Atm, il peggio deve ancora venire. E i sindacati si spaccano sull’ipotesi privatizzazione

Atm, il peggio deve ancora venire. E i sindacati si spaccano sull’ipotesi privatizzazione

Atm, il peggio deve ancora venire. E i sindacati si spaccano sull’ipotesi privatizzazione

sabato 24 Luglio 2010 - 07:41

Foti (Cgil) e Lasagni (Uil): «L’azienda rischia una decurtazione dei trasferimenti senza la trasformazione in Spa». Nei giorni scorsi Genovese (Cisl) aveva lanciato la provocazione: «Si privatizzi l’Atm». Ma Cgil e Uil ribattono: «Si rischierebbe di svendere l’azienda»

Non inganni il fatto che nelle ultime settimane sembrino essersi spenti i riflettori sull’Atm. L’azienda trasporti di Messina continua a versare in uno stato pietoso, dal punto di vista dei conti è stato tutto rinviato a ottobre, ma ci sono altri problemi che lasciano pensare che il peggio debba ancora venire. Ne sono convinti, ad esempio, Pino Foti della Cgil e Silvio Lasagni della Uil. «Nonostante sia da tempo risaputo che l’Atm rischi da un momento all’altro la chiusura – affermano i due in una nota – dato che le somme in bilancio sono state ridotte ben al di sotto delle normali necessità e la Regione Siciliana, senza la richiesta trasformazione in società per azioni dell’azienda, non erogherà più la propria quota di trasferimenti, l’amministrazione comunale continua imperterrita a far finta di niente, lasciando che la situazione precipiti. Nessun passo in avanti e nemmeno una data di scadenza che indichi come e quando l’Atm abbandonerà quell’anomala ed illegittima veste di azienda speciale, per divenire, così come impone la legge, una società di capitali, al pari delle altre aziende».

«Il fatto di non aver ancora nemmeno avviato questa trasformazione – aggiungono – e soprattutto non aver chiarito come il Comune di Messina intenda, come nelle altre città, mantenere la sua presenza nella proprietà, esporrà, alla vigilia dell’ulteriore 30% di tagli alle risorse per il trasporto pubblico urbano contenuto nella manovra correttiva del Governo, ancor più l’Atm, che senza risorse, e con un assetto societario fuorilegge, si troverà ad essere tagliata fuori dal settore e ad essere costretta a svendere, perciò al ribasso, cedendo ai privati la parte più conveniente dei servizi che oggi detiene». E qui si legge una spaccatura sul fronte sindacale: se Tonino Genovese, segretario generale della Cisl, nei giorni scorsi aveva lanciato una provocazione (e forse non solo) invocando la privatizzazione dell’Atm, Cgil e Uil non sembrano affatto della stessa opinione: «Per la comunità messinese e per le casse comunali ciò non sarà un sollievo perché non si tradurrà in un abbassamento del costo del biglietto, e nemmeno in un risparmio delle somme messe in bilancio per questo servizio, perché sia il Comune che i cittadini continueranno a pagare anche se solo al fortunato imprenditore, che grazie ad una classe politica che rinuncia a gestire normalmente un servizio in un mercato tra l’altro in monopolio, si vedrà recapitare questo regalo».

Secondo Cgil e Uil «Messina, senza una sua società di trasporto pubblico, segnerà un ennesimo gap rispetto alle altre città italiane, l’amministrazione comunale farà spallucce davanti al danno economico determinato dalla vendita sottocosto dell’azienda ma troverà buon alibi per disimpegnarsi dalla gestione diretta di un settore di sua unica pertinenza, e ciò senza contare gli oltre seicento addetti che perderanno il lavoro, anche perché, per bene che vada, i servizi meno convenienti resteranno comunque sulle spalle del Comune con conseguente quota di addetti». In questo quadro si innesta la questione ex Lsu: «L’amministrazione comunale – sostengono Foti e Lasagni – non trova di meglio che mostrare interesse su argomenti su cui però non ha non ha alcun titolo. Così dapprima lascia che la sua Atm non proceda al rinnovo dei contratti in scadenza il prossimo 31 luglio per i conttrattisti ex Lsu, determinando inutile allarmismo e tensione, e dopo, ben sapendo che la questione ha già trovato ampia soluzione nella legge di bilancio che proroga per la Sicilia i contratti in essere, si inventa un particolare attivismo dimenticando che la questione riguarda solo l’Atm e la Regione Siciliana, e che quest’ultima senza la sigla dei contratti non può procedere all’impegno delle somme messe in bilancio. A meno che – concludono – non si voglia cercare di separare questi lavoratori dagli altri o, peggio ancora, non si voglia dire che la normale parte della retribuzione che l’azienda versa per i contrattisti, non trova copertura a causa dei minori trasferimenti».

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