L'autore e attivista, che è anche presidente di Oltrestretto, ha analizzato i rischi del riscaldamento globale per la Sicilia e Messina
Lettera aperta e sonetto di Antonino Mangano
L’autore e attivista Antonino Mangano, presidente dell’associazione Oltrestretto, ha reso omaggio alla storia poetica siciliana con un sonetto (a corredo e in coda alla lettera pubblicata integralmente) che, per quanto manieristico, “tradisce” la sua contemporaneità. La Messina odierna è la vera protagonista. E al centro di tutto vi è il rischio incipiente che la Sicilia deve fronteggiare: il riscaldamento globale. Qui la sua lunga lettera sul tema, con dati, approcci europei e una domanda: cosa si può fare?
Numeri globali (da cui Messina non è esente)
L’estate 2026 ha rappresentato un record per nulla positivo per l’intero pianeta. Le temperature che abbiamo subito si sono tradotte in innalzamento delle temperature superficiali dei mari extrapolari, da un record di 20,98 °C dell’agosto 2023 agli odierni 21,07 °C. Secondo i dati di Copernicus (programma di osservazione della Terra dell’UE), la temperatura media globale dell’aria superficiale ha raggiunto i 16,96 °C, registrando +0,85 °C rispetto alla media del periodo 1991-2020.
In Europa, nello specifico, la temperatura media nell’agosto 2026 è stata di 20,26 °C, ovvero +1,10 °C rispetto alla media del mese relativa al periodo 1991-2020. Se l’estate più calda finora registrata nell’Europa occidentale era stata quella del 2003, il 2026 è diventato il nuovo campione di questo infausto presagio. Se l’agosto 2026 non fosse stato così caldo, ci sarebbe stato motivo di tremare e rabbrividire. E ce ne sarà ancora se non si corre ai ripari. Anche l’Onu si è espressa al riguardo. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) paventa il rischio dell’aumento delle temperature globali oltre 1,5 °C nei prossimi anni, arrivando a sfiorare i +1,8 °C. Tornare al di sotto di 1,5 °C sarebbe teoricamente possibile ma, una volta superata quella soglia, le cicatrici su ecosistemi, ambiente urbano, attività produttive, società e vite umane potrebbero permanere.
Non da ultimo, nel recente Soteu (State of the European Union, trad. Stato dell’Unione Europea, discorso annuale del presidente della Commissione Europea per fare un bilancio di quanto fatto nell’anno precedente e definire gli obiettivi del nuovo) del 16 settembre 2026, Ursula von der Leyen ha evidenziato come il cambiamento climatico stia avendo effetti devastanti sull’ambiente, la salute e le produzioni europee. I punti su cui si è concentrata sono stati gli incendi, più intensi, più frequenti e diffusi in tutta Europa, che hanno fatto perdere 660.000 ettari di foreste e 12 milioni di tonnellate di coltivazioni. Fiumi come il Danubio, il Reno e la Garonna stanno scomparendo. Si sono registrate 35.000 morti in più a causa delle ondate di calore e si è assistito a un surriscaldamento di ospedali e case di cura.
Cosa farà la Commissione europea
La Commissione metterà in campo la Climate Insurance Alliance, dato che il 25% delle perdite a causa di queste catastrofi naturali è stato coperto dalle assicurazioni private, che si traduce nel fatto che i budget nazionali agiscono sempre più di frequente come assicuratori di ultima istanza. A questo si aggiunge la formulazione di un piano europeo contro le ondate di calore, con sistemi di allarme più rapidi ed efficaci, interventi di adattamento e raffreddamento delle città.
Ma non finisce qui: la Commissione si impegnerà a fronteggiare la sicurezza idrica e la conseguente crisi alimentare. La penuria idrica affligge l’agricoltura, l’energia e le catene di approvvigionamento, se si considera che ogni quattro litri di acqua se ne spreca uno, perlopiù a causa di perdite nelle condutture. A fronte di tutto ciò, sono le scelte del presente che influiscono sul futuro prossimo e queste dovrebbero essere vissute come atto di responsabilità e di buonsenso nei confronti di noi stessi e delle generazioni future.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, queste riflessioni sono molto più antropocentriche piuttosto che animate da un mero istinto ambientalista. Come ricordava James Lovelock nella sua ipotesi Gaia, formulata nel 1979, le trasformazioni – anche critiche – a cui l’umanità farà andare incontro la Terra non intaccheranno la sopravvivenza del pianeta, Gaia: quest’ultimo continuerà a esistere, lasciando che la vita si esprima in nuove forme, ma lo stesso non potrà dirsi per la razza umana qualora le condizioni per la sua sopravvivenza non saranno più possibili.
Come e cosa fare?
Già, cosa può fare il cittadino messinese? L’ammiraglio statunitense William H. McRaven menzionò una simpatica massima in un suo discorso agli studenti dell’Università del Texas nel 2014, raccolto nel libro Make Your Bed: Little Things That Can Change Your Life… And Maybe the World (trad. Fatti il letto: piccole cose che possono cambiare la tua vita… e forse il mondo). Sembra una sciocchezza, ma è dalle piccole azioni quotidiane, quelle su cui ognuno di noi può avere il controllo – come rifarsi il letto – che parte il vero cambiamento, quello che può sollevare le sorti della nostra contemporaneità.
