Condanna annullata se la notifica non è all'imputato. La sentenza a Messina

Condanna annullata se la notifica non è all’imputato. La sentenza a Messina

Alessandra Serio

Condanna annullata se la notifica non è all’imputato. La sentenza a Messina

martedì 28 Maggio 2024 - 07:03

Un verdetto destinato a far discutere, visto che con la legge Cartabia non ci sarebbe mai stato

Messina – La sentenza di condanna non è valida se all’imputato non sono state regolarmente notificate le convocazioni. Né è “valido” il verdetto di primo grado e può essere processato in appello, se le notifiche non sono state effettuate.

E’ così che è stata cancellata la condanna a 3 anni per un uomo di 36 anni, imputato a Messina per violenza e maltrattamenti. In appello è passata infatti la linea del suo difensore, l’avvocato Tonino Aliberti, che ha eccepito la nullità delle notifiche. L’uomo era stato denunciato nel 2017, periodo in cui si trovava domiciliato nel centro di prima accoglienza per migranti gestito dalla Croce rossa italiana in via Salita Contino.

La denuncia era arrivata da una donna, che lo accusava di violenze, e dal responsabile dello Sprar, che lo aveva segnalato per il danneggiamento della porta di un locale della struttura. Le prime notifiche del procedimento erano quindi state effettuate nello Sprar di Messina Centro. La struttura di prima accoglienza poi però ha chiuso e di lui si sono perse le tracce. Le notifiche, tuttavia, sono proseguite “regolarmente” e il nigeriano è stato considerato colpevolmente irreperibile. Dopo la denuncia di primo grado, l’avvocato Aliberti ha proposto l’appello e i giudici di secondo grado hanno ribaltato la decisione, rispetto al Tribunale, annullando tutto.

Se fosse stata applicata la riforma Cartabia, per il 36enne sarebbe stato impossibile proporre giudizio d’appello, dove la linea del Tribunale è stata sconfessata. Il nigeriano, irreperibile di fatto, non avrebbe potuto firmare la procura al difensore d’ufficio, come espressamente richiesto dalla riforma. E’ anche per questo motivo che gli avvocati chiedono la modifica della norma, che non consentirebbe la piena difesa in questi casi.

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