Il trumpismo, le destre e la guerra globale permanente

Il trumpismo, le destre e la guerra globale permanente

Marco Olivieri

Il trumpismo, le destre e la guerra globale permanente

domenica 15 Marzo 2026 - 09:02

Dal genocidio a Gaza e l'invasione in Ucraina alla violazione del diritto internazionale in Iran, prevale la legge del più forte. E la diplomazia affonda

di Marco Olivieri

Viviamo tempi difficilissimi, immersi in un clima di guerra permanente a livello globale. Dal genocidio a Gaza e alla precedente invasione russa in Ucraina alla violazione del diritto internazionale in Iran, prevale la legge del più forte. La politica e la diplomazia affondano e la guerra diventa l’unico mezzo di risoluzione dei conflitti. Il tutto senza dimenticare le tante guerre sparse nel mondo e di cui sappiamo davvero poco: dal Sudan al Myanmar.

Le mire egemoniche di Netanyahu, che punta a far espandere sempre di più Israele e cancellare i palestinesi e i loro diritti; la cultura del cesarismo e del capo investito dal popolo, vera e propria linea guida delle destre mondiali; la rivendicazione degli interessi delle nazioni a danno di ogni organismo sovranazionale, calpestando i diritti universali e un’idea di giustizia internazionale: ci sono tanti elementi critici in primo piano in questo tempo sbandato.

Il trumpismo in fondo è anche questo: pensare che essere investiti dal consenso popolare serva a essere sciolti dalle leggi, dalle regole, dagli equilibri di potere.

Contro il regime oscurantista in Iran ma anche per la pace e il diritto internazionale

Ha osservato con parole nette e chiare il presidente spagnolo Pedro Sánchez: “Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. La Spagna esige la fine delle ostilità. La questione non è se stiamo dalla parte degli ayatollah; nessuno lo è. La questione è se siamo dalla parte della pace e del diritto internazionale” (fonte Corriere della Sera).

L’Onu, Gino Strada e il flagello della guerra

In sostanza si può essere al fianco di tutti gli iraniani che invocano la libertà ma, al tempo stesso, premere perché si ridia centralità all’Onu. E perché le armi tacciano a favore di un ritorno della politica. Come ricordava Gino Strada, il fondatore di Emergency, la guerra deve diventare un tabù. E amava ricordare l’imnportanza dell’istituzione delle Nazioni Unite, con questi obiettivi fissati dallo Statuto dell’Onu: “Salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole”.

Nelle guerre contemporanee i civili soccombono sempre di più. E nel mondo le pulsioni autocratiche e autoritarie sono in larga parte prevalenti (dati del progetto Varieties of Democracies). Esistono governi criminali formalmente democratici, come quello di Netanyahu, e regimi feroci e sanguinari, come quellon iraniano, ma il conflitto militare non può essere l’unico mezzo di risoluzione delle controversie. Questo porterà prima o poi al nostro annientamento. Una pulsione di morte che trova nelle destre mondiali e nelle tendenze reazionarie un terreno fertile. Senza omettere però anche le troppe guerre decise dai democratici statunitensi in passato, con la complicità del (finto) laburista Blair ad esempio.

Mentre le destre soffiano sul fuoco, la politica progressista deve immaginare una nuova Europa e un nuovo mondo

Ma lo ribadiamo: Trump, Putin, Netanyahu, Orbán, Erdoğan, Meloni e tanti altri capi politici non sono inciampi della storia. Sono la spia di un malessere profondo da loro utilizzato per soffiare sul fuoco. Ecco perché chi si oppone a questo mondo così com’è deve essere davvero capace di proporre una seria alternativa politica. Con un salto di qualità democratico e civile. I tempi sono tragici ma non dimentichiamo che esistono altre strade rispetto all’orrore quotidiano.

La crisi delle famiglie politiche tradizionali

La crisi post 1989 ha visto l’eclissi delle tradizionali famiglie politiche: socialista e socialdemocratica (nel caso italiano ricordiamo anche la cultura comunista, fondamento della nostra Carta costituzionale), liberal progressista, conservatrice, democristiana. Non parliamo poi della catastrofica “terza via”, completamente genuflessa al capitalismo. Tuttavia, solo un’Europa federale e una nuova fiducia in un organismo mondiale come l’Onu, non più paralizzato dal potere di veto, potranno mettere al centro i diritti universali e una nuova concezione di pace mondiale. E ricordando che la forza va utilizzata solo come ultima ratio e sempre nel segno della legalità internazionale, in casi eccezionali e per difesa. E sempre dando priorità ala diplomazia, a tutela dei civili, dei più deboli.

Mentre dominano gli oscurantismi, la politica deve farci uscire da questo pantano

In epoca di trumpismo stiamo sognando? No, proprio quando dominano fascismi e oscurantismi vanno elaborate forme di difesa e di recupero di una civiltà politica e giuridica da riconquistare e fare affermare con più forza. Tocca alla politica, quella migliore, uscire da questo pantano e da questa guerra di tutti contro tutti. Mentre le destre soffiano sul fuoco, la politica autenticamente progressista, ma anche pezzi di conservatorismo liberale immuni dal populismo, deve immaginare una nuova Europa e un nuovo mondo. Per farlo, però, bisogna tornare a studiare la realtà. E non limitarsi a raccogliere like sui social.

L’invincibile estate di Camus

“E in mezzo all’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate”, scriveva Albert Camus. Tanti di noi sperano che esista ancora un modo per risollevarsi e salvarci da questo disastro internazionale quotidiano.

Foto di Donald Trump da Italpress.

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