli in sogno. Pasca l’avrebbe sottratta all’addiaccio e “contesa” con tale Palumbo, per erigere, poi, il possibile originario nucleo dell’eremo. Ma Corrado Confalonieri, penitente terziario e asceta del ‘300 – che come san Francesco d’Assisi abbandonò la
ricchezza della nobiltà d’origine per indossare il saio con cocolla incorporata – sembra che in questi luoghi non ci sia mai stato. Poco importa, però. Il suo culto è stato legato a doppio filo alla tradizione spirituale eremitica dei nostri antenati messinesi e, a riprova di ciò, la nostra provincia vanta la presenza di ben tredici antichi eremi, la maggior parte dei quali in stato di degrado. Come del resto accade alle aree limitrofe del nostro eremo, raggiungibile sì, ma non senza il rischio di forare un copertone o smarrirsi tra le labirintiche via comunale di san Corrado, in parte sterrata, quella che porta all’eremo, e la strada comunale di san Corrado, con le sue discariche abusive e sgraditi “piccoli” roditori.

Eremo San Corrado, illustrazione di Barbara Buceti

C’è poi la “famigerata” e già citata contrada Scoppo, a volte afflitta da fango e detriti che a causa delle piogge invadono il torrente. E dentro quest’incuria ci vivono non poche famiglie.
Io ci sono arrivata di sera all’Eremo di san Corrado. In auto. Era il 1999. E poi ci sono tornata, lì, all’eremo di san Corrado. E mi sono lasciata cullare dalla vista del nostro mare e accarezzare dal sole della nostra estate. E mi sono aggirata fra mura d’altri tempi, osservatori silenziosi di mani giunte in preghiera. E ho camminato, e non sempre in punta di piedi, su quel cotto antico sul quale
ginocchia nude erano rimaste per ore poggiate. Io, lì, giovane donna quasi noncurante, come il verde che fende la terra, all’Eremo di san Corrado.

Eremo di San Corrado a Messina
Eremo di San Corrado

Didascalia dell’illustrazione di Barbara Buceti: “Sono frati romiti ed esponenti della pia nobiltà. Studiosi appassionati, morigerati
gentiluomini, cittadini virtuosi. Giovani donne, schiere di pellegrini fedeli e stuoli di vedove piangenti. E una Vergine, vestita di nero. Mi domando quante anime possano risiedere in un unico luogo se di esso si è nutrita la Storia. E la risposta è semplice: tante” (tratto da un acconto di Serena Manfrè).

Gli autori ringraziano il proprietario Terry Morabito e Salvo Caruso per la sinergia e la disponibilità.

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