Frana Mili San Marco: l’odissea della famiglia Costantino: «Siamo stati dimenticati»

Frana Mili San Marco: l’odissea della famiglia Costantino: «Siamo stati dimenticati»

Frana Mili San Marco: l’odissea della famiglia Costantino: «Siamo stati dimenticati»

lunedì 02 Novembre 2009 - 10:23

Due frane, la prima il 29 gennaio, la seconda il 14 aprile, sopralluoghi di tecnici ed ingeneri e poi più nessuna notizia. Ma nella relazione della Protezione Civile si sottolinea le necessità di un'evacuazione urgente

«Il cane ormai ha persino paura della pioggia, ad ogni temporale scappa per nascondersi. Più nessuno nella mia famiglia riesce a stare tranquillo». Sì, perché quella pioggia che scendendo giù trascina con sé terra, fango e detriti è un’immagine, e ancor di più un “suono” che angoscia la vita della famiglia Costantino, la cui casa, a Mili San Marco, è stata per ben due volte, il 29 gennaio e il 14 aprile del 2009, colpita da una frana che nel giro di pochi secondi ha distrutto anni di sacrifici e soprattutto speranza di futuro.

Una paura che sono però costretti a tenere solo per loro, una paura che ogni giorno sono costretti a vivere nel silenzio di quella vallata perché nessuno, nonostante le numerose sollecitazioni, si è più fatto vivo, neanche dopo la tragedia che un mese fa si è verificata a poca distanza da Mili. L’odissea dalla famiglia Costantino, marito, moglie e un figlio di 27 anni, comincia a mezzogiorno del 29 gennaio 2009, quando un primo smottamento ha interessato la parete collinare che sovrasta l’abitazione, un terreno, specifica immediatamente il sig. Costantino «non di certo arido, né tantomeno abbandonato: qui – ci dice indicandoci ciò che rimane della vegetazione – c’erano circa 5 o 6 alberi di ulivo e anche diversi terrazzamenti. Il problema però si nascondeva al di sotto della superficie, a causa di un’infiltrazione d’acqua che, con tutta probabilità, ha causato una sorta di distacco fra diversi costoni rocciosi».

Un dissesto idrogeologico che, tuttavia, non è imputabile neanche ad abusivismo edilizio perché, come sottolinea il padrone di casa «qui è tutto in regola, se parte della montagna è franata non è a causa di questo manufatto che io ho acquistato 5 anni fa». La prima “colata”, quella del 29 gennaio, ha invaso di terra l’intero cortile dell’abitazione, sia davanti l’ingresso che nelle parti laterali; la famiglia Costantino con pazienza, forza di volontà, e soprattutto in mancanza di alternative, ha ripulito a proprie “spese” l’intera casa con l’utilizzo di un bobcat prestato da un amico. Ma quello di gennaio è stato solo un primo avvertimento: l’incubo è nuovamente piombato sulla vita della famiglia Costantino, a distanza di qualche mese, per la precisione il 14 aprile, quando altra terra ed altro fango sono scivolati giù a valle peggiorando ulteriormente la situazione. Danni non solo esterni ma, come ci mostra il sig. Costantino facendo un giro al piano superiore, anche interni: «Guardi – afferma indicandomi la finestra del bagno dove l’umido che impregna le pareti è evidente non solo alla vista ma anche all’olfatto – se non fosse stato per questo infisso (una finestra ndr) la forza e la pesantezza della terra avrebbero sfondato il muro»: un’immagine agghiacciante, come mostrano chiaramente gli scatti di Dino Sturiale su photogallery, perché il fango ha letteralmente “murato” la finestra seppellendo l’intera parete della casa.

Questo l’antefatto “pratico” di una vicenda che va ora affrontata a suon di “carte”: tra queste la relazione, datata 22 aprile, redatta dallo Staff della protezione civile e che il sig. Costantino pone alla nostra attenzione. Nel documento, firmato dal tecnico della Protezione Civile Massimo Passari, si legge a chiare lettere: “Necessaria la richiesta di evacuazione con l’ordinanza di sgombero da effettuare tramite il dipartimento di Sanità, Ambiente, Tutela pubblica e privata Incolumità” . Una richiesta inviata all’assessore Isgrò e, appunto, al dirigente del suddetto dipartimento, che non ha però ancora avuto riscontro. Una relazione supportata da due “Schede statistiche – Rapporto Intervento del Corpo nazionale dei vigili del fuoco” in cui sono stati valutati i danni provocati dai due successivi smottamenti: nel primo caso, si legge nel rapporto, si evidenziano “danni d’acqua” che hanno causato il distaccamento di rocce e pietrisco; nel secondo caso, invece, il 14 aprile, si parla di “valanghe e frane”

«Sono passati più di otto mesi da quanto abbiamo smesso di vivere con tranquillità la nostra quotidianità, ma dopo le prime “visite” di tecnici e ingeneri del comune che hanno personalmente valutato il rischio, non si è fatto vedere più nessuno. E’ come se fossimo stati “evacuati a voce” ma nella realtà non si è provveduto a fare nulla,neanche dopo il primo ottobre: anche in quel caso abbiamo subito danni, nulla però in confronto a quanto successo agli abitanti di quelle zone, la gran parte dei quali sono peraltro amici e conoscenti». La famiglia Costantino ora più che mai è però decisa ad andare avanti perché quella montagna che continua a minacciare la loro casa e che hanno ben imparato a conoscere, tornerà a farsi sentire. Ne sono certi.

(su photogallery il servizio di Dino Sturiale)

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