Verso il provvedimento disciplinare i 4 custodi "distratti". Qual è il sistema e cosa non ha funzionato durante il furto degli Antonello
Sarà aperto un procedimento disciplinare nei confronti dei quattro custodi, presenti al museo regionale durante il furto di Ferragosto delle tavole di Antonello da Messina del valore di decine di milioni di euro. Lo scrive l’Ansa, spiegando che la Regione attende la relazione della direttrice Marisa Mercurio diretta al Dipartimento per i Beni culturali, sulla base della quale, alla fine dell’ispezione interna, potrebbero scattare i provvedimenti disciplinari per i vigilanti in servizio la sera di Ferragosto, responsabili della sicurezza nel turno 19.30-07.30. La sanzione estrema prevede il licenziamento.
Il ruolo dei custodi

Il ruolo dei custodi è al vaglio anche degli investigatori che li hanno ascoltati subito dopo la scoperta del furto, come persone informate sui fatti. Non è escluso che la loro posizione cambi a breve. I vigilanti hanno raccontato che uno degli allarmi anti intrusione si è attivato ma è stato ignorato. Solo dopo essere stati avvisati dagli agenti i custodi del MuMe hanno constatato che nelle sale della sezione che custodisce le opere di Antonello era stata distrutta la teca con la tavola bifronte attribuita al maestro giovane e che dai pannelli espositivi era stato rimosso il Polittico di San Gregorio. Adesso gli investigatori devono capire perché i custodi non si sono accorti del furto, malgrado le videocamere interne avessero ripreso i due ladri in azione mentre distruggevano la teca blindata. Non si esclude l’ipotesi che i ladri abbiano potuto contare su un basista, non necessariamente tra i presenti la stessa sera del furto.
(la porta attraverso la quale sono entrati i ladri, dotata di allarme anti intrusione)
Sorveglianza del MuMe, come funziona
Come ha spiegato lo stesso presidente Schifani, la custodia del museo Accascina è affidata a personale interno e in parte a personale ex Asu – i precari regionali – poi inquadrati nella Sas, la società regionale varata per la stabilizzazione di questo personale. Nello specifico caso messinese, nei ranghi sono transitati ai tempi i dipendenti di una società di vigilanza ma, coi pensionamenti, ci sono stati degli avvicendamenti recenti. La video sorveglianza conta su molte telecamere sul perimetro esterno e altre disseminate all’interno, collegate a monitor che, a quanto sta emergendo dai primi accertamenti, non sono certo di ultima generazione.
Monitor, allarmi sonori e falsi allarmi
Oltre al personale addetto ai monitor, ai custodi sono delegate le ronde e l’intero personale può contare sugli allarmi sonori anti intrusione. Proprio uno di questi avrebbe suonato, durante l’irruzione dei ladri. Ignorato? Questo lasciano intendere le dichiarazioni della direttrice del Museo e del Governatore regionale. E’ frequente, spiegano dall’apparato regionale, che gli allarmi suonino a vuoto, il personale è abituato ai falsi allarmi. Nessuno degli apparati interni è collegata alla centrale delle forze dell’Ordine, scelta definita “grave” oggi dal Governatore Schifani.
Gli occhi su Antonello e Caravaggio

La sala che custodiva gli Antonello, così come la parte dove sono esposti i due preziosi Caravaggio, ha una vigilanza che è quella complessiva del perimetro interno. La teca sotto cui era riposta la tavola bifronte, invece, è appositamente blindata, allarmata singolarmente, inquadrata nei monitor. I ladri di Ferragosto l’hanno mandata in frantumi con un oggetto pesante in pochi secondi, indisturbati.

