Don Orione, Buzzanca parla e se ne va: ed è caos. Il segretario generale: la proroga è possibile

Don Orione, Buzzanca parla e se ne va: ed è caos. Il segretario generale: la proroga è possibile

Don Orione, Buzzanca parla e se ne va: ed è caos. Il segretario generale: la proroga è possibile

giovedì 08 Aprile 2010 - 14:54

Seduta infuocata del consiglio comunale. Buzzanca chiama in causa le dichiarazioni rese in commissione da diversi consiglieri, che ponevano dubbi sui costi del Don Orione. Il segretario Alligo legge il suo parere inviato alla Regione, dalla quale si attende il via libera alla proroga

Quella di ieri, giovedì 8 aprile, è stata una delle sedute di consiglio comunale più caotiche e infuocate da un paio d’anni a questa parte (e anche più lunghe, oltre cinque ore). Oggetto di dibattito, ancora una volta, il Don Orione, dopo la lunga occupazione dell’aula da parte dei consiglieri Roberto Sparso, Nino Carreri e Salvatore Serra (nella foto). Ospiti “rumorosi” e legittimamente arrabbiati (chi non lo sarebbe dopo cinque mesi senza stipendio), i lavoratori della Cooperativa Futura. One man show, nella prima parte della seduta, un abbronzato sindaco Giuseppe Buzzanca: che ha detto la sua, ha lasciato in aula qualche polpetta avvelenata, ha risposto al cellulare e se n’è andato. Provocando l’ovvia reazione di consiglieri e ospiti, una sollevazione popolare che ha provocato interruzioni dei lavori e interventi della polizia municipale. Senza, però, che il sindaco tornasse a farsi vedere. Come preannunciato, Buzzanca ha dato la sua chiave di lettura, dando seguito ad una sorta di provocazione: il consiglio comunale intende risolvere subito la questione? Lo faccia, perché lo può fare. Stipulando un accordo di programma, una convenzione, in sostanza, con il Don Orione e l’Asp 5.

Nel frattempo Buzzanca lo ha confermato: questa mattina (dopo più di un mese dalla scadenza del protocollo d’intesa e dunque del servizio, poi proseguito ugualmente dalla cooperativa Faro85), è partito da Palazzo Zanca in direzione Palermo il plico con la documentazione necessaria affinché la Regione possa dare il parere sulla possibilità di concedere la proroga. Documentazione della quale è parte integrante il parere del segretario generale Santi Alligo: «Il servizio è unico ed essenziale – afferma Alligo – e non ammette soluzioni di continuità, essendo rivolto a soggetti affetti da disabilità grave, che necessitano di un’assistenza continuativa diurna e notturna. L’alta qualità delle strutture e l’efficienza del servizio rendono impossibile il reperimento di analoghi centri nel territorio messinese. Lo stesso prefetto ha sollecitato urgenti determinazioni sottolineando la delicatezza della situazione. Anche le segreterie di Cgil, Cisl e Uil hanno espresso forti preoccupazioni. Infine il consiglio comunale, il 29 marzo, ha votato all’unanimità un invito rivolto al sindaco e alla giunta col quale si chiede di porre in essere tutti gli atti amministrativi volti a prorogare il servizio a far data dal 1. marzo. Attesa, dunque, la grave condizione di emergenza e di allarme sociale creatasi, non può non ritenersi legittima e opportuna la concessione di una proroga del servizio, di fatto già espletata dall’istituto, o comunque un affidamento temporaneo dello stesso, nelle more di una gara d’appalto o di altra procedura che dovrà essere individuata secondo legge».

Di fatto il Comune certifica che la proroga è fattibile, adesso tocca alla Regione dare il via libera. Ma Buzzanca qualche sassolino dalla scarpa se l’è tolto lo stesso. «Dai resoconti delle commissioni consiliari – ha detto – devo dedurre che c’è una profonda conoscenza del problema, soprattutto da parte dei consiglieri che hanno gestito direttamente i servizi sociali. E’ importante sapere, ad esempio, cosa ha detto Elio Sauta sulle voci di spesa per le quali il Comune non sarebbe competente, dicendo anche che sommando quanto dato dal Comune al contributo dell’Asl, si arriva a un costo stratosferico che è quasi il doppio di quello che la Regione paga per un posto di Rsa». Buzzanca snocciola le dichiarazioni di molti consiglieri, da Capurro a Cilento fino a Saglimbeni, usando dunque le parole degli altri per esprimere un concetto, ossia i dubbi sui costi del Don Orione, che è il nocciolo della questione e della posizione dell’Amministrazione.

«Nessun errore – ha aggiunto Buzzanca – c’è stato nell’invio della documentazione a Palermo, abbiamo tentato un percorso di confronto con la Regione, chiedendo aiuto all’assessore competente, che ci ha permesso di incontrare i massimi livelli dirigenziali. L’Asp, in una riunione in sala giunta, ha preso una posizione che in qualche maniera è distante da quella precedente, ma lavoreremo per ricomporre questo rapporto. Troveremo soluzione univoca. E mi farò carico di riferire in consiglio per dare un’informazione giusta. Da qui a una settimana – ha concluso – arriverà il parere dell’assessorato alle Autonomie». Punto. Dopodiché squilla il puntuale cellulare e il primo cittadino va via.

