Dunkirk, o dell’amor di patria

1940, Dunkerque, sulle coste della Francia del Nord. I tedeschi hanno respinto le truppe inglesi e francesi sul mare, non c’è altra via che la ritirata, ma solo un miracolo può salvare un esercito di 400.000 soldati. Dalle alte sfere, Churchill ordina di requisire le imbarcazioni dei civili inglesi, e molti proprietari decidono di pilotarle personalmente per salvare i propri compatrioti, nella speranza che ne sopravvivano almeno 35.000 per garantire la difesa dell’isola.

Gli aerei tedeschi bombardano le navi della Marina e migliaia di uomini muoiono affogati, uomini che fino ad un momento prima mangiavano pane e marmellata, sicuri di essere in salvo ormai. Il panico attanaglia le truppe, che attendono, attendono il miracolo, e intanto si ode il rombo degli aerei in un mare burrascoso. Tra gli uomini regna il silenzio, silenzio di rassegnazione, ma anche di speranza impressa negli occhi terrorizzati di ognuno di loro.

Gli ufficiali, il comandante della Marina (Kenneth Branagh) e il colonnello dell’esercito (James D’Arcy), attendono stoicamente che il miracolo avvenga sul lungo molo bianco di Dunkerque. Ed infine il miracolo si compie: centinaia e centinaia di barche di civili che hanno attraversato la Manica appaiono all’orizzonte. “La patria!”. Infine si salvarono bel 335.000 uomini.

Dunkirk si divide su tre piani, fisici e temporali: il molo (una settimana), il mare, cioè il salvataggio da parte dei civili (un giorno) e il cielo, la contraerea (un’ora), la quale contrasta l’aeronautica tedesca, ed il nostro eroe pilota (Tom Hardy) interpreta una parte fondamentale.

Nessun nome per i personaggi, nessun vero protagonista, solo ruoli e gradi, pochi dialoghi, ma tanti sentimenti e soprattutto un intenso lavoro di montaggio, anche sonoro (le musiche sono di Hans Zimmer), che va ad accrescere la tensione sempre presente, la paura sempre forte. È un film che lo spettatore sente con la testa, col cuore, questo è il cinema delle sale cinematografiche, non può essere percepito attraverso lo schermo di un computer, e questo anche perché Christopher Nolan ha deciso di girarlo in pellicola 70 mm con la tecnologia IMAX, che potenzia la qualità della pellicola stessa.

Se Sorrentino dopo aver girato Youth in digitale ha deciso di non tornare più alla pellicola, registi come Kaurismaki, Tarantino e lo stesso Nolan non accettano questo cambiamento verso il digitale. La scelta di Nolan in questo caso si accoppia ad un incredibile lavoro di fotografia: niente blue o green screen, le riprese sono tutte dal vivo, in digitale sono stati ricreati soltanto gli attacchi aerei e questo potrebbe far valere a Dunkirk una nomination agli Oscar per la fotografia. Per non parlare del lavoro di ricostruzione storica del molo bianco distrutto dai tedeschi.

Nolan è un indiscusso Autore contemporaneo che riesce a elaborare prodotti di alta qualità pur restando un regista fondamentalmente hollywoodiano, non è mai stato commerciale, nemmeno quando ha diretto la trilogia di Batman, nella quale due attori qui presenti hanno già collaborato con lui, ovvero Cillian Murphy e lo stesso Hardy.

Lavinia Consolato