Navarra-Picciolo asso pigliatutto: sarà guerra interna e con il centro destra - Tempostretto

Navarra-Picciolo asso pigliatutto: sarà guerra interna e con il centro destra

Rosaria Brancato

Navarra-Picciolo asso pigliatutto: sarà guerra interna e con il centro destra

mercoledì 11 Luglio 2018 - 06:09
Navarra-Picciolo asso pigliatutto: sarà guerra interna e con il centro destra

I veri vincitori sono i 5stelle che con 7 consiglieri incassano la vicepresidenza senza crepe interne. Il centro destra, con 12 consiglieri resta fuori dall'ufficio di presidenza e abbandona l'Aula. Ma a sinistra le acque sono già agitate.

Appena un’ora prima il sindaco De Luca a conclusione del discorso d’insediamento aveva fatto un invito all’Aula che non vede al momento nessun suo consigliere: “Mi auguro che il Consiglio non sia un Vietnam”.

Invece gli scenari che sono venuti fuori dalle votazioni per l’ufficio di presidenza non lasciano presagire l’Eden in Aula consiliare e con ogni probabilità proprio De Luca potrebbe averne i migliori vantaggi con il passare delle settimane.

A fare la parte del leone è stato il centro sinistra con un’intesa di ferro tra la corrente accademica e il gruppo Picciolo. Al centro sinistra infatti è andata la presidenza, con il Pd Claudio Cardile (18 voti) e la vicepresidenza vicaria a Nino Interdonato, Sicilia Futura (19 voti). Entrambi sono consiglieri uscenti e Interdonato è stato anche vice presidente nello scorso mandato.

L’accordo è stato stilato in notturna con i 5stelle che sono i veri vincitori della giornata, avendo portato a casa bottino pieno: la vicepresidenza a Serena Giannetto nonostante il movimento sia, con 7 consiglieri, la terza forza politica dell’Aula. Regge l'asse 5stelle-centro sinistra e frutta ai pentastellati una poltrona di primo piano, la vicepresidenza (e si sa una poltrona non si rifiuta mai sopratutto se in gioco ci saranno anche le presidenze di commissione…..)

Il centro sinistra invece ha le prime crepe che si faranno sentire in futuro e taglia fuori la seconda forza del Consiglio, un centro destra che ha 12 consiglieri, appena un consigliere in meno del centro sinistra con 13.

In matematica, e ancor più in politica, la differenza tra 13 e 12 è sottilissima e 5 anni sono lunghi, soprattutto se ci sono già i primi strappi come avvenuto con l’elezione di ieri. I due candidati alla presidenza erano due Pd: Cardile e Calabrò, uno scontro tutto interno tra le anime del partito. L’esito della votazione, con due schede bianche e la scritta “Pd libero” (probabilmente di Felice Calabrò e Antonella Russo) lasciano intendere che saranno “battitori liberi” e non accetteranno ingerenze di capi corrente.

Andiamo per ordine.

A far saltare i nervi al centro sinistra, che in nottata aveva siglato l’accordo con i 5stelle, è stata la legittima (e lodevole) scelta del presidente pro tempore Benedetto Vaccarino di votare “cambiando metodo lasciando i vecchi sistemi”. Invece del foglio bianco sul quale apporre il cognome Vaccarino ha proposto un foglio con l’elenco dei 32 consiglieri sul quale apporre una X sul prescelto. Il foglio bianco consente infatti un facile controllo. Ad esempio: c’è chi scriverà R.Brancato, chi Brancato R., chi Rosaria Brancato, chi Brancato Rosaria, chi Brancato e via dicendo.

Il tema della trasparenza ha tenuto banco per quasi un’ora con il centro sinistra irritato per il timore che saltasse il banco. L’intesa Navarra-Picciolo-M5S era su Claudio Cardile e Nino Interdonato, lasciando fuori Felice Calabrò. Non a caso in Aula erano presenti solo tre deputati in rappresentanza dell’asse: De Domenico per il Pd, Antonio De Luca e Valentina Zafarana per il M5S e tutti e 3 attenti a vigilare sul regolare procedere dell’intesa.

Il nome di Felice Calabrò rischiava di far saltare i nervi a tutti. L’ex candidato sindaco ed ex capogruppo Pd ha alzato subito il tiro ed ha proposto che un ufficio di presidenza aperto alle 3 forze rappresentative del voto del 10 giugno. “Mi sarebbe piaciuto che l’ufficio di presidenza, di fronte a un’amministrazione anomala, possa essere l’espressione di tutta la città- ha dichiarato Calabrò appalesando le prime crepe rispetto all’accordo– Ci sono tre grandi gruppi in aula e per una questione di giustizia e responsabilità, sarebbe corretto dare spazio a tutte e tre le forze, riconoscendo il voto espresso dai messinesi per il Consiglio. Date un segnale. L’ufficio di presidenza deve garantire tutte le sensibilità presenti in quest’aula. Sono perché i due vicepresidenti vengano votati con preferenza unica: questa è democrazia”

La proposta di Vaccarino è stata bocciata dal centro sinistra più i 5 stelle, quella di Calabrò (che aveva avuto il plauso del centro destra), è stata bocciata dai stessi colleghi di coalizione. Quanto al metodo di votazione è passato quello proposto da Antonella Russo, Pd, che per scongiurare i rischi di controllo del voto ha chiesto l’applicazione del regolamento che prevede l’indicazione del solo cognome.

L’esito del voto è stato scontato, con il centro destra che ha votato compatto per il Pd Felice Calabrò e il centro sinistra e i 5Stelle che hanno votato compatti per il Pd Claudio Cardile e le due nulle “Pd libero”.

