L'esperto di comunicazione va oltre il fatto: "Occorre riflettere su come valorizzarle e custodirle"
“E’ successo quello che temevo: una narrazione che esalta i ladri, come al Louvre, ma sarebbe importante recuperare senso di responsabilità. Da quando lavoro a Messina nel 2013 chiedo a tutti come mai i crocieristi non vanno a vedere le opere di Antonello da Messina ma li portano a Savoca nel bar dove è stato girato il film Il Padrino”. Così il sociologo Francesco Pira commenta l’eco suscitato dal furto delle opere di Antonello da Messina al MuMe.
Furto al MuMe: una narrazione che esalta i ladri
Il docente dell’Università di Messina riflette su quella che definisce: “…una narrazione che sarà replicata in tutto il mondo, che esalta i malfattori che hanno rubato le opere, come è successo per il Louvre, ma è importante per il nostro Paese recuperare senso di responsabilità. Per quello che è successo e per come è successo. Ovviamente non mi riferisco alle cronache giornalistiche ma a quello che sta girando sui social network dove meme, satira, opinioni in libertà stanno contribuendo a non comprendere effettivamente il valore di una perdita incredibile del nostro patrimonio che, se non recuperato, non potremo mettere più a disposizione dell’umanità”.
I furti durante le feste
“Tutti – spiega l’esperto di comunicazione – stanno evidenziando la falla nei sistemi di sicurezza, sia i sistemi d’allarme, le teche e le porte blindate, che i nuovi Arsenio Lupin a Messina hanno bypassato senza alcuna difficoltà. Come per il furto dell’oro di San Gennaro il tutto è avvenuto durante una festa religiosa popolare molto sentita dalla popolazione messinese provata da un lutto recente. Le opere rubate peraltro hanno già superato la prova del terremoto di Messina”.
Oltre il fatto, l’obbligo di valorizzazione
“Ma se andiamo oltre il fatto di cronaca la mia paura è che manca una visione. Lavoro a Messina dal 2013 e mi sono sempre chiesto, e ho manifestato questa mia opinione in molti interventi pubblici e convegni, come mai i tantissimi croceristi che arrivano al porto non vengono indirizzati al Museo dove ci sono queste stupende opere di Antonello da Messina, ma vengono portati in pullman a Savoca per visitare il bar dove è stato girato il film Il Padrino, lo stereotipo della Sicilia mafiosa nel mondo. Mi auguro che le opere possano al più presto tornare al MuMe, ma al contempo venga avviata una riflessione su come valorizzarle e come custodirle”, conclude il professor Pira.

