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L’Autorità di sistema portuale dello Stretto ha senso solo con Villa e Reggio

L’Autorità di sistema portuale dello Stretto ha senso solo con Villa e Reggio

venerdì 24 Agosto 2018 - 06:04
L’Autorità di sistema portuale dello Stretto ha senso solo con Villa e Reggio

Rete Civica per le Infrastrutture del Mezzogiorno torna ad analizzare la situazione dell'Autorità portuale dello Stretto, ponendo come base imprescindibile l'unione con Reggio e Villa, piuttosto che qualunque ipotesi con Gioia Tauro.

Ferma restando la speranza che l'Autorità Portuale di Messina divenga la 16^ Autorità Portuale di Sistema Portuale, come accennato dal ministro Toninelli, Rete Civica Per Le Infrastrutture ribadisce il proprio impegno in coerenza a quanto sostenuto sin dall'agosto del 2014: l'Autorità di sistema Portuale deve avere un senso strategico e potrà essere credibile anche con futuri governi e persino in sede di Unione Europea, solo a condizione che sia l’"Autorità di sistema dello Stretto", acquisendo la propria rilevanza quale Istituzione che sovrintende, organizza e gestisce il passaggio di navi, merci e passeggeri nello Stretto, inteso quale luogo geografico e snodo fondamentale per chi provenga da Suez e risalga verso i porti del Mediterraneo e viceversa.

La 16esima Autorità di Sistema Portuale otterrebbe, allora, la sua giustificazione strategica e logistica, non solo come primo porto passeggeri (rilevante quale nodo primario) e secondo porto petrolifero d'Italia (secondo pure per volumi di iva prodotti), ma soprattutto perché verrebbero rispettati i requisiti previsti dal regolamento Europeo del 2013 di appartenere ad nodo urbano primario (requisito già sufficiente che salva Napoli, Bari e Palermo) oltre ad avere un traffico complessivo maggiore dell’1% tra rinfuse solide e liquide trasportate, e legittima la richiesta alla UE per trasformare il sistema Messina – Milazzo e dello Stretto in porto Core, cioè in porto di rilevanza strategica della Rete Transeuropea TEN T.

Per Ferdinando Rizzo e Giovanni Mollica, è paradossale come siano stati ricompresi tra i “Core”, dalla riforma Delrio del d.lgs. n. 169/2016, porti come La Spezia, Ancona e Taranto, che non godono di traffici commerciali adeguati e neppure risultano nodi primari. Per non dire di Civitavecchia con traffici irrisori e come porto di Roma che però non è sul mare.

Fondamentale dunque l'unione con Villa San Giovanni e Reggio Calabria (o almeno con una di esse) che hanno tutto da guadagnare in termini di investimenti e servizi, liberandosi dell'abbraccio mortale con Gioia Tauro in crisi perenne e strutturale (quest’anno perduto un altro 20% del traffico transhipment), porto finanziato dalla Regione Calabria per sopravvivere.

Del resto il comune di Villa San Giovanni a suo tempo si era espresso, sia pure informalmente, in senso positivo. Lo “scambio” con Reggio Calabria dovrebbe invece basarsi sulla implementazione dei collegamenti aeroportuali, l’efficientamento dell'intermodalità treno, nave, aereo, gestito con navi veloci e finanziato direttamente dalle economie della nascente AdSP con una ottimizzazione logistica delle 2 città metropolitane sul modello di quanto già avviene in realtà virtuose.

Qualsiasi altra soluzione potrebbe apparire più facile, ma renderebbe la nascente Autorità di Sistema Portuale di Messina, gracile e priva di rilievo economico, commerciale e infrastrutturale, speculativamente aggredibile da altri governi ma anche da città metropolitane vicine, ma soprattutto ad di fuori dei parametri europei perché mancherebbe l’altra metà del nodo primario e, dunque, non avrebbe alcuna possibilità di essere trasformata in porto core, per la mancanza di valenza strategica.

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Un commento

  1. Calabria?? No grazie troppo partigiani e antimessina (perché poi non lo capisco).

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