Il nuovo Pai, la mappa delle zone a rischio del messinese, firmato dal presidente della Regione il 21 marzo scorso: da allora non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale
A che gioco si sta giocando a Palermo? La domanda diventa legittima se si prende in esame cosa è successo e cosa sta succedendo (o meglio non succedendo) in relazione al Pai, il Piano di assetto idrogeologico, la mappa delle zone a rischio in particolare dell’area del messinese. Quello oggi in vigore risale ancora al 2006. Nell’estate 2009, qualche mese prima dell’alluvione del 1. ottobre, la Regione aveva pronta una bozza del Piano stralcio dell’area territoriale tra il bacino del torrente Fiumedinisi e Capo Peloro, nel quale sono compresi i territori dei comuni di Messina, Alì, Alì Terme, Scaletta e Itala. Una bozza che è rimasta tale perché col passare dei mesi (e dei disastri) nulla s’è mosso a Palermo. Poi, finalmente, il 21 marzo scorso arriva la firma del presidente della Regione Raffaele Lombardo. A quel punto serve solo che il decreto venga pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione. Il 21 marzo era lunedì: la pubblicazione, si diceva, avverrà il 25 (la Gazzetta viene pubblicata di venerdì)? No, niente. Il 1. aprile? No, magari poi si pensa ad uno scherzo. L’8 aprile? Il 15? Niente di niente. Sono passati un bel po’ di venerdì da quel 21 marzo ma del nuovo Pai, sulla Gazzetta ufficiale, non c’è traccia. Un ritardo che insospettisce e fa porre nuovamente quella domanda: a che gioco si sta giocando?
Il nuovo documento, lo ricordiamo, censisce 406 dissesti censiti, suddivisi in aree a pericolosità molto elevata (34), a pericolosità elevata (178), a pericolosità media (114), moderata (74) e bassa (6). Classificati anche i livelli di rischio: 138 sono le aree a rischio molto elevato, 89 a rischio elevato, 100 a rischio medio e 35 a rischio moderato. Tra le zone a rischio molto elevato (quelle, per intenderci, in cui «sono possibili la perdita di vita umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione di attività socio-economiche») troviamo non solo Giampilieri, Mili San Marco, Mili San Pietro, Cumia, Briga, Altolia, Molino, ma anche Bordonaro, Larderia Inferiore, Castellaccio, Pezzolo, Galati, il viale Italia, Poggio dei Pini, Ponte Schiavo, Tremonti-Ritiro, Gavitelli, San Filippo. Senza contare i torrenti, il cui elenco è lunghissimo, comprendendo anche Boccetta, Giostra e Papardo. Ma tutto rimane, ancora una volta, in un cassetto.
