Concorso Cavaleri, premio speciale giornalismo a Benedetta Catanoso - Tempostretto

Concorso Cavaleri, premio speciale giornalismo a Benedetta Catanoso

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Concorso Cavaleri, premio speciale giornalismo a Benedetta Catanoso

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venerdì 14 Giugno 2019 - 07:38

Messina- "Aiutare è doveroso, perchè il mio diritto alla felicità vale quanto quello dei miei antenati che cercavano fortuna in America"

Si conclude oggi la pubblicazione dei temi dei vincitori del Concorso Silvana Romeo Cavaleri, che ha visto la partecipazione di 120 studenti dei licei messinesi

PREMIO SPECIALE DI PRATICA IN GIORNALISMO L’ECO DEL SUD

BENEDETTA CATANOSO (III B LA FARINA)

“Historia magistra vitae”. Per comprendere, risolvere e vivere il presente devo necessariamente aprirmi al passato, predispormi all’ascolto, al silenzio, alla riflessione. Lo considererei più che un’alternativa un dovere, morale e non, unico capace di privarmi di un fatalismo che, altrimenti, governerebbe la mia vita a mia insaputa.

Tutto ciò di cui dispongo, di cui sono circondata, tutto ciò che quotidianamente svolgo, che costituisce il mio presente e identifico come “normale” è conseguenza di un passato, di azioni, decisioni, lotte di qualcun altro, da me apparentemente molto lontano, ma pragmaticamente mai così vicino.

Realizzare che questo “qualcun altro” sono io per le generazioni future mi catapulta in una realtà di cui è sempre troppo difficile prendersi la responsabilità e conferisce dignità ad una riflessione, per nulla scontata, in grado di modificare il presente che viviamo e l’avvenire a cui ogni giorno miriamo.

Dalla riscoperta degli eventi, delle conquiste e dei drammi trascorsi non è difficile intuire l’importanza che la solidarietà e l’aiuto reciproco abbiano avuto nelle vicende umane, cogliere il valore di un altruismo vitale che ha cambiato la realtà e ridato speranza a persone che la credevano perduta. Analogamente l’indifferenza, l’intolleranza e la dimenticanza risultano simboli di distruzioni e tragedie. Ne scaturisce, così, una forte presa di coscienza che ci rende capaci di dubitare, di criticare (nella sua accezione greca di vagliare, giudicare, passare in rassegna) più attenti e meno ignavi perché tutti coinvolti, nessuno escluso.

Dall’olocausto alle recenti lotte razziali passando per la schiavitù coloniale: siamo tutti protagonisti delle tragedie del mondo e se non le stiamo vivendo in prima persona significa che abbiamo avuto la fortuna di non nascere nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Non è tuttavia necessario viaggiare troppo a lungo indietro nel tempo per prendere atto della sofferenza reale, facilmente tangibile quale risulta quella dei migranti che quotidianamente rischiano la vita per raggiungere i nostri porti.

Non sono decisioni prese a cuor leggero, non sono viaggi, né avventure, bensì effetti di una vita impossibile che comincia a prendere le sembianze di una morte terrena. Sono diritti inalienabili, calpestati come tappeti, sono storie di bambini, donne, anziani, famiglie che urlano richieste d’aiuto che meritano, né più né meno di noi, la possibilità di una vita quantomeno dignitosa.

Se immedesimarsi è difficile, aiutare è doveroso perché il mio diritto alla vita e alla felicità vale quanto quello dei miei antenati che cercavano fortuna in America “invadendo” numerose città, vale quanto quello di un ragazzino mio coetaneo che lascia un luogo ormai impossibile da definire “casa” salendo su un barcone con la consapevolezza che questo potrebbe essere l’ultima cosa che i suoi occhi vedranno.

Rendersi conto di ciò significa vivere razionalmente la realtà, rispettare la vita e il passato, non farsi intimidire da notizie allarmanti e infondate che taluni tentano di trasmetterci.

Vivendo in società siamo vulnerabili, sempre più soggetti a canali di informazione che influenzano le nostre idee più di quanto ci risulti possibile da cui possiamo distaccarci solo rimanendo informati e, soprattutto, umani.

L’essere umano si distingue dagli altri esseri viventi per l’empatia, considerare il dolore altrui proprio dolore individuale (Seneca già parlava di uomini come “membra di uno stesso unico corpo”); forse adesso, testimoni di una storia agghiacciante, è arrivato il momento di Aprire (verbo da preferire al suo contrario) le menti e i cuori all’ “altro” per evitare tutto il male che abbiamo sempre criticato e che ci ha finora contraddistinto.

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