FIAB rilancia i benefici del bike to work per lavoratori e aziende. A Messina servono soluzioni strutturali e coerenti in direzione della ciclabilità
Andare al lavoro in bicicletta fa bene alla salute, alle tasche e, secondo un comunicato FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), anche alle aziende. È il messaggio al centro della campagna “bike to work”
rilanciata dalla federazione, che punta il dito contro l’ecologismo di facciata e valorizza invece le imprese che investono davvero in una mobilità aziendale a due ruote, ad esempio attraverso la Certificazione Azienda Bike Friendly.
Un modello che, sulla carta, avrebbe tutto per funzionare anche a Messina. Nella pratica, la città dello Stretto sconta ritardi strutturali e una conflittualità politica sulle piste ciclabili che, al momento, rendono l’opzione della bici per recarsi al lavoro più un’aspirazione che una possibilità concreta per la maggior parte dei lavoratori.
Chi va in bici al lavoro si ammala di meno
La FIAB richiama anzitutto i dati di uno studio del Finnish Institute of Occupational Health: su quasi 30mila dipendenti pubblici finlandesi monitorati per due anni, chi si recava al lavoro in bici aveva il 12% in meno di probabilità di assentarsi per malattia, percentuale che saliva al 18% per le assenze più lunghe, superiori ai dieci giorni. Numeri in linea con una ricerca britannica di oltre dieci anni fa, secondo cui i pendolari in sella restano a casa malati in media 2,4 giorni l’anno contro i 4,5 di chi usa l’automobile. A questo si aggiunge l’effetto sul benessere psicologico e, di conseguenza, sulla produttività.
Il supporto delle aziende alla mobilità in bici
FIAB invita infine le aziende a dotarsi di un mobility manager e a offrire servizi concreti — parcheggi sicuri, spogliatoi, spazi per la manutenzione delle bici — presentandoli come un investimento reputazionale, utile anche per attrarre talenti in un mercato del lavoro sempre più attento al welfare.
Il nodo Messina: piste ciclabili contestate
È proprio qui che il quadro messinese mostra le sue crepe. Le polemiche contro le ancora poche piste ciclabili in città non facilitano la realizzazione di una strategia che punti decisamente ad una riconversione sostenibile della mobilità con un ricorso più frequente della bici per recarsi al lavoro.
A questo proposito l’ Associazione FIAB Messina Ciclabile ha più volte segnalato il rischio che l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Federico Basile, rinunci a realizzare vere piste ciclabili in favore di più economiche corsie ciclopedonali, un compromesso che l’associazione giudica insufficiente per garantire sicurezza reale a chi si sposta in bici. Il tema si intreccia inevitabilmente con quello della sicurezza stradale: nel marzo 2026 l’associazione ha organizzato un presidio in memoria di Francesco Vita, ciclista investito e ucciso in via Adolfo Celi.
Pedonalizzazione: passi avanti, ma a macchia di leopardo
Sul fronte della pedonalizzazione, Messina ha comunque compiuto alcuni passi concreti. Il Consiglio comunale ha approvato una delibera legata al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), che punta a ridisegnare entro il 2030 gli spazi urbani a favore della mobilità dolce, includendo isole pedonali come quella già attiva in un tratto di viale San Martino.
Più lineare, almeno per ora, il fronte dei laghi di Ganzirri e Torre Faro, dove è in corso di realizzazione il “Sistema integrato di mobilità dolce Ganzirri-Torre Faro”, un percorso di circa 9 chilometri finanziato dal PNRR, e dove il Comune ha affidato la progettazione del primo lotto della pista ciclopedonale della Laguna di Capo Peloro.
Perché il bike to work resta difficile a Messina
Insomma, il bike to work presuppone un ecosistema urbano in cui pedalare per andare al lavoro sia percepito come sicuro, comodo e supportato dalle aziende. A Messina, la rete ciclabile è ancora frammentata, concentrata attualmente su singoli assi (centro città, viale San Martino, zona dei laghi) più che su un sistema integrato e continuo, e ogni intervento realizzato finora ha innescato conflitti tra amministrazione, comitati di cittadini e associazioni ciclistiche.
Il PUMS ha definito la strategia, adesso va applicato
In questo contesto, il salto che il comunicato FIAB chiede alle aziende — dotarsi di mobility manager, creare parcheggi sicuri e spogliatoi per i dipendenti in bici — rischia di restare un esercizio teorico se a monte manca un’infrastruttura cittadina percepita come sicura e continuativa. Il PUMS approvato dal Consiglio comunale offre una cornice di programmazione fino al 2030, ma la sua traduzione in interventi concreti e condivisi resta, ad oggi, il vero banco di prova per capire se Messina potrà davvero diventare una città bike friendly, per i lavoratori come per le imprese.

