Il segretario provinciale del partito dei comunisti, Antonio Bertuccelli, ha presentato un esposto al procuratore della Repubblica di Barcellona.
Dopo l’esposto presentato lo scorso 20 ottobre, il Pdci torna a farsi sentire in merito alla tormentata questione delle carte di Nino Pino Balotta. Il segretario provinciale del partito dei comunisti, Antonio Bertuccelli, ha presentato, infatti, al procuratore della Repubblica di Barcellona, Salvatore De Luca, un nuovo esposto in cui si chiede «il sequestro con relativa apposizione di sigilli», della casa di via Operai che fu di proprietà dello scienziato e umanista barcellonese. Questo «per impedire – come si legge nel comunicato stampa diramato dal partito – l’incursione di estranei, l’ulteriore depauperamento del materiale ivi esistente, per verificare ammanchi, e per stabilire, una volta per tutte, le spettanze dell’Università di Messina, dei Democratici di Sinistra e di altri soggetti». Il partito ha deciso di agire dopo aver appreso da un periodico locale – come informa ancora il comunicato – che l’on. Ugo Sposetti, tesoriere dei Democratici di Sinistra, ha delegato persone di sua fiducia affinché prelevino “materiale documentale” nell’abitazione di Nino Pino Balotta. Il Pdci ribadisce, inoltre, che «le carte (documenti, epistolario, foto, ecc.) e il materiale audiovisivo lasciati nella sua casa dallo scienziato e umanista spettano, per testamento redatto dallo stesso, poco prima della morte, all’Università di Messina, essendo esclusi dall’elenco dei beni che Nino Pino vendette, alla cifra simbolica di 9.000.000 di lire, nel 1965, all’allora Partito Comunista Italiano». La responsabilità del materiale ancora presente nella sede di via Operai è dunque unicamente dell’Università di Messina, come era già stato ricordato nelle lettera inviata al Rettore dell’Ateneo messinese, Francesco Tomasello. Per evitare che terzi possano mettere le mani sul materiale documentale appartenuto allo studioso, il Pdci chiede, dunque, alla Procura della Repubblica il sequestro dell’intera abitazione di via Operai ed esprime in conclusione «la più forte condanna di questa situazione vergognosa».
