17 professionalità rischiano di perdere il lavoro. Al vaglio alcune ipotesi, tra le quali il Comune come socio di maggioranza
I diciassette dipendenti di Feluca sono appesi a un filo. Fra dodici giorni l’assemblea dei soci dovrà discutere dell’ordine del giorno sulla liquidazione della società, il che significa che fra dodici giorni si discuterà del futuro di diciassette professionalità che, stando alle intenzioni iniziali, avrebbero dovuto eseguire per il Comune e la Provincia tutti i servizi telematici relativi non solo alla Rete civica. In realtà le due istituzioni hanno sempre tenuto ai margini Feluca, rendendola di fatto un carrozzone e spendendo risorse preziose affidando ad esterni diversi appalti “informatici-.
Una situazione inconcepibile che ha portato, oggi, a questo momento di svolta. A Palazzo Zanca, in realtà, il commissario Gaspare Sinatra sta vagliando alcune ipotesi per scongiurare la perdita di diciassette unità qualificate e professionalmente preparate. Una potrebbe essere quella di rendere il Comune socio di maggioranza di Feluca, il che tapperebbe una falla “burocratico-legale- attualmente aperta: la convenzione tra il Comune e Feluca, infatti, prevedeva l’affidamento diretto di alcuni servizi, ma la legge ha chiarito che questa procedura, detta “in house-, non è legittima nel caso in cui il Comune stesso non sia socio di maggioranza. Palazzo Zanca, in questo caso, non ha la quota di maggioranza, essendoci come socio anche la Provincia. Un’altra ipotesi, che però potrebbe creare “malcontento- fuori e dentro il Palazzo, sarebbe l’assorbimento di queste diciassette unità all’interno del Comune, o anche della Provincia. Altre soluzioni, eccetto il licenziamento, non sembra che ce ne siano.
Ma su questo punto Carmelo Santalco, segretario cittadino dell’Udc, è abbastanza duro: «Il Comune non può pensare di mandare a casa diciassette professionalità qualificate come quelle di Feluca, semmai dovrebbe licenziare i 26 dell’Ato3, assunti senza pubblico concorso, sui quali attendo ancora una risposta all’esposto che ho inviato alla Corte dei Conti». Santalco lancia anche una frecciatina a Palazzo dei Leoni: «Ci preoccupa questo silenzio assordante – afferma – la Provincia è socia tanto quanto il Comune, non può più permettersi di glissare».
