Sold out per il "Riccardo III - Suite d’un marriage" a Santa Maria Alemanna - Tempo Stretto

Sold out per il “Riccardo III – Suite d’un marriage” a Santa Maria Alemanna

Tosi Siragusa

Sold out per il “Riccardo III – Suite d’un marriage” a Santa Maria Alemanna

martedì 20 Novembre 2018 - 16:18
Sold out per il “Riccardo III – Suite d’un marriage” a Santa Maria Alemanna

La persuasione del male e un abbraccio nuziale mortale ci inducono a specchiarci negli abissi delle coscienze

Nella Chiesa di Santa Maria Alemanna, ha debuttato in apertura della sesta edizione di “Atto Unico. Scene di Vita. Vite di Scena” la piece in argomento, che ha inteso indagare sull’oltre, nelle interiori profondità, per affrontare i fantasmi che ci hanno perso a noi stessi. Vittima e carnefice si sono continuamente sovrapposti in quella che è apparsa un’unione mortale. Auretta Sterrantino ne è stata in uno autrice e regista, e, attraverso una fitta attività di tessitura drammaturgica e di direzione, ha messo in scena due personaggi contendenti determinati, entrambi con un gran carico di sofferenza che hanno ricercato il dominio sull’altro quale imperativo assoluto per nascondere fragilità profonde e insanabili. Richard, che è stato abusato perché deforme, ha vissuto covando, bramoso di potere, con sede di vendetta quale nemesi, e ha fatto della sua sofferenza un’arma impropria, un fragile mostro, putrido, odioso, ha intrattenuto un’esistenza al di fuori di sé, a scapito di tutto; Lady Anne, ambigua, incostante, sovente doppia, a tratti contagiata dal male. Il dinamismo attoriale è stato suggerito dalla drammaturgia, e così sono apparsi bene in parte Michele Carvello e Giulia Messina, provenienti dalla Fondazione INDA di Siracusa, giovani protagonisti molto duttili e plasmabili, entrambi nei ruoli di vittime e carnefici, coni azioni e reazioni che si sono innescate in un gioco al massacro. Lui di bianco vestito, gilet e larghi calzoni … .lei corpetto e gonna lunga neri, scalzi, i volti bistrati….Movimenti corporei prima che parole; la coppia si è fronteggiata a lungo. Valeria Mendolia ha curato il dinamico allestimento, rendendo lo spazio in uso luogo sacro del rito con pochi elementi simbolici, non rinunziando ad una essenzialità minimalista ma di impatto: rametti di erica sono stati posti su una gradinata, dietro cui si è stagliata una stoffa drappeggiata quale scultura. Le musiche tendenti al techno sono state di Filippo La Marca e Vincenzo Quadarella, suoni elettronici e dissonanti in armonia sempre con parole e movimento. A tratti la musica si è fatta ossessiva,le sonorità hanno mimato un temporale, non giunto però a scoppiare, trattenuto. Latino, inglese, italiano, comunque sempre lirico il linguaggio, con nenie che si sono andate ripetendo, elementi rituali della tradizione con adattamento alle condizioni e emozioni …. Prestato, vecchio, nuovo, blu, e ancora la reiterazione dell’incipit “È giunto l’inverno del nostro scontento …..” scontento non solo nella situazione stantia della città, ma fra i due, un baratro si è aperto e fremito di guerra è stampato sul volto del rozzo, sbilenco e incompiuto, che ha in odio la noia fatale. Nell’incostante trastullo del tempo sono state parole, poi ancora danze di contrapposizione, di lotta per l’affermazione del potere. Richard ha scoperto il drappo ed è rimasta una gruccia a forma di croce, parzialmente coperta da un telo bianco/nero ed uno rosso. La pietà non ha mai trovato dimora nei loro occhi, prestato è stato il sorriso che Lei ha stampato sul volto, prestata è stata Lei al matrimonio, prestato Lui al palcoscenico ….Lei debole, mutevole, malata, alterata, schizzata, si è trascinata straccio logoro sul sentiero delle allucinazioni. Lei vecchia, giovane, ma già sì vecchia vedova di Edoardo ….Il mantello bianco/nero è stato poi preso ed è residuata una bianca croce, ricoperta di rossa stoffa. Lei è stata pronta all’altare e il miele di Lui l’ha avvinta, la sua tecnica simil-umana, meccanica, l’ha inglobata. Lui istrice, istrione, affabulatore, viscido, dissimulatore. Angeli sporchi,Loro, con Lui che ha invocato di essere usato quale specchio per le nostre anime. Richard, il nuovo Signore eLei è stata vestita di nuovo, quale serva al padrone. Danze macabre, ancora, da replicanti, con movimenti sincopati. Blu, ancora, è stato il colore che Lei ha portato in petto, blu come il mare in cui avrebbe voluto sprofondare. Pioggia poi è caduta, e buio tagliente, e bianco pallore ha ricoperto il volto di Lei emaciato. E ci sono state le promesse, luci fredde e le altre parole di rito. Quando è stato il momento del bacio Lei gli ha morso le labbra per gustare il suo sangue, Lui si è allora coperto col mantello blu, è stato invaso da spettri, ha amato e odiato se stesso. Lei ha infine indossato il drappo rosso, rossa di rabbia e la croce bianca si è stagliata mentre son ripresi i movimenti di danza ….Rosso è divenuto l’abito di Lei per la sua dannazione, che poi ha tolto e ha sistemato al centro della scalinata. È tuonato e la pioggia è infine caduta, i corpi si sono sfiorati e abbracciati e la pioggia ha scosso gli animi … Lei si è infine sdraiata, le gambe sulla scalinata e le braccia allargate mentre il sole non ha voluto risplendere … Lui con il mantello si è allontanato ripetendo: “E ecco, arriva quell’ora in cui tutto resta non tanto com’era, ma come sarà”. Riscrittura, in conclusione, ben riuscita e piece intensa, ben congegnata e il numeroso pubblico ha molto gradito. Ha avuto poi seguito il primo appuntamento di “Alla Tavola del Re”- La Tavola Rotonda, moderato da Vincenza Di Vita, introdotto da Auretta Sterrantino, con interventi garbati e pertinenti di Maria Teresa Marchese, prof. Associato di Letteratura inglese e di Francesco Paolo Campione, prof. di Storia dell’arte e Museologia. La Di Vita ha tracciato un excursus delle tante trasposizioni della tragedia shakespeariana di fine 500, mettendo in rilevo in particolare quella di Carmelo Bene, in cui si è lavorato per sottrazione, come ha peraltro fatto Auretta Sterrantino sul personaggio di Lady Anne, e quella di Roberta Torre, interpretata da Massimo Ranieri, con uno studio sulla deformità in primis psichica. La Sterrantino ha evidenziato di non avere voluto ignorare Shakespeare, ma come dietro la propria rappresentazione ci sia la tragedia greca e che, diversamente dall’autore, che aveva allocato i personaggi su un asse chiaro, qui essi sono stati invece tolti dall’asse. Certo, il Teatro Inglese della crudeltà ha pervaso la rappresentazione del suo spirito e anche Lady Anne ne è stata invasa, snaturato essendo che lei si innamori dell’assassino del suocero e del marito- in quel dialogo d’amore con rovesciamento del canone del petrarchismo- di quell’essere snaturato che ha interrotto l’ordine di Dio. Un plauso all’iniziativa.

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