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Bent Parodi, ricordo di un gattopardo

Vittorio Tumeo

Bent Parodi, ricordo di un gattopardo

venerdì 16 Luglio 2021 - 07:40

Il giornalista e aristocratico che ha lasciato un segno nella cultura siciliana

“L’ultimo dei gattopardi” o “l’ultimo gattopardo” è una formula che ormai da molti anni siamo stati assuefatti a vedere affibbiata in innumerevoli occasioni, a volte meritatamente, a volte no. Verrebbe da esclamare, quanti ce ne sono di questi ultimi gattopardi! E, senza troppi sforzi di immaginazione, il precipitato logico di questa riflessione appare evidente: se dopo un ultimo gattopardo ne spunta un altro, e un altro ancora, allora il precedente non era l’ultimo. Si direbbe che non finiscono mai, che in realtà sono ancora tutti vivi e vegeti e ci si ricorda di loro solo quando muoiono. Se guardiamo al passato recente, non troppo, diremmo che l’ultimo vero gattopardo, che per quella che fu la sua vita si è pienamente guadagnato questo abusato appellativo è certamente Bent Parodi di Belsito. Ultimo di una schiatta illustre di intellettuali del ‘Novecento palermitano, era figlio del console duca Fortunio Giusino, alias Fortunellys, pseudonimo con cui si firmava nelle cartoline che spediva ai fratelli Piccolo, a Lucio in particolare, e della danese Tove Holm Andersen.

Cartolina augurale di Fortunio e Tove Parodi ai Piccolo

Come nelle migliori trame biografiche, era nato lontano da dove ha vissuto, ovverosia nella città della madre, Copenaghen. Nella monade inscindibile della sua dimensione convivevano allora due codici apparentemente siderali, la cultura nordica dell’algido Nord Europa, quello visitato da Tomasi di Lampedusa, rectius dal Mostro, tra il ’25 e il 30, e quella mediterranea dei greci e dei romani, poi degli arabi e così via.

Bent Parodi (primo da dx) a Villa Piccolo

Di precoce intelligenza, di lui si racconta che a soli dieci anni lesse la Storia Romana di Mommsen, che ne solleticò l’interesse per la cultura classica; “bibliofilo” nel senso più vicino all’etimologia del termine di “amico di e dei libri”, si nota subito per il suo essere un autentico fuoriclasse. La maturità psicologica e culturale lo porta quindi ad accedere e coltivare un dialogo alla pari con gli aristocratici intellettuali del circolo paterno, tra tutti Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Corrado Fatta della Fratta, Bebbuzzo Sgadari di Lo Monaco, con cui può adeguatamente conversare di storia, di filosofia, arte e letteratura. L’incontro tuttavia più significativo è quello con il principe mago. Raniero Alliata di Pietratagliata viveva nella villa maniero di via Serradifalco, a Palermo, dove studiava l’esoterismo, l’occultismo, si interessava allo spiritismo e praticava l’alchimia e la magia bianca. I tratti di questo solido sodalizio costituiscono il sostrato del “Principe mago”, unico romanzo di Bent Parodi tra mille saggi sugli argomenti più vari e interessanti, edito per i tipi di Sellerio nel 1987.

Tra bellissime e colte pagine, è con particolare attenzione che ricorda come Raniero lo avesse iniziato all’affascinante arte, oltre che scienza, dell’entomologia. Insieme collezionavano coloratissimi insetti, scarabei dalle cromature metalliche, iridate farfalle. Lo stesso Bent scoprirà addirittura una nuova specie sulle Madonie, cui attribuirà il nome, regolarmente registrato nell’elenco delle scoperte, di Papilium, memore del nomignolo affettuosamente etichettatogli dal principe mago, Papilio.

Da non trascurare, nel suo caleidoscopico panorama di interessi, troppo alto e troppo grande per avere la pretesa di circoscriverlo nelle brevi e insufficienti note di un articolo, l’attenzione culturale per la massoneria, la dimensione religiosa e la riflessione ultraterrena. In questo gli fu maestro Casimiro Piccolo di Calanovella, da cui assimilerà concetti fondamentali, tra cui quello secondo cui l’anima, dopo il trapasso, raggiunge un primo livello, ancora legato alla dimensione terrena, seppur distaccato dal corpo. Da qui trasmigrerebbe ulteriormente per ricongiungersi, divenuta puro spirito, all’Uno, id est Dio.

Bent Parodi al “cimitero dei cani” di Villa Piccolo

Dall’85 fino alla scomparsa, Parodi è stato il presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, a Capo d’Orlando, istituzione che ha conosciuto sotto la sua egida i suoi più alti momenti di gloria; per la grande opera di musealizzazione e promozione culturale promossa, oggi portata avanti dai suoi discepoli. tutta la comunità siciliana ne è debitrice. Giornalista per tutta la vita, al Giornale di Sicilia, fu due volte presidente dell’Ordine regionale. Un vero e proprio sacerdote della cultura. Scomparso nel 2009, oggi riposa nella tomba della famiglia Piccolo, insieme a Lucio, Casimiro, Agata e la baronessa Teresa.

Vittorio Tumeo

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