Circa mille famiglie hanno perso tutto. Grosse difficoltà previste per la stagione turistica alle porte. Il sindaco Cirella si appella anche al presidente della Repubblica Napolitano
Uno dei comuni più colpiti dagli eventi alluvionali dello scorso 11 dicembre 2008, probabilmente il più colpito, è Falcone. Tantissimi i danni che ancora oggi creano notevoli disagi alla popolazione del centro tirrenico. Nonostante le rassicurazioni del presidente della Regione Raffaele Lombardo però, ancora la situazione rimane difficile, ma non per questo il sindaco Santi Cirella (nella foto) ha deciso di arrendersi. In primo luogo il primo cittadino ha promosso una raccolta di fondi per le seguenti emergenze: ripristino funzionalità dell’oratorio, del parco giochi, dell’asilo e delle ville comunali. I contributi possono essere versati sul conto corrente n.13950985, intestato a Comune di Falcone, indicando la causale cui destinare il contributo. “Falcone deve rialzarsi ed arrivare in estate bella e florida più di prima – spiega. Anche noi possiamo aiutarla. Non bisogna girarsi dall’altro lato ma, oggi più di ieri c’è una comunità che ha bisogno d’aiuto”.
Inoltre Cirella ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, raccontando il disagio e lo sconforto che pervade la comunità da lui amministrata dopo le imponenti precipitazioni metereologiche che hanno sommerso il paese d’acqua, fango e detriti provenienti dalle colline circostanti, dai corsi d’acqua straripati e dal torrente Feliciotto, i cui argini hanno ceduto in prossimità del centro abitato.
“E’ intervenuto l’Esercito, la Protezione Civile (con funzionari ed oltre 300 volontari), i VV.FF, la C.R.I. e tanti altri – ha scritto Cirella. Lo stesso governatore della Sicilia, Lombardo, ha tenuto una riunione nella sala consiliare del nostro comune. Tuttavia, il dramma dei falconesi, pur evidenziato da Tv e giornali, locali e nazionali, è stato, sostanzialmente ‘oscurato’ dalle vicende del Tevere, che hanno calamitato l’attenzione dei mass media. Incalcolabili i danni patiti dalle attività turistiche, commerciali, artigianali, agricole e dai vivai. Parimenti immani i danni alle infrastrutture ed ai servizi. Ma ciò che ha più provato lo spirito tenace e laborioso dei falconesi è stata la marea di fango penetrata all’interno delle loro abitazioni e delle cantine”.
Sono infatti circa mille le famiglie che hanno perso tutto (mobili, arredi, elettrodomestici, vestiario e quant’altro) e che hanno sofferto danni alle loro case; oltre duecento gli automezzi gravemente danneggiati e rottamati.
“L’economia è in ginocchio – prosegue il sindaco – le famiglie disperate. Il paese, a prevalente economia turistica, è devastato ed inadeguato a ricevere qualsivoglia visitatore. Gli aiuti per i cittadini, le aziende, le infrastrutture ed i servizi tardano ad arrivare, imbrigliati nei meandri della burocrazia. Mi permetto di richiedere un Suo eminente intervento, affinché l’Alta e Autorevole carica che Ella riveste possa indurre, chi di dovere, ad accelerare le procedure per il conseguimento di idonee rimesse economiche atte a risollevare le famiglie, le aziende ed, in genere, le sorti dell’intera collettività servita”.
