Una lettrice: "Da Palermo a Cefalù nemmeno posti in piedi e non si respirava. Poi hanno fatto scendere decine di passeggeri per farli tornare in pullman a Messina"
MESSINA – L’attività eruttiva dell’Etna sta causando non pochi disagi a migliaia di persone in tutta Italia e non soltanto a chi è rimasto a terra o ha dovuto cambiare aeroporto a causa della chiusura a oltranza dello scalo Fontanarossa di Catania. In centinaia si sono riversati sui treni e sui pullman, con l’immediato e prevedibile sold out di biglietti. Tantissimi si sono dovuti attrezzare autonomamente, anche a causa dell’assenza di navette da e verso gli aeroporti di Trapani e Palermo.
La testimonianza di una lettrice
Ma, come raccontato a Tempostretto da una lettrice, le condizioni di viaggio non sono state affatto semplici. La testimonianza riguarda il treno Palermo-Messina del pomeriggio del 12 agosto. La lettrice ha raccontato: “A causa del grande afflusso di passeggeri, i vagoni si sono riempiti rapidamente e non è rimasto posto nemmeno in piedi. A ogni fermata il treno è rimasto fermo per decine di minuti, tra chi non riusciva a scendere e chi ha tentato di salire a tutti i costi”.
E ancora: “Arrivati a Cefalù siamo rimasto fermi per oltre 30 minuti. Lì il capotreno ha fatto scendere passeggeri messinesi o turisti diretti in Calabria o a Catania, che sono stati fatti tornare poi su due pullman”. Un delirio, con altre fermate lunghe (come a Sant’Agata di Militello) e un ritardo sempre maggiore. “Mi reputo fortunata – ha concluso la lettrice messinese – rispetto a chi, arrivato a Messina, ha dovuto anche prendere un altro treno verso Siracusa”. Un disagio enorme per centinaia di siciliani, totalmente in contrapposizione con la versione della Regione Siciliana “scesa in campo” per “alleviare i disagi dei passeggeri”.

