Lottizzazioni e altri affari immobiliari messi a reddito grazie al ruolo dei Ravidà al municipio di Oliveri
MESSINA – E’ il 10 febbraio prossimo l’udienza fissata per il primo confronto tra il Tribunale Misure di Prevenzione (presidente Armaleo), la Procura di Messina e i fratelli Roberto e Salvatore Ravidà. Quel giorno i legali dei due, gli avvocati Francesco Pizzuto, Giuseppe Ciminata, Rosanna Sofia e Francesca La Rosa potranno rendere la loro versione dei fatti ricostruiti dalla Questura di Messina e cristallizzati nel provvedimento di sequestro da quasi un milione di euro eseguito ieri dalla divisione Anticrimine della Questura di Messina.

Sul tavolo ci sono le ipotesi d’accusa, al vaglio del pm della Direzione distrettuale Antimafia Francesco Massara, che legano a doppio filo l’operato dell’ex tecnico comunale Roberto Ravidà, condannato a 5 anni alla fine del processo Gotha 3, a quella del fratello libero professionista Salvatore Ravidà.
La Procura aveva chiesto per entrambi la sorveglianza speciale per 3 anni ma il Tribunale ha detto no e la richiesta sarà valutata dopo l’udienza. Per quel giorno dovrebbe essere agli atti anche la relazione sui beni sequestrati, affidati all’amministrazione giudiziaria dell’avvocato Fabrizio Donato. Altre quattro le persone coinvolte nella discovery della Polizia, tutte riconducibili al nucleo familiare dei Ravidà.
Le accuse
L’indagine muove dalla condanna di Ravidà nell’ambito del processo Gotha 3 a 5 anni per l’accusa di contiguità al clan di Barcellona, che avrebbe favorito da tecnico comunale nei Comuni di Mazzarrà Sant’Andrea e Oliveri tra il 2000 e il 2012. Ma i sospetti della Dda di Messina sul suo operato vanno oltre quella data e, oltre a coinvolgere il fratello Salvatore nell’attività di gestione di diversi lavori, privati e pubblici, in un vero e proprio “sistema”, riguardano diversi atti amministrativi del Comune di Oliveri.
Conflitti di interessi e lottizzazioni abusive
La Questura di Messina ha analizzato diversi affari che vedono protagonisti i due. Una lunga serie di lottizzazioni e operazioni immobiliari gestite a vantaggio del nucleo familiare dei due fratelli e portate a termine e “monetizzate”, scrive la Procura di Messina, malgrado irregolarità progettuali: concessioni mancanti, atti legati al Prg rivisti a favore dei committenti privati legati ai Ravidà, atti approvati in palese conflitto di interessi, che arrivano fino ad epoca recente, tanto che il giudice parla di “pluralità di vicende che attestano la sistematica strumentalizzazione della funzione pubblica e l’adozione di atti illegittimi da parte dell’amministrazione comunale di Oliveri in favore dei fratelli Ravidà e di soggetti a loro collegati”.
Emblematica, per gli inquirenti, una vicenda del 2019: il segretario comunale – si legge nel decreto di sequestro – “avvia procedimento disciplinare per il licenziamento di Roberto Ravidà (in seguito alla condanna per mafia, ndr) ma il sindaco Francesco Iarrera interloquiva per la sua riammissione, contravvenendo ai doveri di legge. Nella stessa epoca il sindaco (attuale primo cittadino, ndr) conferiva incarico di esperto alla propria convivente (figlia di Salvatore Ravidà). Tali condotte attestano il perdurante condizionamento dell’amministrazione da parte dei Ravidà”.
