Se i decreti autorizzativi non saranno prodotti a dicembre l'inchiesta rischia di saltare
Diversi edifici messinesi potrebbero essere stati costruiti con cemento di scarsa qualità. Quello fornito dai fratelli Pellegrino a molte imprese impegnate in lavori pubblici e privati. A sostenerlo sono i sostituti procuratori Angelo Cavallo e Fabio D’Anna, nell’inchiesta Lux che lo scorso mese di giugno portò gli uomini della DIA a sequestrare ai fratelli Domenico e Nicola Pellegrino conti correnti, quote e impianti per un valore di 50 milioni di euro.
Secondo l’accusa i fratelli Pellegrino nello loro cave di Santa Margherita producevano cemento depotenziato per ridurre le spese e proprio su questo punto oggi pomeriggio c’è stata battaglia durante la discussione davanti alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale. Proprio oggi è stata depositata la relazione del perito nominato dall’accusa ed incaricato di analizzare la miscela utilizzata negli impianti dei Pellegrino.
Secondo indiscrezioni la relazione del perito confermerebbe la tesi secondo cui il cemento sarebbe di qualità non eccelsa. Ma contemporaneamente anche i difensori dei Pellegrino, gli avvocati Carlo Autru Ryolo ed Alessandro Billè hanno depositato della documentazione ritenuta altrettanto importante.
Ma un altro punto su cui si gioca gran parte del futuro dell’operazione Lux è l’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche ed ambientali. Infatti mancano ancora i decreti autorizzativi delle intercettazioni. E la difesa sa benissimo che gran parte dell’inchiesta si basa proprio sulle intercettazioni e dunque anche il sequestro di beni poggia sul contenuto delle conversazioni intercettate. Pertanto se non dovessero essere utilizzabili gran parte dell’inchiesta crollerebbe come un castello di carte.
Il collegio ha perciò aggiornato la discussione al 21 dicembre quando la Procura dovrebbe produrre gli indispensabili decreti.
