Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli Artisti e il Collettivo Messina: l'arte e la scrittura risvegliano i giganti dimenticati della città. Ogni domenica su Tempostretto
MESSINA – Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli Artisti e il Collettivo Messina Scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni domenica spazio a un tesoro messinese nascosto.
C’è una città che vive nel silenzio, fatta di mura sventrate, giardini incolti e architetture che il tempo e l’abbandono stanno lentamente cancellando. È la Messina dei luoghi dimenticati, che oggi torna a far sentire la propria voce grazie a “Messina abbandonata”, un progetto artistico e civile di ampio respiro.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Comitato degli Artisti e il Collettivo Messina Scrive, sotto il coordinamento del fumettista Lelio Bonaccorso e della scrittrice Eliana Camaioni (nella foto). L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni e la cittadinanza attraverso un format originale: tredici coppie di artisti e scrittori ridanno vita a siti storici ormai fatiscenti attraverso il racconto e l’immagine.
La mappa del patrimonio: i luoghi del progetto
- Eremo S. Nicola (Viale dei Tigli) – Eliana Camaioni & Lelio Bonaccorso Antico complesso monastico che sovrasta la città, un tempo luogo di silenzio e preghiera, oggi di proprietà privata, non accessibile perché non in sicurezza.
- Antiquarium di Palazzo Zanca – Carolina Costa & Manuela Germanà Uno scavo a cielo aperto con reperti della seconda metà del primo secolo dopo Cristo e poi di epoca medievale. In totale abbandono, chiuso da 6 anni.
- Eremo S. Corrado (Scoppo) – Serena Manfrè & Barbara Buceti Sito di alto valore spirituale immerso nella natura, le cui strutture storiche portano i segni evidenti dell’abbandono e del tempo.
- Chiesa S. Nicola (Zafferia Sup.) – Antonino Mangano & Giusy Guglielmo Punto di riferimento identitario per il villaggio collinare, questo edificio sacro soffre il disinteresse e il rischio di crolli strutturali.
- Chiesa S. Antonio Abate (Massa S. Giorgio) – Federico Ferrara & Magda De Benedetto Piccola perla dell’architettura rurale peloritana, testimone di tradizioni secolari che rischiano di scomparire con le sue mura.
- Fontana e Lavatoio (Massa S. Giorgio) – Elia Turiaco, Alessio Carbonaro & Riccardo Grimaldi Antico centro della vita quotidiana e sociale del borgo, oggi ridotto a un rudere soffocato dai detriti e dalla vegetazione.
- Palazzo Scardino (Maregrosso) – Alda Sgroi & Giuseppe Romano Rara ed elegante traccia nobiliare in un’area industriale, simbolo di una Messina che non sa più dialogare con il proprio passato.
- Palazzo Formento (V.le della Libertà) – Eliana Camaioni & Carmelo Chillé Prestigioso esempio di architettura cittadina sul waterfront, la cui bellezza originaria è ormai offuscata da decenni di inutilizzo.
- Casa del Puparo (Maregrosso) – Ambra Stancampiano & Laura Lazzaro Luogo mitico legato all’arte dell’eclettico Cammarata, oggi ridotto a una ferita aperta nel tessuto urbano degradato della zona sud.
- Fondo Tirone (Tirone) – Roberto Fortugno & Lelio Bonaccorso Area archeologica e storica nel cuore del centro cittadino, che attende da troppo tempo un progetto serio di riqualificazione.
- Palazzo Pettini (Salice) – Federico Lotta & Michela De Domenico Residenza d’epoca situata nei villaggi collinari, un tempo fastosa e oggi spogliata di ogni decoro, in attesa di un improbabile recupero.
- Chiesa dell’Annunziata (Salice) – Noemi Florio & Amalia Caratozzolo Struttura dal grande fascino architettonico, simbolo della memoria perduta delle comunità delle frazioni messinesi.
- Villa De Gregorio (Giostra) – Carolina Costa & Manuela Germanà Splendida villa settecentesca sopravvissuta ai terremoti, il cui potenziale turistico e culturale è oggi soffocato dall’abbandono.
- Tomba di Antonello (Giostra) – Roberto Carbone & Ilenia Galia Sito archeologico legato al mito del più grande pittore siciliano, lasciato in uno stato che offende la storia e la cultura locale.
“Non vogliamo solo documentare il degrado,” spiegano i coordinatori Bonaccorso e Camaioni, “ma trasformare la polvere in bellezza, obbligando chi guarda a chiedersi cosa stiamo perdendo come comunità. E l’entusiasmo degli artisti che hanno preso parte al progetto ci dà la conferma che questa sia la strada giusta: ci auguriamo che sia l’inizio di quella rinascita culturale che da anni auspichiamo, in cui l’arte e la scrittura diventano gli strumenti per una necessaria operazione di memoria collettiva”

Iniziativa pregevole di persone che mostrano grande sensibilità culturale e attaccamento alla città. Spero serva a sensibilizzare la comunità sulla necessità di recuperare e valorizzare i tanti beni del territorio messinese che versano in stato di abbandono.