Ovvie le reazioni infuriate dei consiglieri, la colonna sonora la fanno i lavoratori della Futura al grido «vergogna, vergogna». Pippo Trischitta: «Non vorrei che il sindaco della 13esima città d’Italia passi per un coniglio quando non lo è. E’ un autogol di Buzzanca, deve essere lui a proporre lo strumento giuridico più opportuno per garantire il servizio, altrimenti che ci sta a fare». Duro anche Felice Calabrò del Pd: «La sensibilità dell’amministrazione l’abbiamo già misurata. Buzzanca ha detto quello che pensa attraverso le parole degli altri». Secondo Nello Pergolizzi «il sindaco ha temuto il confronto. Mi auguro che ci vengano forniti tutti i pareri». Non è tenero nemmeno Giuseppe Melazzo dell’Udc: «Avevamo chiesto la presenza del sindaco in aula per avere delle risposte, ci saremmo aspettati atti amministrativi. Invece ha scaricato la polpetta avvelenata alla Aliberti e ha detto la sua opinione attraverso le parole dei consiglieri. Davanti ad una proposta amministrativa supportata da relativi pareri, il Consiglio non si sottrarrà». Melazzo, sulla scorta di quanto fatto poco prima da Trischitta, chiede anche di mettere ai voti la proposta di sospendere i lavori fino al ritorno del sindaco, proposta bocciata dall’aula.

Il dibattito poi è proseguito allargando l’oggetto di discussione ai servizi sociali, toccando inevitabilmente la polemica di questi giorni tra Buzzanca e il vicesindaco Giovanni Ardizzone, e registrando anche due prese di posizione forti. Quella di Sparso, che ha annunciato la volontà di autosospendersi dal ruolo di presidente della commissione Servizi sociali, e quella di Carreri, che ha chiesto ufficialmente che venga rimosso il dirigente ai Servizi sociali, Antonino Cama. Alta la tensione in aula tra i consiglieri e i lavoratori presenti, che hanno interrotto l’intervento di Elio Sauta che aveva provato ad esprimere la sua “impopolare” ma legittima posizione («la coperta dei servizi sociali è corta, a questo punto è un problema di scelte politiche»). Lavoratori fatto sgomberare a fatica da oltre dieci vigili urbani e dagli agenti della Digos, non senza una coda polemica affidata alle velenose parole di Clara Crocè, segretaria della Fp Cgil: «Ce ne andiamo perché quest’aula non è degna della nostra presenza. Prendiamo atto che questo Consiglio ha paura del confronto, forse perché ci sono troppi scheletri nell’armadio. Ce ne andiamo perché abbiamo una dignità».

Polemica mal digerita dai consiglieri («offesa l’istituzione del consiglio comunale», secondo Gaetano Gennaro «oggi l’aula sembrava un mercato, noi votiamo secondo coscienza») nell’ulteriore appendice della seduta fiume, dove senza gli applausi della platea e la demagogia che ha regnato sovrana anche oggi, è stato evidenziato il vero problema dei servizi sociali: la copertura finanziaria. «Pochi giorni fa parlavamo di dissesto finanziario, non lo dimentichiamo – ha sottolineato il capogruppo del Pdl Pippo Capurro – non c’è dubbio che il servizio debba essere garantito, ma il problema finanziario va affrontato. Chi lo pagherà, poi, un eventuale debito fuori bilancio?». Chiosa finale: ad inizio seduta erano presenti 40 consiglieri e la giunta al gran completo, a fine lavori si contavano in aula 9 consiglieri (più il presidente) e un solo assessore, Pinella Aliberti. Che ha chiuso la lunga giornata esprimendo solidarietà al lavoro del consiglio comunale e ribadendo alcuni punti: «Ho già espresso pubblicamente le mie considerazioni. Sulla vicenda Don Orione è doveroso fare chiarezza: dell’istituto abbiamo iniziato a parlarne in tempi non sospetti, già a fine 2009. Ci siamo riuniti con l’Asp e altri funzionari e tappa dopo tappa abbiamo cercato di superare le difficoltà. Non c’è stata distrazione né da parte mia né da parte del sindaco. In un primo momento sembrava che la proroga fosse la soluzione migliore, poi abbiamo dovuto verificare la fattibilità tecnica della stessa. Il resto della storia la sapete. Se oggi il sindaco ci fa sapere che siamo in dirittura d’arrivo, quantomeno per una soluzione provvisoria, significa che siamo sulla buona strada. Ci rendiamo conto che dobbiamo guardare ai numeri, ma si consideri che la Regione ha i suoi parametri. Va ricordato che tipo di lavoro ci vuole un istituto come il Don Orione, che addirittura non basta. E aggiungo: i servizi sociali camminano grazie al lavoro degli operatori sociali. Non è vero che funzionano male, è vero che ce ne vorrebbe di più. Ma è chiara una cosa: i servizi sociali costano, e tanto».

(foto Dino Sturiale. Tutti i momenti e gli -ospiti- di questa infuocata seduta di consiglio cliccando su photogallery)

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