Prendiamo il caso di un elemento che genera un circolo vizioso tra cambiamento climatico e rischio desertificazione: l’uso dell’acqua a scopi privati. Il 26 marzo scorso l’autore della poesia e di questo articolo aveva riportato la notizia di un regista messinese, Mauro Mondello, che aveva presentato al Parlamento Europeo di Bruxelles il docu-film sviluppato con il suo collega Nunzio Gringeri, Dry Sicily. Anche Messina era stata analizzata, sottolineando la sua cronica assenza di acqua.
Se da un lato è priorità delle istituzioni intervenire sul miglioramento delle condutture pubbliche e sulla conservazione dell’acqua, dall’altro spetta ai cittadini cercare di ottimizzare l’impiego di questa preziosa risorsa, riducendo gli sprechi e riutilizzandola quando possibile. Se nel 2013 il consumo pro capite di acqua giornaliero a Messina superava i 200 litri (fonte Tempostretto), nel 2024 la cittadinanza ha tentato di rincorrere l’impiego virtuoso, arrivando al consumo giornaliero pro capite di 136,18 litri (fonte: https://lab24.ilsole24ore.com/ecosistema-urbano/tabelle/2024/consumi-idrici ), per poi tornare nel 2025 (https://lab24.ilsole24ore.com/ecosistema-urbano/ ) a 176 litri, collocandosi al 90° posto della classifica di Ecosistema Urbano de Il Sole 24 Ore. La triade virtuosa è composta da Isernia (69,1 litri), Agrigento (88,1 litri) e Catania (104,9 litri).
L’acqua e la siccità
Per quanto Messina sia relativamente distante dalla siccità che si registra nelle aree interne o nel sud della Sicilia, dove l’agricoltura stenta e gli allevatori abbattono capi di bestiame per razionare le riserve idriche, la Città dello Stretto ha ancora margine per intervenire sulla prevenzione. In questo senso, anche i pozzi abusivi trovati nel messinese sono una minaccia per il bene comune, perché drenano risorse da distribuire equamente e a cui attingere per contrastare la perenne carenza di acqua. Il destino dell’acqua, anche a livello globale, è nelle nostre mani. Letteralmente.
L’intelligenza artificiale
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’esponenziale diffusione delle tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA). Per funzionare, i sistemi di IA fanno affidamento su server che processano un’enorme mole di dati al secondo per poter fornire una risposta alle ricerche di milioni di utenti. L’IA è una tecnologia energivora e ogni interazione con essa contribuisce all’incremento della temperatura dei server. Per essere raffreddati, i server utilizzano una tale quantità di acqua da diminuire la portata di fiumi o laghi.
Inoltre, non si può soprassedere sull’uso di suolo che fanno i server: visti dall’alto sembrano veri e propri poli industriali che coprono vaste porzioni di terreno. L’educazione ambientale passa anche dall’uso razionale di queste nuove tecnologie ed è utile essere coscienti del legame che si crea tra un server che è collocato in America e che opera per rispondere alle curiosità di un utente che vive in Europa, anche a Messina. In futuro l’IA sarà utilissima per professioni mediche, tecniche, scientifiche, ma chiedere cose come “Quale paio di scarpe sta meglio con i miei jeans?”, “Puoi scrivere un bigliettino di auguri per i sessant’anni di zio Pasquale?” o, ulteriore esempio, chiedere all’IA di fare i compiti a casa o un compito in classe quando non si studia, sono modi poco sostenibili per aiutare l’ambiente e impiegare la tecnologia. E, a volte, è bello lasciare che la fantasia umana si riprenda i suoi spazi, senza abdicare la creatività a un modello di calcolo basato sulla probabilità.
L’uso delle vetture private
Un altro esempio che può incidere sulla qualità dell’ambiente è l’uso massiccio delle vetture private. Sembrerebbe quasi scontato farlo notare, perché assume i contorni di un consiglio elementare, ma privilegiare il trasporto pubblico – ove possibile – permetterebbe di ridurre l’emissione di CO2 e, guardando alle tasche degli utenti della strada, anche di risparmiare – visti gli aumenti del costo del carburante e le sue fluttuazioni a causa delle congiunture internazionali che intervengono su di esso -, di evitare parcheggi selvaggi e i mal di testa per trovarne. Secondo Ecosistema Urbano 2025, Messina si colloca al 26° posto per passeggeri di trasporto pubblico (89,2). Un ottimo risultato, che però mantiene distanti dal primato di Venezia, con 598,4.
