Da un lettore di Tempostretto, Fabio Costantino, psicoterapeuta, riceviamo questo racconto sulla storia di un'adozione e di "una figlia nata prima della madre". Un invito alla riflessione ma anche uno spaccato su quei piccoli eroi quotidiani che cambiano le loro vite con gesti che nessuno verrà mai a conoscere
Ho la fortuna di fare il lavoro che ho sempre sognato, che amo e che mi aiuta a stare bene, lo psicoterapeuta. Molti mi chiedono cosa sia mai la psicoterapia, come si pratica, la sua efficacia. Oggi provo a rispondere, dopo una veloce premessa, con il racconto di una storia clinica e con l'obiettivo di chiarire i fondamenti di una disciplina troppo spesso saccheggiata e abusata da operatori improvvisati e senza titolo. La psicoterapia e' un trattamento psicologico individuale o di gruppo che ha come obiettivo la cura della sofferenza psichica e/o psichiatrica di un individuo o di una famiglia. Il trattamento e' effettuato da un professionista abilitato che abbia frequentato una Scuola di Formazione in Psicoterapia riconosciuta dal MIUR e sia iscritto nell'elenco degli Psicoterapeuti dell' Ordine Professionale di appartenenza (Ordine Psicologi o Ordine dei Medici). Quindi la sola acquisizione della Laurea in Psicologia o in Medicina non abilita all'esercizio della professione di psicoterapeuta.
Quindi sottoporsi ad una psicoterapia non equivale in automatico a sottoporsi ad una psicoanalisi del profondo; esistono, infatti, molte scuole di psicoterapia ( cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, rogersiana ecc.) che hanno una efficacia sostanzialmente sovrapponibile. Non esiste una sola psicoterapia ma la terapia più adeguata ad un determinato paziente ed alla problematica specifica che deve essere curata. Chi scrive ha una formazione psicoanalitica. Il lavoro psicoterapico mette a confronto, tutti i giorni, con la sofferenza psichica ed emotiva delle persone che si incontrano; il terapeuta lotta con se stesso per difendersi dai mondi interiori dei suoi pazienti cercando di non confonderli e contaminarli con gli scenari e le trame che ci sono dentro di lui. Il compito della psicoterapia non e' quello di "cambiare" la gente, di modificarla ma di aiutare a trovare la strada, la propria strada. La terapia aiuta a scoprire il terreno dove piantare il proprio seme, il
luogo, come dice James Hillman, dove crescera' il proprio albero.
La storia, che vi racconto, e' straordinaria per la sua semplicità; e' la storia di una madre ed una figlia che hanno imparato a conoscersi. E' la storia di una " figlia che e' nata prima di una madre". Questa storia di " banale"normalità e' il racconto di "eroi semplici" che in silenzio cambiano il mondo (magari solo il loro), con pochi gesti che hanno una carica benefica sull'intera comunità, sul terreno comune, sul terreno di
semina. Un giorno incontro una figlia, Sofia: un'orfana che ha scelto un'altra madre.
Lo stesso giorno incontro sua madre, Teresa; la madre che aspetta di riconoscersi in sua figlia. Sofia, la figlia adottata; Teresa la madre adottata/adottiva. Entrambe orfane di maternità si ritrovano unite da uno stesso destino: il loro legame. Sofia e' una bambina difficile, che non ha paura della morte anzi la sfida. Rompe, picchia, scappa, sporca, urla, mente. Teresa e' una donna mite, semplice, generosa che ha dovuto rinunciare al suo sogno: una gravidanza.
Teresa piange, parla, scrive, cerca, spera, aspetta. Sofia e Teresa divise dal senso dell'esistenza: la prima desidera la morte, l'altra avrebbe voluto la vita. Così comincia il loro viaggio terapeutico parallelo, come due rotaie che corrono vicine senza toccarsi mai. E' normale che Sofia non sappia e non voglia essere amata dopo le storture della sua infanzia; e' normale che Teresa, da madre, desiderasse amare ed essere amata. Sofia cerca nella nuova madre i suoi fantasmi, il "mondo cattivo" che ormai si e' lasciata alle spalle; Teresa, pazientemente, schiaccia uno per uno i fantasmi di Sofia aspettandola, come una madre attende la nascita del proprio bambino. Il loro incontro, i loro scontri sono il tempo dell'attesa per mamma Teresa, la sua gravidanza. L'aggressivita' di Sofia, i suoi insulti, i suoi capricci sono per sua madre come lo scalciare di un feto che prova a farsi sentire dal mondo. Sofia,come figlia, e' nata prima di mamma Teresa eppure cercano di raggiungersi, hanno bisogno di crescere insieme. Oggi sono molte più vicine di un anno fa', hanno superato il travaglio, sono nate, sono insieme. Adesso parlano, si accettano per quello che sono: normalmente, a loro modo. Prima delle vacanze, Teresa mi lascia,a fine seduta, questa lettera che, autorizzato, riporto integralmente.
<< I figli sono come talee: non hanno radici; si vale come i gerani , basta staccare il rametto e interrarlo, ricomincia a germogliare e chi si ricorderà più a quale pianta appartiene, da quale radice. Poi e' arrivata Sofia e pochi fiori e poche foglie e molte spine. Sofia e' arrivata , ma ha spinto avanti il suo dolore: prepotente, arrabbiata, minacciosa, ha posto una condizione e un prezzo. Alto. Sofia costringe a rimettersi le mani in tasca e quale Amore, e quale materno abbraccio? E' come se si fosse fatto sera troppo presto, e sono rimasta in silenzio, finite tutte le parole. Come se non avessi mai sognato, mai desiderato. Vuoto. Aspetta, … Non doveva andare così. Sofia mi segue per casa, mi costringe a difendermi, pesa più di me; ho bisogno di qualcuno.., una compagnia, un aiuto. Ma quale madre? Sofia e' la figlia che avrei voluto lasciarmi alle spalle. Poi un giorno mi dice: sai mamma, Sofia non c'è più , e' sparita, e' volata via… Puff! (…) E poi un giorno mi sceglie: " ma io volevo te". Sofia e' la figlia che avrei voluto lasciarmi alle spalle, e che mi sono ritrovata nella pancia. E' cominciata così, con un calcio allo stomaco, come tutte le gravidanze. Me la ricordo un giorno di maggio, in piazzetta, ride e tira la testa indietro. Si lascia avvolgere dalla luce di un pomeriggio di primavera. Improvvisamente penso che somigli a sua madre. Sua madre del " tempo buono", (…) Prima del dolore, prima del " tempo cattivo". I figli sono come talee ma hanno in se tutte le radici. Proprio tutte.>> ( di T.M.)
Teresa e Sofia stanno completando il loro viaggio: seme e terra l'una per l'altra.
Grazie a loro. Fabio Costantino
