I tecnici di Palazzo Zanca hanno predisposto una cartografia con un lungo elenco di aree che destano preoccupazione, da nord a sud (IN DOWNLOAD LE CARTINE)
L’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri emanata dopo la tragica alluvione del 1. ottobre 2009 ci aveva consegnato un quadro della città terrificante, con la zona sud in particolare indicata come quella più a rischio. Dopo il nubifragio del 1. marzo scorso per fortuna non siamo costretti a fare la conta di vittime (e questa è la cosa più importante), ma i danni questa volta hanno interessato una fascia più ampia del territorio comunale, da nord a sud. E la richiesta d’aiuto delle autorità locali a quelle romane, paradossalmente, diventa più importante oggi più di ieri. Le stime fatte (ne parliamo in un altro articolo) fanno mettere le mani ai capelli, specie se si pensa a due fattori: in questi giorni di emergenze ce ne sono anche altre nel Paese (vedi le Marche); la considerazione che a Roma hanno di Messina e dei suoi problemi di dissesto idrogeologico ormai la conosciamo bene (vedi “elemosina” Milleproroghe). Ma il Comune ha il dovere di provarci e ha chiesto lo stato di calamità naturale come primo passo per ottenere i primi aiuti. «Da una prima ricognizione sui luoghi – si legge nella delibera approvata nei giorni scorsi dalla giunta Buzzanca – si è rilevato che il territorio comunale si presenta pressoché totalmente disastrato per cui si appalesa la necessità di una azione con imperiosa urgenza per eseguire interventi di ripristino onde evitare il pregiudicare in maniera irreversibile la sicurezza dell’intera comunità». Inoltre viene sottolineato che «l’evento calamitoso, sommato al fragile tessuto geomorfologico, litologico e geostrutturale del territorio, già gravemente danneggiato da precedenti eventi meteorici verificatisi nell’anno 2009 e nei primi mesi dell’anno 2010, potrebbe provocare effetti solo devastanti».
Il Comune, dunque, ha allegato alla richiesta di stato di calamità una dettagliata cartografia (in download le cartine ingrandite) indicando tutti i punti “vulnerati” dal maltempo il 1. marzo scorso. Tutti i punti, va detto, che a Palermo, ad esempio, non dovrebbero suscitare stupore, visto che in gran parte rientrano nell’ormai famoso Pai (Piano di assetto idrogeologico), la mappa dei dissesti in Sicilia, il cui definitivo aggiornamento (praticamente pronto dall’estate 2009) è diventato una barzelletta. Ecco l’elenco completo delle zone per cui il sindaco Buzzanca ha chiesto lo stato di calamità: Acqualadroni, Altolia, Badiazza, Bisconte, Bordonaro, Camaro, Castanea, Catarratti, Cumia Inferiore, Cumia Superiore, Faro Superiore, Galati S. Anna, Galati S. Lucia, Gesso, Giampilieri Superiore, Guidara, Larderia Inferiore, Larderia Superiore, Marmora, Massa S. Giorgio, Massa S. Giovanni, Massa S. Lucia, Massa S. Nicolò, Mili Marina, Mili S. Marco, Mili S. Pietro, Molino, Ortoliuzzo, Pezzolo, Policara, Rodia, San Filippo Inferiore, San Filippo Superiore, Santa Margherita, San Michele, Santo Stefano Briga, Stanto Stefano Mezzano, San Saba, Ponte Schiavo.
