Alla scoperta del famoso "vento Cavaliere", caratteristiche fisiche e origine - Tempostretto

Alla scoperta del famoso “vento Cavaliere”, caratteristiche fisiche e origine

Daniele Ingemi

Alla scoperta del famoso “vento Cavaliere”, caratteristiche fisiche e origine

domenica 17 Luglio 2022 - 08:09

Questo vento rappresenta l’icona della classica estate mediterranea in riva allo Stretto di Messina

Nel periodo estivo sullo Stretto di Messina torna in azione, quasi quotidianamente, il consueto vento termico da N-NE e Nord (più N-NO sulla riva reggina), dominante per gran parte dell’anno. Il “vento Cavaliere”, o “canale”, così chiamato dai pescatori dello Stretto, è un particolare vento di origine termica, dal quadrante settentrionale, che si produce all’imboccatura nord dello Stretto, poco a sud di Capo Peloro, nei pressi della strozzatura tra la costa di Villa San Giovanni e il litorale settentrionale di Messina.

Caratteristiche di questo vento

Si tratta di un vento locale, ma influenzato dalle condizioni sinottiche e dalla distribuzione della pressione atmosferica, fra Tirreno e Ionio. Questa ventilazione, dominante sullo Stretto, solitamente si attiva quando le brezze termiche da Nord o Nord-Nord-est del basso Tirreno si incanalano lungo l’asse dello Stretto acquistando ulteriore velocità per l’effetto dell’incanalamento orografico (cosiddetto “effetto channelling”). Ma questa corrente d’aria, presente nello strato più superficiale (sopra i 400 metri non si avverte più), viene alimentata pure dai deflussi, da Ovest e NW, che scivolano dalle strette vallate dei monti Peloritani.

Questi deflussi in quota, legati al “vento geostrofico”, che ricordiamo trattasi del vento teorico che si ricava sotto l’azione congiunta della forza di “gradiente barico orizzontale” e della forza deviante di Coriolis che esiste però solo oltre i 1000-1500 metri, e non in prossimità del suolo (a causa della forza di attrito del terreno e di altri ostacoli presenti sulla superficie terrestre che possono deviare la direzione), finiscono nello Stretto di Messina e alimentano il cosiddetto “vento Canale” nei bassi strati, rafforzandolo sensibilmente nella parte centrale dello stesso. Proprio nel centro dello Stretto la frequenza della canalizzazione forzata del vento aumenta e quella della canalizzazione guidata dalla pressione diminuisce (con l’effetto Venturi accade l’opposto).

La massa d’aria una volta inserita nel corridoio orografico, tra i Peloritani e il massiccio d’Aspromonte, genera una sostenuta ventilazione, mediamente tra nord e nord/nord-est, che si apre a ventaglio per poi uscire a tutta forza dal lato meridionale dello Stretto verso lo Ionio. Il “vento Cavaliere” spesso si genera nel periodo tardo primaverile ed estivo, da maggio a settembre, soffiando con una certa costanza e abbastanza teso, specie se sul Mediterraneo centrale domina un’area anticiclonica (alta pressione delle Azzorre o anticiclone africano) particolarmente robusta e capace di garantire il bel tempo, con cieli in genere sereni o poco nuvolosi.

Rappresentazione delle dinamiche di flusso che alimentano questa corrente d’aria caratteristica dell’area dello Stretto di Messina.

Quando si attiva?

Questo vento rappresenta l’icona della classica estate mediterranea in riva allo Stretto di Messina. Il gradevole vento termico si attiva sullo Stretto durante la mattinata, dopo il sorgere del sole, quando sulle adiacenti coste tirreniche si alza la brezza nord-orientale, raggiungendo la sua massima intensità all’interno dello stretto nelle ore centrali del giorno, tra mezzogiorno e le 17:00, per poi iniziare a indebolirsi dal tardo pomeriggio/sera, riducendosi ad una innocua “bava” o “debole brezza” nelle ore notturne, particolarmente attiva nella zona sud della città (specie se in quota prevalgono correnti da NW).

Sulla costa messinese il vento entra come un Nord, N-NE, spirando da sinistra verso destra se si mettono le spalle ai Peloritani. Lungo la costa messinese la ventilazione, inizialmente molto blanda sul settore nord della litoranea, inizia a prendere un certo vigore tra Pace, l’area fieristica e il porto della città peloritana, per rafforzarsi progressivamente verso la litoranea sud, da Maregrosso fino ai litorali di Santa Margherita, Briga e Giampilieri marina, dove si possono toccare i massimi picchi eolici, fino a 50/60 km/h nelle situazioni ideali (tanto da rendere impossibile stare in spiaggia).

Schema che rappresenta il vento geostrofico in quota (sopra i 1500 metri) e la sua interazione con la tesa corrente superficiale che per effetto Channelling acquista velocità dentro lo Stretto di Messina.

Il “vento Cavaliere” col suo costante soffio riesce a mitigare l’opprimente calura estiva rendendo il clima in riva allo stretto relativamente più fresco rispetto alle altre località siciliane e calabresi, che non risentono del benefico influsso delle brezze marine. Questo vento inoltre quando soffia piuttosto teso produce anche un certo moto ondoso che si estende verso la costa ionica messinese e nei casi più estremi fino all’alta costa catanese, da Giardini Naxos fino al tratto di mare antistante Riposto e la costa di Acireale. In alcuni casi, quando la sinottica lo consente, il flusso del “vento Cavaliere” si può propagare fino a Malta con una lunga striscia di vento davanti le coste della Sicilia orientale che va ad alimentare le tipiche brezze termiche da Est e E-NE lungo i litorali del catanese e del siracusano.

Le onde prodotte da questo vento

Di solito però il vento e il mare vivo si fanno sentire solo in mare, mentre sotto costa si propagano le onde di mar morto, alte anche più di 1 metro, che possono divenire abbastanza insidiose per le piccole imbarcazioni, specie nei tratti a largo di Capo Ali, Capo Sant’Alessio e Capo Taormina sulla costa siciliana, e Capo dell’Armi su quella calabrese, dove la presenza di scogliere e fondali più bassi, esalta ulteriormente il moto ondoso generando una discreta risacca. Se il moto ondoso incontra forti correnti di direzione opposta (“montante”), si possono creare onde molto ripide, insidiose per la navigazione da diporto.

Dentro il Canale fra Messina e Reggio le onde prodotte da questo flusso d’aria sono piccole, appena 50 centimetri. All’altezza di Capo Scaletta, finendo su uno spazio di mare più ampio, si allungano e diventano più grosse e spumose, correnti permettendo (le forti correnti ridistribuisce il moto armonico delle onde su spazi più ampi, smorzando in parte il moto ondoso). Fra Capo Sant’Alessio e Capo Taormina si raggiungono le massime altezze, spesso anche sopra il metro quando sullo Stretto il vento da Nord spira bello sostenuto, con raffiche fino a 40/50 km/h.

Un commento

  1. Leggere di volta in volta gli articoli del signor Ingemi, ottimo meteorologo, il quale scrive e parla senza eccessi, enfasi, allarmismi che metterebbero ansia in persone con tale sgradevole sintomatologia ma anche in quelle più anziane, è rasserenante e conforta allo stesso tempo.

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