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“Cari ragazzi miei, ricordate che solo la cultura vi rende liberi”

Redazione

“Cari ragazzi miei, ricordate che solo la cultura vi rende liberi”

martedì 04 Febbraio 2020 - 09:23
“Cari ragazzi miei, ricordate che solo la cultura vi rende liberi”

La lettera che Barbara Oteri, preside dell'istituto di Torregrotta ha indirizzato agli studenti, agli insegnanti ed ai genitori

Ai miei ragazzi, ai genitori e agli insegnanti, ricordatevi sempre che solo la cultura può rendervi liberi.”

Così ha inizio una bella lettera aperta che la preside dell’istituto Comprensivo di Torregrotta Barbara Oteri ha voluto scrivere su Facebook, aprendosi a sentimenti e consigli che solo chi ama i giovani e lavora quotidianamente con loro può lasciare fluire dalla propria mente. In una società, dove tutto si è ormai capovolto, dove conta più l’apparire che l’essere, dove sempre più giovani finiscono allo sbando, la scuola ha il ruolo, il dovere di indirizzare e di essere una seconda famiglia, raccontare ed insegnare a vivere i limiti le sconfitte, ma soprattutto insegnare a vivere le proprie crescite. La lettera che verrà di seguito pubblicata, parla di un rapporto importante che tutti i docenti dovrebbero saper instaurare con i propri alunni, ragazzi, che il piu’ delle volte vorrebbero  trovare nei docenti dei secondi genitori, o delle persone da emulare e non soltanto, come più volte accade, semplicemente  figure da temere  e da considerare come macchine sforna voti e pagelle. Il futuro sono i giovani, dalle loro guide e dagli insegnamenti che sapremo tramandare loro  dipenderà il domani della terra,per questo sarebbe bello che tutti leggessero questa lettera di Barbara Oteri, dirigente scolastico Torregrotta

Cari alunni, docenti, famiglie

Ai miei ragazzi, ai loro genitori, ai miei insegnanti, in questa domenica che precede la settimana dedicata allo scrutinio intermedio, mi sento di invitarvi ad una riflessione: ai miei giovani alunni vorrei ricordare che il voto che vedrete in pagella non è riferito alla vostra persona, in crescita, bensì alla vostra prestazione, o meglio, all’efficacia del vostro impegno e come tale deve essere vissuto. 

La cultura rende liberi

Utilizzate queste valutazioni come una cartina di tornasole per confrontarvi con i vostri limiti e con i vostri punti di forza e per comprendere  se l’ impegno  che state profondendo è sufficiente e state andando per la strada giusta, o se  dovete “ricalcolare il percorso” e mettercene  un po’  più. Vi chiedo di ma non cedere mai alla tentazione di autocommiserarvi o , peggio, di sentirvi vittime di chissà quali ingiustizie o antipatie. E vi ricordo che solo la cultura potrà rendervi liberi di  diventare ciò che vorrete e liberi di non essere manovrati come soldatini. 

Fiducia nel sistema scuola

Ai genitori chiedo di aiutarci in questo percorso complesso che ha come unico obiettivo quello di costruire persone solide con fiducia nelle proprie capacità e rispetto per le differenti attitudini, di riporre fiducia nel sistema scolastico e di non cedere alla tentazione di “difendere” i vostri figli dalle valutazioni: non è una guerra e non apparteniamo a schieramenti contrapposti.

Pensate ai talenti

Ai miei insegnanti vorrei solo ricordare che il momento dello scrutinio è solo una formale ratificazione di una valutazione che deve essere costruita giorno per giorno; le istituzioni scolastiche in seno alla loro autonomia didattica concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere, riconoscono e valorizzano le diversità e promuovono le potenzialità di ciascuno.

Anche La legge 107/2015 nel rafforzare l’autonomia scolastica intende garantire il diritto allo studio, le pari opportunità di successo formativo, contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali (art.1, c,1) e riconoscere i talenti di ognuno nell’articolazione di una conseguente progettazione individualizzata e personalizzata che tiene conto delle “diverse normalità” di ciascuno assume particolare rilevanza il tema della valutazione. Quest’ultima è cambiata nel corso degli anni fino ad assumere l’attuale significato di valutazione per l’educazione. La valutazione ha perso la sua originale funzione selettiva di individuare i capaci e meritevoli al fine di organizzare selezionare la nuova classe dirigenziale.

Il nostro ruolo formativo

Attualmente la finalità della valutazione è quella di condurre al miglioramento e all’efficacia del processo di insegnamento-apprendimento. Non è solo valutazione sommativa di obiettivi, e del livello corrispondente, mediante la somministrazione di prove strutturate verifiche e interrogazioni, ma essenzialmente formativa in quanto, mettendo al centro lo studente, considera il suo iniziale bagaglio di esperienze, i suoi punti di forza e debolezza e nel renderlo consapevole dei suoi processi di apprendimento concorre al miglioramento e al successo formativo.

Una valutazione immotivatamente bassa può influire sull’autostima e contribuire immagini distorte di se stessi, una valutazione immotivatamente alta può influire sul senso di responsabilità e sulla percezione meritocratica legata alla causa- effetto dovuta al rapporto  impegno uguale risultati. Il D.Lgs 62/2017 disciplina il tema della valutazione che viene considerata prioritariamente nella sua valenza educativa e formativa, volta ad attivare processi di autoconsapevolezza nello studente ai fini del successo formativo. Esso porta a regime la certificazione delle competenze acquisite non solo nei formali processi formativi di istruzione, ma anche in quelli informali e non formali.

Infine ricordo che per gli alunni con disabilità la valutazione deve riferirsi alle attività svolte sulla base del Piano Educativo Individualizzato, così pure per gli alunni con difficoltà specifiche di apprendimento si deve fare riferimento al loro Piano Didattico Personalizzato.

Ogni alunno è diverso da tutti

La sfida della scuola è quella di riuscire a personalizzare i percorsi di insegnamento-apprendimento non tanto nel senso di progettare percorsi differenti per ognuno degli alunni, quanto piuttosto pensando alla classe come una realtà composita in cui mettere in atto molteplici modalità metodologiche funzionali al successo formativo di tutti.

La vostra DS

Barbara Oteri

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