Crisi climatica. Le colline possono proteggere Messina? Ecco come

Crisi climatica. Le colline possono proteggere Messina? Ecco come

Alessandra Serio

Crisi climatica. Le colline possono proteggere Messina? Ecco come

domenica 27 Settembre 2026 - 08:10

Cosa possono fare gli enti locali per trasformare i villaggi messinesi da aree a rischio a cortina di protezione. Parola di agronomi

MESSINA – Cosa si può fare a Messina per far fronte alla crisi climatica? Cosa possono fare i cittadini, cosa dovrebbero fare le istituzioni, per governare il territorio, ridurre i rischi, rendere la città più vivibile? Tempostretto lo ha chiesto a diversi esperti, settore per settore, e ha raccolto analisi, risposte e proposte in una rubrica domenicale. A cominciare dagli agronomi. Con il presidente dell’Ordine di Messina Stefano Salvo si è perciò analizzato lo stato dei villaggi messinesi. Adesso gli esperti agronomi e forestali provano a indicare alcune proposte. A rispondere ad Alessandra Serio è ancora una volta il presidente Salvo.

Per rafforzare il territorio dei villaggi, alla luce della sua analisi, sembrano essenziali interventi in coordinamento, quindi gestiti dall’ente locale. Da dove si potrebbe cominciare?

Dal censimento dei terreni incolti o sottoutilizzati. E’ essenziale capire di chi sono, quanto sono estesi, quali sono le potenzialità di quei terreni, per inserirli in circuiti produttivi. Il censimento è essenziale anche per la prevenzione incendi, perché recuperare i terreni collinari, mantenere il paesaggio, è l’azione di difesa dal fuoco più efficace per la città di Messina.

Un obbligo di pulire i terreni dalla vegetazione infestante esiste già in qualche maniera. Ma non sembra bastare.

Non si tratta soltanto di realizzare taglia fuochi, mantenere le scarpate periodicamente o “convincere” i proprietari a pulire i terreni vegetazione infestante. Un terreno coltivato o comunque gestito è quasi sempre più sicuro di un terreno abbandonato. Quindi all’obbligo di pulitura annuale dei terreni bisogna far seguire i controlli successivi, affidate ad associazioni o enti, l’importante è che si tratti di personale qualificato. Il coinvolgimento delle associazioni può favorire un controllo più capillare e una maggiore collaborazione tra proprietari, amministrazione e comunità locali. E si tratta poi di riportare l’agricoltura sulle colline, in sostanza.

Quali sono le coltivazioni più adatte ai nostri territori, nell’ottica di un recupero agricolo produttivo?

Certamente gli oliveti, agrumeti, vigneti, noccioleti, mandorleti e altre specie similari dove le condizioni lo permettono. Ma sono utili, e più facilmente gestibili, anche orti periurbani e colture di nicchia ad alto valore, come erbe aromatiche, miele, piccoli frutti, piante officinali. Un’agricoltura biologica o integrata, che può rendere meglio su superfici piccole se legata a mercati locali (per esempio i mercati del contadino, ecc.) e turismo. Tali soluzioni possono funzionare soprattutto se il recupero non punta solo a “pulire” ma a creare reddito stabile appunto.

Eppure oggi dai villaggi collinari tutti se ne vanno e molti terreni perdono valore

stefano salvo 1

La perdita di valore dei terreni è il risultato dell’abbandono del territorio che comporta la mancata manutenzione dei terreni. Di conseguenza crollano i sistemi tradizionali di regimazione delle acque, pensiamo ai terrazzamenti e ai muretti a secco. Intervenire su ciglionamenti e terrazzamenti, canalette e scoline, sentieri poderali, è una delle azioni più importanti perché riduce e previene fenomeni erosivi, frane superficiali, perdite di suolo, abbandono progressivo dei fondi. Effettuate queste attività, si può pensare a una riforestazione mirata, applicando i criteri di ingegneria naturalistica. Dove il terreno non è più adatto a un uso agricolo diretto, si può prevedere un recupero ambientale attraverso le specie autoctone mediterranee, o fasce boscate antierosione, effettuando consolidamenti con palificate vive, graticciate, fascinate, rinaturalizzazione delle aree più instabili. Non tutte le colline vanno rimesse a coltura: in alcuni casi la scelta migliore è un uso forestale o misto agroforestale. Nelle superfici meno vocate ad agricoltura intensiva e in quelle con maggiore rischio di riabbandono, è opportuno promuovere sistemi misti che integrino componenti arboree, arbustive e pastorali.

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