Cantiere Palumbo, l’azienda annuncia il trasferimento di una commessa da Napoli a Messina. Scontro «con alcune sigle sindacali»

Cantiere Palumbo, l’azienda annuncia il trasferimento di una commessa da Napoli a Messina. Scontro «con alcune sigle sindacali»

Cantiere Palumbo, l’azienda annuncia il trasferimento di una commessa da Napoli a Messina. Scontro «con alcune sigle sindacali»

venerdì 25 Marzo 2011 - 10:08

Nonostante il momento difficile del settore, la società messinese evidenzia l'impegno profuso per salvaguardare la produttività e l'occupazione. -Inaccettabile il comportamento di alcuni sindacati che strumentalizzano la situazione-

Mentre cresce la protesta dei lavoratori dei Cantieri Palumbo raggiunti dal provvedimento di Cassa Integrazione, la società con sede nella zona Falcata ritiene necessario avanzare alcune precisazioni in merito al futuro dell’attività e alla contestuale situazione occupazionale.

«La condizione generale del mercato in cui opera l’azienda – si legge nella nota – è caratterizzata da una forte crisi i cui effetti si stanno ripercuotendo anche a livello locale, senza che si registrino spiragli nel breve-medio periodo». Ciò nonostante, l’azienda spiega di stare continuando a fare il possibile per uscire dall’attuale fase di stagnazione, ricercando nuove commesse ed opportunità di lavoro per garantire la continuità produttiva ma soprattutto tutelare i lavoratori.

Una possibilità che al momento potrebbe concretizzarsi nel trasferimento al Cantiere di Messina di una commessa già acquisita dal Cantiere di Napoli: «Per fare ciò – specifica però la società – è necessario contare su un clima sereno e collaborativo che aiuti azienda e maestranze a superare le attuali difficoltà a dispetto di quanto auspicato da alcune organizzazioni sindacali che si ergono a paladine quando invece sono rappresentate da soggetti che hanno contribuito al fallimento della Smeb e che in costanza di cassa integrazione straordinaria Smeb svolgevano attività imprenditoriali». Un’accusa forte, dure e ben precisa quella rivolta dagli imprenditori, che invitano i sindacati in questione a non strumentalizzare la situazione.

A questo proposito la Palumbo specifica che «finora è stato fatto il possibile per fronteggiare le difficoltà senza mai, in 40 anni di attività, ricorrere all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. E’ altrettanto vero che prima di correre alla cassa integrazione è stato chiesto alle maestranze, senza però risultato, di ricorrere all’utilizzo di turni di lavoro (per soli 5 giorni) volti ad acqusire una commessa dopo un periodo di due settimane di inattività».

Questa la posizione dell’azienda cui fa eco la replica di Uilm, Fiom e OrSa che mettono in dubbio la validità dell’accordo sottoscritto presso la sede di Confindustria con la società Palumbo relativo all’invio in cassa integrazione di 20 unità lavorative: “L’accordo – scrivono in una nota – oltre a violare i principi basilari della democrazia partecipata che prevede il mandato della maggioranza dei lavoratori verso i rappresentanti sindacali e/o RSU che nel caso in questione hanno agito autonomamente, è alterato da un clamoroso vizio di forma presente nel prologo del verbale, ove si dichiara la presenza della Segreteria FIM/Cisl che nei fatti non ha partecipato al tavolo, tanto che il verbale risulta sottoscritto solo dalle due Segreterie fisicamente presenti alla “trattativa”. Quanto sopra denunciato – si legge ancora – oltre ad invalidare formalmente l’accordo, esprime una gestione tragicamente sommaria delle relazioni sindacali attraverso le quali si è preteso di decidere con estrema leggerezza sul futuro di 20 famiglie messinesi che non hanno consegnato il mandato a UILM, FIOM e RSU per autorizzarne i rappresentanti a condividere lo strumento degli ammortizzatori sociali che a giudizio delle scriventi e della maggioranza dei lavoratori nel caso specifico è utile solo alle casse aziendali e non prevede alcuna prospettiva di sviluppo produttivo e occupazionale, tutt’altro. Si vuol significare che all’interno dell’attuale “congiuntura economica, causa di effetti negativi sull’economia mondiale”, puntualmente denunciata nel verbale in oggetto per giustificare il ricorso agli ammortizzatori sociali, per una Società rispettabile come la Palumbo S.p.A. non è moralmente né eticamente praticabile chiedere sacrifici ai lavoratori per poi ottenere accordi di tale importanza “selezionando” una controparte sindacale che rappresenta una quantità risibile di lavoratori e non gode del mandato della grande maggioranza che, piaccia o no, aderisce alle nostre sigle”.

Un evidente muro contro muro che sta portando in queste ora ad assemblee autoconvocate dei lavoratori che stanno valutando l’opportunità di rigettare l’accordo, o eventualmente proporre l’istituzione di un referendum attraverso cui i dipendenti potranno esprimere il proprio punto di vista sull’accordo siglato lo scorso 23 marzo.

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