La sottrazione delle opere di Antonello può essere considerata il simbolo di una disfatta politica. E le dimissioni dei vertici non sono un tabù
di Marco Olivieri
Il furto al Museo regionale “Accascina” di Messina può essere considerato il simbolo di una disfatta politica e organizzativa? Può essere ritenuta la metafora di un “sistema Sicilia” che non funziona? Probabilmente il modo in cui è avvenuta la sottrazione delle opere di Antonello acuisce questa sensazione.
Il furto di Ferragosto, da alcuni definito “furto del secolo”, ha modalità paradossali. I vigilanti hanno raccontato che uno degli allarmi antintrusione si è attivato ma è stato ignorato. Solo dopo essere stati avvisati dagli agenti, i custodi del Museo hanno constatato che era stata distrutta la teca con la tavola bifronte attribuita al maestro giovane e che dai pannelli espositivi era stato rimosso il Polittico di San Gregorio. Adesso gli investigatori devono capire perché i custodi non si sono accorti del furto, malgrado le videocamere interne avessero ripreso i due ladri in azione mentre distruggevano la teca blindata.
Come abbiamo scritto, il fatto che i criminali siano riusciti a portare all’esterno un numero consistente di opere senza un blocco immediato solleva interrogativi sulla tenuta dei dispositivi di protezione. L’inchiesta giudiziaria prosegue per individuare i responsabili, recuperare le opere mancanti e chiarire le falle della struttura. Ma intanto una prima valutazione politica possiamo farla.
Dei cittadini che segnalano la presenza di quadri in strada, ovvero le altri due parti del Polittico abbandonate dai ladri d’arte, e le volanti che avvisano del furto i custodi: quanti elementi paradossali in questa storia. Se dal punto di vista penale, ci sono indagini in corso, sul piano politico è giusto trarre delle conclusioni. Ecco perché il furto al Museo, nella sera del 15 agosto monopolizzata dall’evento Vara, diventa la metafora di un falllimento politico e gestionale.
Le dimissioni dei vertici come segnale politico
Non a caso si chiedono le dimissioni non solo della direttrice Marisa Mercurio, come responsabile organizzativa e della sicurezza, e si mettono in discussione pure il dirigente generale Mario La Rocca (Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana) e l’assessore Francesco Scarpinato, sul piano della regia politica.
Un passo indietro sarebbe un segnale forte, anche se è insufficiente, se non accompagnato dai fatti, per imprimere una svolta dal punto di vista dell’immagine. Lo stesso presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, ha dovuto ammettere l’esistenza di un’enorme falla nel sistema di sicurezza. Fin dall’inaugurazione del nuovo plesso museale avvenuta tra il 2016 e il 2017, non è mai stato predisposto un canale di collegamento diretto tra i sistemi anti-intrusione del museo e le centrali delle forze dell’ordine.
L’ex assessore regionale Granata: “Da approfondire le responsabilità in vigilando dei dirigenti”
Di conseguenza, sono molte ora le prese di posizione. Per Fabio Granata, presidente di Articolo 9 e assessore ai Beni culturali quando fu acquistata dalla Regione la tavoletta di Antonello da Messina ora rubata, — vanno approfondite “le responsabilità “in vigilando” del direttore e del dirigente generale, sia sui sistemi di sicurezza del Museo che sulla efficacia della Carta del rischio, che approvammo nel 2001 ma che probabilmente non è mai stata aggiornata” (fonte la Repubblica del 18 agosto, articolo di Gioacchino Amato; sul tema della Carta del rischio da segnalare il nostro pezzo sui beni culturali e la protezione in Sicilia).
Italia Nostra: “Vogliamo più sicurezza e prevenzione nei musei siciliani”
E così la presidente di Italia Nostra Sicilia, Nella Tranchina: “Nell’immediato, chiediamo un rafforzamento dei sistemi di sicurezza della Galleria messinese e, più in generale, dei musei siciliani. I nostri musei custodiscono un patrimonio storico-artistico imponente di valore inestimabile. Occorre fare tutto il possibile perché simili sottrazioni non possano ripetersi. La tutela non può limitarsi alla conservazione, alla fruizione e alla valorizzazione: deve garantire innanzitutto la protezione concreta dei beni che appartengono alla collettività. Antonello da Messina non appartiene soltanto a Messina, ma alla Sicilia, all’Italia e alla storia universale dell’Arte. Da questo gravissimo episodio deve quindi scaturire una risposta concreta: maggiore sicurezza, migliore prevenzione e pieno accertamento delle responsabilità”.
E ancora: “C’è poi un aspetto che, per Italia Nostra, rappresenta un motivo in più di rammarico. Come sarà possibile spiegare agli studenti che hanno conosciuto il Museo, studiato tali opere e imparato a riconoscere in quel patrimonio una parte della propria identità, che oggi quelle opere non sono più lì? E non si sa fino a quando? È un interrogativo particolarmente doloroso proprio alla luce dell’esperienza della nostra Sezione di Messina. La classe 2ª E dell’I.C. “Boer-Verona Trento”, guidata dalle docenti prof.ssa Annalisa Raffa e prof.ssa Marilisa Bonanno, ha infatti realizzato al Museo “M. Accascina” un lavoro sulle opere di Antonello, conseguendo il primo premio al Concorso nazionale 2025-2026 “Il futuro IN mano”, promosso da Italia Nostra. Un riconoscimento che testimonia quanto sia importante avvicinare le giovani generazioni al patrimonio culturale, affinché possano conoscerlo, amarlo e sentirsi responsabili della sua tutela. Pertanto, questo clamoroso furto assume per Italia Nostra un significato ancora più doloroso”.
Il Museo regionale come un corpo estraneo rispetto alla città di Messina
A tutto ciò va aggiunto che da anni sui discute tra gli addetti ai lavori e in ambito politico, ma non abbastanza, sulla necessità di potenziare il rapporto tra Museo regionale e la città di Messina. E su come valorizzare una struttura così di valore ma rimasta spesso un corpo estraneo, poco percepita dai messinesi. E non sempre valorizzata sul piano turistico e culturale.
L’anno zero della tutela dei beni culturali in Sicilia e in Italia
Sugli aspetti relativi alla Carta dei rischi e alla protezione dei beni culturali, oltre al tema dibattuto dell’autonomia regionale, c’è molto da approfondire. E serve un potenziamento generale dei sistemi di protezione. Ha osservato sulle pagine di Tempostretto Giovanni Giura, professore associato di Storia dell’arte (università di Messina): “In queste ore molti, meglio di me, stanno scrivendo di quanto eventi laceranti come questo furto debbano far riflettere, una volta di più, sulla distanza tra l’insopportabile retorica della grande bellezza, uno slogan come tanti con fini esclusivamente commerciali, e le reali condizioni della tutela in Italia, sempre più in ginocchio per i tagli del personale e delle risorse, con quelle poche rimaste dirottate sulla valorizzazione (leggi monetizzazione) del patrimonio; ma anche dell’assurdità per cui il sistema museale siciliano sia in capo alla Regione e non allo Stato”.
L’incubo del passato con la scomparsa della Natività di Caravaggio
C’è molto da rivedere, insomma. Nel frattempo, le indagini per recuperare i quattro pezzi di due opere monumentali continuano. L’auspicio è che Messina non viva la stessa esperienza di città come Palermo, che ha perso e mai più ritrovato la “Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” di Caravaggio. Capolavoro rubato nell’ottobre 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo. Un incubo solo pensare a un caso simile a quello avvenuto 56 anni fa, con l’ombra della mafia.

