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118 anni fa la battaglia di Adua. Corona d’alloro alla Batteria Masotto

118 anni fa la battaglia di Adua. Corona d’alloro alla Batteria Masotto

lunedì 03 Marzo 2014 - 10:11
118 anni fa la battaglia di Adua. Corona d’alloro alla Batteria Masotto

Un’occasione per far riflettere tutta Messina - città cui storicamente le batterie siciliane sono affettivamente ed indissolubilmente legate - che renda onore a quei valorosi siciliani che ad Adua si immolarono per una “missione di salvezza” il cui ricordo va ancor più accresciuto

La sezione di Messina dell’Associazione Storico Culturale “Lamba Doria”, in occasione del118°Anniversario della Battaglia di Adua, sabato 1 marzo ha deposto una corona d’alloro al monumento dedicato alla Batteria Masotto a Messina per commemorare gli artiglieri delle batterie siciliane che si immolarono tra le ambe di Adua il 1° marzo 1896.

La dott.ssa Angela Ristagno ha invitato i presenti a un minuto di raccoglimento recitando una preghiera per tutti i caduti di quella terribile battaglia e ricordando tra l’altro il mai dimenticato Guglielmo Trovato, storico delle batterie siciliane.

Un gesto non solo simbolico ma pieno di significato che vuole sensibilizzare, specie nelle giovani generazioni, il valore educativo della memoria storica che va alimentato per non far cadere nell’oblio il sacrificio di tanti ragazzi messinesi chiamati a combattere sotto le bandiere del nascente Stato Italiano e che ancor oggi merita il giusto, pieno e rinnovato riconoscimento.

Si è certi che anche una semplice deposizione corona contribuirà alla conservazione della memoria collettiva di una pagina di storia italiana, seppur tragica ma pur sempre eroica, in cui si distinsero tanti siciliani che ebbero il merito di condurre una battaglia con vero spirito nazionale, consolidando quel sentimento identitario che è giunto fino ai giorni nostri.

In sintesi un’occasione per far riflettere tutta Messina – città cui storicamente le batterie siciliane sono affettivamente ed indissolubilmente legate – che renda onore a quei valorosi siciliani che ad Adua si immolarono per una “missione di salvezza” il cui ricordo va ancor più accresciuto. Così lo spirito di quegli eroi come il Tenente Emilio Ainis potrà ancora librarsi tra le schiere degli eletti della nostra terra che hanno contribuito a “fare l’Italia”, tramandando alle generazioni future il ricordo indelebile del loro passato.

Il compianto prof. De Stefani nella sua opera omnia Adua nella storia e nella leggenda, Palermo 2004, riporta:“…In qualsiasi altro paese che non l’Italia un episodio collettivo di quel genere, sia pure in una guerra perduta (ma con onore dal punto di vista militare), sarebbe stato celebrato con strumenti efficaci di commemorazione duratura, per tramandarne nel tempo, con immediatezza tangibile a livello pubblico, la perenne memoria…”

In uno scenario di sensibilità variegate, l’Associazione Storico Culturale “Lamba Doria” continuerà a commemorare le batterie siciliane nel luogo ove esse partirono per la sventurata campagna d’Africa – tramandato ai posteri con il monumento in bronzo del Buemi -, perpetrando così la memoria dei nostri cittadini messinesi fulgido esempio di assoluta dedizione al dovere e splendida testimonianza di abnegazione spinta fino all’estremo sacrificio della vita. Da quel drammatico evento consumato in una terra così lontana dobbiamo trarre l’esempio e la forza per alimentare gli ideali e i valori cardini che ispirarono più di un secolo e mezzo fa i padri dell’Unità d’Italia e che oggi rappresentano la guida etica e morale per il nostro fare quotidiano di uomini e di cittadini.

Una breve ricostruzione storica: …nelle fasi concitate della battaglia combattuta tra le ambe di Adua il 1° marzo 1896, gli artiglieri delle “batterie siciliane”, per coprire la ritirata della Brigata Albertone, ricevettero dal proprio Comandante il seguente ordine fatale: “la 3ª e 4ª batteria sparino sino all’ultimo colpo e si sacrifichino sul posto”. Tutti obbedirono! Nelle sue memorie il Tenente Ernesto Cordella, uno dei pochi superstiti, riporta mestamente:“…in mezzo al trionfo della morte veniva all’artiglieria italiana assegnata una missione di salvezza: il sacrificio, proprio a scudo degli altri…”. Alle ore 10, sparati gli ultimi colpi, i ragazzi delle “batterie siciliane” vennero sopraffatti da un’orda di scioani. Caddero sul campo 8 su 10 ufficiali e 79 su 135 artiglieri e caporali della 3ª e 4ª batteria bianca da montagna della Brigata Albertone: in poche ore le “batterie siciliane”, comandate rispettivamente dal Capitano Bianchini e Masotto, si dissolsero tra le ambe di Adua in un’alone di leggenda. Con le sue 2 Medaglie d’oro, 31 d’argento, 73 di bronzo e i 7 encomi solenni, questo tragico episodio rappresenta senza dubbio un esempio di sacrificio collettivo di un’unità militare.

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Un commento

  1. Come mai non ci sono articoli, almeno sulle voci, che parlano della NON concessione, da parte del sindaco, all’Esercito dell’area per lo svolgimento della cerimonia che si svolge.. va ogni anno in questa occasione?
    Redazione di Tempostretto non ne è al corrente o non ne vuole parlare?

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