Continuità territoriale nello Stretto, presidio Prc il 17 aprile: "No al ponte, sì a servizi efficienti"

Continuità territoriale nello Stretto, presidio Prc il 17 aprile: “No al ponte, sì a servizi efficienti”

Redazione

Continuità territoriale nello Stretto, presidio Prc il 17 aprile: “No al ponte, sì a servizi efficienti”

venerdì 27 Marzo 2026 - 11:30

Il Partito della rifondazione comunista aderisce all’appello lanciato dalla Filt Cgil Messina in occasione dello sciopero dei lavoratori Blujet. "Lavoro e messa in sicurezza"

MESSINA – “Strutture fatiscenti, cantieri aperti, mancanza di percorsi adeguati per i cittadini che devono raggiungere eventuali altri mezzi per proseguire i rispettivi viaggi, rappresentano lo scenario che caratterizza la mobilità sullo Stretto di Messina”. Così il Partito della rifondazione comunista aderisce all’appello lanciato dalla Filt Cgil Messina ad attuare un presidio per avviare una mobilitazione per la continuità territoriale nello Stretto, in occasione della giornata di sciopero del 17 aprile dei lavoratori della Blujet, indetto dalla stessa sigla insieme alla Uil Trasporti. L’appuntamento è dalle 14,30 davanti alla Stazione Centrale.

A firmare la nota Tania Poguisch, segretaria Comitato Regionale Siciliano Prc, Alfredo Crupi, segretario Federazione Provinciale Messina Prc, e Antonio Currò, segretario Circolo “Peppino Impastato” di Messina.

“Sì a un contratto unico dello Stretto, basta iniquità salariali tra lavoratori”

Il Prc “sostiene da tempo che il ponte sullo Stretto non è la soluzione per garantire la continuità territoriale. “Il Ponte” c’è già, ed è rappresentato dalle migliaia di lavoratori marittimi che quotidianamente, attraverso il loro servizio, garantiscono ai cittadini il passaggio tra le due sponde. Lavoratori altamente professionalizzati che non vengono retribuiti adeguatamente. Rifondazione Comunista appoggia la rivendicazione dell’organizzazione sindacale che, mentre chiede di adeguare tutti i salari nello stretto, al contempo denuncia l’iniquità di una condizione salariale che marca profonde differenze tra i lavoratori a causa dei diversi contratti integrativi. Paradossalmente, a essere penalizzati sono proprio i lavoratori delle aziende a carattere pubblico, quelle che avrebbero l’obbligo di garantire la continuità territoriale. Giusto, dunque, rivendicare un contratto unico dello Stretto, che assicuri ai lavoratori un salario adeguato al costo della vita, e che impedisca anche forme di concorrenza sleale tra le aziende che operano nello Stretto”.

“Inaccettabile che il governo voglia investire 15 miliardi nel ponte sullo Stretto, serve potenziare lle infrastrutture esistenti”

Il Prc “condivide quanto denunciato nell’appello della Filt Cgil circa le condizioni critiche in cui versano le infrastrutture dello stretto oggi. Passeggeri costretti ad una condizione di precarietà evidente e soggetti a forti disagi all’interno dell’attuale sistema di traghettamento. Rifondazione ritiene dunque inaccettabile che il governo voglia investire 15 miliardi di euro in un’opera inutile, dannosa e pericolosa, che non si farà mai e sta producendo solo stipendi e lauti guadagni per pochi privilegiati, quando a Messina e in tutta la Sicilia sono le infrastrutture primarie a mancare. Il Prc, insieme all’organizzazione sindacale che ha lanciato l’appello e a tante altre forze politiche,sociali e ambientaliste, ritiene che quei soldi debbano essere utilizzati per potenziare i servizi già esistenti, mettere in sicurezza il territorio ed agevolare i cittadini nel quotidiano. Come evidenziato dalla Filt, “oggi il porto e lo Stretto rappresentano una fonte di reddito sicuro e strutturale per migliaia di famiglie messinesi e non siamo disponibili a barattare la sicurezza occupazionale con l’incertezza”. Occorre dunque potenziare e modernizzare le infrastrutture già esistenti relative al sistema di traghettamento, garantire ai lavoratori marittimi un’occupazione stabile e un salario dignitoso”.

“I fondi del ponte per messa in sicurezza del territorio e continuità territoriale”

A tale riguardo il Prc “segnala il decreto con cui il governo ha disposto lo storno di quasi 2,8 miliardi dal finanziamento del Ponte destinandoli alle Ferrovie. Esso appare un segnale positivo ma Insufficiente. Insufficiente perché intanto sono pochi e lasciano in piedi il progetto della mega opera; poi perchè sono “spalmati” su tutta Italia e non restano a sostenere lo sviluppo della Sicilia e del Sud; infine perché, proprio in quanto il progetto della mega opera resta in piedi, nello stesso decreto si prevede che verranno riallocati sul ponte a partire dal 2030”.

E ancora: “Rifondazione ritiene invece che il governo debba impegnare in misura massiccia i fondi già stanziati per il progetto del Ponte sia per la difesa e la valorizzazione della continuità territoriale tra Sicilia e Calabria già esistente e sostenibile, sia per mettere in sicurezza il nostro territorio. Infatti esso è esposto a un gravissimo rischio sismico ed estremamente vulnerabile anche sotto il profilo del rischio idrogeologico, come da ultimo evidenziato dai danni causati dal ciclone Harry e dagli  altri eventi climatici “estremi”. Eventi con i quali ormai dobbiamo imparare a convivere quali elementi assolutamente prevedibili, uscendo da una logica emergenziale errata e inefficace”.

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