Il fronte del -No Ponte- contesta l'affidamento al Consorzio Eurolink di aree, situate nel Polo scientifico di Papardo, originariamente previste per spin-off e ricerca scientifica
La Retenoponte organizza per martedì 6 luglio, alle ore 15.00, un nuovo presidio di protesta. Oggetto della manifestazione le intenzioni dell’Università di Messina circa l’utilizzo, da parte del Consorzio Eurolink, di alcune aree del Polo scientifico di contrada Papardo. Ecco il comunicato diffuso dalla Rete:
«Mentre continuano le trivellazioni per completare gli studi necessari al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, l’Ateneo messinese affida al Consorzio Eurolink (General Contractor per la progettazione e l’esecuzione dei lavori del Ponte sullo Stretto) un intero edificio del Polo scientifico di Papardo di 4.400 Mq. Struttura, questa, destinata alla nascita di “nuove imprese” frutto di ricerca e di innovazione, garantendo – in particolare ai giovani laureati – spazi, servizi e strumenti a costo contenuto».
«Nel 2003 l’Ateneo – continua la nota – aveva affidato la struttura a Sviluppo Italia per “assicurare ospitalità ad imprese nuove e spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica”. Il Consorzio Eurolink non ha nessuna delle caratteristiche previste dalla convenzione, né può rispettare i tempi di permanenza massima concessi alle imprese (60 mesi al massimo). Inoltre, Eurolink non è un impresa nuova, non è fatta da giovani laureati messinesi e non ha certo bisogno del sostegno pubblico per stare sul mercato».
«Siamo di fronte – concludono i “nopontisti” – ad una doppia speculazione a danno delle strutture pubbliche: da un lato, la “rendita” che Sviluppo Italia si assicura dagli affitti (mentre avrebbe il compito di promuovere nuove imprese) e, dall’altro, il privilegio offerto ad Eurolink di poter insediare il suo centro direzionale a prezzi fuori mercato. Questo è il corollario del Ponte sullo Stretto: operazioni basate sulla rendita, sulla speculazione, sulla sottrazione di spazi pubblici, sulla negazione di vere prospettive occupazionali alle giovani generazioni in nome dei profitti e degli interessi privati. Contro tutto questo è necessaria la più ampia mobilitazione popolare e democratica».