Di fatto la frattura si è consumata. Il centro destra nonostante sia la seconda forza in Aula e sia arrivato al ballottaggio si è trovato di fronte ad un asse insolito nei tempi del governo Salvini-Di Maio. I veri veterani son sembrati i 5stelle che hanno incassato la vittoria senza crepe come il centro sinistra (e si sa le crepe nelle pareti prima o poi si allargano).

Immediata la reazione del centro destra che per bocca di Dino Bramanti ha replicato dopo il voto: “questa è la vostra concezione di democrazia, sbatterci la porta in faccia. La città prenda atto di questa chiusura democratica e di un’integrazione tra due forze politiche. Adesso ci comporteremo di conseguenza. Siamo opposizione”.

Dieci consiglieri hanno abbandonato l’Aula senza prendere parte alla seconda votazione, quella per i vice presidenti. Sono rimasti solo Ugo Zante (area Calderone quindi Deluchiano) e Francesco Pagano (genovesiano ma in direzione De Luca). Zante e Pagano nelle votazioni successive hanno votato per Interdonato ma non per la Giannetto. Vista l’anomala situazione di un’amministrazione che non ha consiglieri in Aula e di un asse centro sinistra-5stelle in consiglio, l’opposizione del centro destra al momento è proprio in Aula. Quanto al futuro si vedrà e dipende proprio dalle conseguenze di ieri.

Il centro destra è salito sull’Aventino, ma qualora l’intesa centro sinistra-5stelle prendesse tutto anche nelle Commissioni, rischierebbe di spianare la strada ad un avvicinamento della minoranza al sindaco De Luca. Proprio ieri il sindaco ha riproposto l’idea del consigliere delegato e qualora, per dirla con Bramanti, dovessero essere tutte le porte le porte sbattute in faccia, molti consiglieri di centro destra potrebbero ricordarsi che De Luca all’Ars è stato eletto a novembre col centro destra e che al ballottaggio una buona mole di voti proveniva proprio dalle liste a sostegno di Bramanti.

Serena Giannetto nel suo intervento appena eletta vice presidente ha ripreso una battaglia che nel 2015 è stata portata avanti, senza successo, da Vento dello Stretto, Fare Verde, Associazione Amici del Museo, ZDA-, Franz Riccobono e Nino Principato: rimuovere il quadro che c’è in Consiglio e che è la riproduzione ( l’originale è al Museo del Prado di Madrid) dell’ Allegoria della restituzione di Messina alla Spagna”. Il quadro fu dipinto nell’anno in cui si concluse la rivolta antispagnola, scoppiata a Messina tra il 1674 e il 1678. Messina è raffigurata come donna nuda perché spogliata di tutti i suoi privilegi. La Città venne infatti dichiarata dalla Spagna “morta civilmente” con la cancellazione dei privilegi e la soppressione delle sue Istituzioni civiche: la Zecca, il Senato, l’Università, l’Ordine dei Cavalieri della Stella.

Soddisfatto Picciolo che incassa per la seconda volta la vice presidenza per Interdonato “oggi la Juve ha preso Ronaldo, sono contento”, ironizza forse azzardando visto che Interdonato non gioca a calcio ma a rugby ed il suo ingaggio non equivale al Pil della Sicilia come per CR7.

Il sindaco De Luca ha provato a gettare acqua sul fuoco: “Cercate di ricucire questo strappo e trovare una sintesi nella scelta dei presidenti delle commissioni. Quest’aula spaccata mi amareggia. Mi auguro che sia stato solo un momento isolato di stizza da archiviare».

Non sarà facile, perché il Pd dovrà fare i conti con le crepe di un partito che prova a ricostruirsi ma rischia di passare da un cerchio magico a un altro (dalla via I Settembre all’Ateneo), il centro destra potrebbe render pan per focaccia battendo tutti sul tempo sul fronte De Luca e le coalizioni sfilacciarsi proprio in quel Vietnam che ad inizio giornata De Luca aveva invitato ad evitare.

Rosaria Brancato

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2 commenti

  1. finalmente sto centro destra ..a casuccia loro……e De Luca …..”libero…..speriamo che sia uno …………..”SCIREA”…..

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  2. serra salvatore 11 Luglio 2018 13:16

    LE POSIZIONI ASSUNTE E L’ARROGANZA DIMOSTRATA IN AULA SICURAMENTE CONDUCONO AD UNA RIFLESSIONE ATTENTA, LA POSIZIONE IMPARZIALE DEL CENTRO DESTRA DIMOSTRATA DAL SOSTEGNO AL CONSIGLIERE CALABRO’ E STATA DI GRANDE APERTURA VERSO UN SOGGETTO DALLE QUALITA’ INDUBBIE, LA SCELTA DI QUEL CENTRO SINISTRA CHE NON HA CREDUTO IN UNO DEI SUOI MIGLIORI UOMINI LA DICE LUNGA. E CHIARO CHE IN AULA DALLA PROSSIMA SEDUTA AVREMO DA UNA PARTE UNA MAGGIORANZA CHE NEI FATTI SI E’ AFFERMATA ATTRAVERSO ACCORDI CHE POI MAI POTEVAMO PENSARE PD M5S – AL GOVERNO SU POSIZIONI DIVERGENTI AL COMUNE DI MESSINA SU POSIZIONI CONVERGENTI, ED UNA MINORANZA COSTITUITA DA UN CENTRO DESTRA CHE SARA’ LA VERA OPPOSIZIONE.

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