Il rapporto della Protezione civile dopo la prima alluvione del 2007: «Il degrado dei corsi idrici è ormai diffuso e capace di provocare un disastro». Il geologo del Comune Gioè: «Non attribuire un livello di rischio adeguato rimanda la scelta di una giusta politica di pianificazione»
Tutti sapevano. Sapevano gli abitanti di Giampilieri, terrorizzati dal fatto che, prima o poi, ’a muntagna sarebbe caduta. Sapevano i politici. Sapeva anche la Procura, che oggi indaga sul disastro. E sapeva perché ad avvertirla erano stati i tecnici della Protezione civile, che presentarono un rapporto choc ai pm esattamente nell’ottobre 2008, un anno dopo la prima alluvione che devastò Giampilieri superiore, un anno prima della catastrofe di pochi giorni fa. Una relazione estremamente chiara: «La causa scatenante le forti alluvioni è stata certamente l’elevata intensità di eventi meteorici, ma non può non essere presa in considerazione la leggerezza di alcune scelte territoriali, che si sono rilevate determinanti negli effetti provocati dal dissesto idrogeologico. Scelte che hanno fatto sì che il degrado dei corsi idrici del messinese diventasse un fenomeno ormai generalizzato e diffuso capace di provocare un vero e proprio disastro».
Ma anche a Palazzo Zanca, pur tra le tante difficoltà, qualcosa si muoveva. L’unico geologo presente in pianta organica, Carmelo Gioè, “costretto” a lavorare in una piccola stanza a piano terra con i colori a matita come si faceva una volta, tra il luglio e l’agosto 2008 era stato pronto a rispondere alla richiesta formalizzata dalla Regione a tutti i comuni siciliani. Bisognava aggiornare il Pai, il Piano di Assetto Idrogeologico, per ridefinire priorità d’intervento, grado di rischio e di pericolosità delle varie zone della città. Il 27 agosto la relazione di Gioè, firmata anche dal sindaco Giuseppe Buzzanca, è stata effettivamente inviata ai competenti uffici regionali. «La mancata attribuzione di un livello di pericolosità e di rischio – avvertiva il geologo – fa sì che risulti rimandata a tempi successivi la scelta di una corretta politica di pianificazione territoriale e di mitigazione del rischio idraulico».
E così sarebbe stato. Perché a settembre 2008 i tecnici della Regione vennero a Messina per effettuare sopralluoghi congiunti e quant’altro. Ma poi dell’aggiornamento del Pai non si seppe più nulla. Inutile dire quali fossero le zone a rischio idrogeologico indicate da Gioè, che richiedeva interventi per meno di 18 milioni di euro: Giampilieri superiore, col torrente e tutti i suoi alvei, Altolia, Molino, Torrente Schiavo, Briga, S. Margherita, Cumia, Pezzolo. Un triste elenco che tutta Italia ormai conosce. E che comprende zone dove non si dovrà più essere nelle condizioni di affermare: “io l’avevo detto”.
(foto Dino Sturiale)