Oltre al treno che conclude la sua corsa in una posizione molto centrale di Messina, in questi ultimi anni sul fronte del trasporto su gomma, l’ATM sta assistendo a una ristrutturazione molto interessante, con bus elettrici, un trasporto che copre in modo più capillare il territorio cittadino, e non da ultimo l’allungamento della linea fino a Villafranca Tirrena. Tutti questi rappresentano elementi che connettono punti distanti tra di loro e che dovrebbero incentivare queste buone pratiche. Tutto ciò conferma il 25° posto (32,4 punti) di Messina nelle statistiche di Ecosistema Urbano 2025, alla voce dell’Offerta del trasporto pubblico per i chilometri percorsi annualmente dal complesso delle vetture divisi per abitanti. Anche in questo caso, però, la strada da fare è ancora tanta, dato che al primo posto svetta Milano con 111,2 punti, che distanzia in modo incredibile la seconda in classifica, Trieste, con 67 punti.
Le piste ciclabili
Per quanto molto criticate, le piste ciclabili possono essere una valida opzione alla riduzione del trasporto privato, con meno emissioni, possibilità di fare del moto, coprire brevi distanze in maniera efficiente. Eppure, sempre in Ecosistema Urbano 2025, Messina si colloca al 94° posto secondo il calcolo dei metri di piste ciclabili ogni 100 abitanti, segnando un punteggio di 1,5, che appare molto modesto in confronto a Reggio Emilia, prima classificata con 44,3 punti, seguita da Cosenza con i suoi 37,3. Per quanto a metà classifica, a Messina si osserva una disparità tra l’abitudine del ciclismo urbano e il numero di auto circolanti ogni 100 abitanti: Messina è infatti al 44° posto con 67,1, mentre Venezia svetta in alto con 44,4.
Lo stesso vale per gli “scandali” dei cumuli di immondizia lasciati ai bordi delle strade che, oltre a contribuire al degrado urbano, aumentano la soglia dell’inquinamento, con plastiche, metalli e altri prodotti di difficile smaltimento che generano disequilibri negli ecosistemi, oltre a diventare una risorsa ghiotta per appiccare incendi. I rifiuti prodotti da Messina abbondano, piazzando Messina al 18° posto con 449,6 kg/abitante, molto distante dalla virtuosa Campobasso, primo posto con 378,3 kg/abitante.
La raccolta differenziata colloca la Città dello Stretto al 77° posto con un 58,6%, distante circa 30 punti percentuali da Ferrara, con l’88,3% (nonostante la produzione di 663,5 kg/abitante di rifiuti prodotti). In questo disequilibrio, per esempio, in cui si osserva Ferrara con una performance di qualità pressappoco doppia rispetto a Messina, la risposta individuale alla produzione di rifiuti è la formula reduce, reuse, recycle (ridurre, riutilizzare, riciclare) dell’economia circolare, un modello economico per un più efficace impiego delle risorse, senza sacrificare le comodità della nostra contemporaneità, ma con un’impronta più sostenibile. In questo modo si privilegia il riutilizzo di ciò che può ancora essere usato.
Un esempio tra tutti, anziché gettare un vestito che non sta più bene, se ancora in buono stato può essere regalato a parenti, scambiato con amici, venduto su piattaforme di capi di abbigliamento usati o in negozi specializzati in articoli di seconda mano, questi ultimi molto in voga nel nord Europa. In tal senso, se il mercato messinese iniziasse a guardare fuori dagli schemi, non ci sarebbe solo un’attenzione per l’ecologia, ma si creerebbero opportunità di lavoro nel settore del riutilizzo, del commercio, del trattamento di materiali che, una volta considerati spazzatura, potrebbero trovare nuova vita sotto forma di prodotti di prima mano, di buona fattura e adatti a essere usati, per attivare questo ciclo virtuoso.
Questi sono solo gli accorgimenti più macroscopici su cui ogni singolo cittadino può intervenire. Rendere Messina una città più sostenibile dovrebbe essere vista come l’opportunità di rilanciare la sua vitalità, con benefici a catena sui più diversi settori dell’attività umana, data la trasversalità con cui questo tema si estrinseca: produzione, commercio, trasporti, arte e cultura, socialità, salute e decoro pubblici. Bisogna avere il coraggio di non demandare il tanto declamato cambiamento agli altri, delegando e deresponsabilizzandosi, ma è necessario che ogni cittadino, nel suo piccolo, con il suo “rifare il letto”, prenda coscienza che ogni gesto e piccola goccia nel mare può avere un impatto per ispirare gli altri a fare altrettanto e per contribuire a rendere il mondo, se non migliore, almeno meno peggio, e vivibile quanto più a lungo possibile.
Il sonetto di Antonino Mangano
La Fata Morgana abbandona lo Stretto
Anche Morgana abbandona lo Stretto
“Fa troppo caldo, qui più non resisto.
La mia magia sta perdendo l’effetto:
a nulla giova se provo ed insisto.
Nulla si può contro il caldo negletto
che il nostro Stretto fa mogio e più tristo.
Tutta questa afa scioglie ogni diletto
ché di frescura è spoglio, sprovvisto.
E questa crisi è seria, non è un gioco,
ma gli uomini non sembrano notare
che tutto intorno a loro prende fuoco.
La mia terra adottiva sta a bruciare:
l’altrui buonsenso quindi imploro e invoco,
ché questo danno si possa arginare.”

