Dalla valle del Rodano fino alla Sicilia, ecco dove nasce il "maestrale" - Tempostretto

Dalla valle del Rodano fino alla Sicilia, ecco dove nasce il “maestrale”

Daniele Ingemi

Dalla valle del Rodano fino alla Sicilia, ecco dove nasce il “maestrale”

martedì 15 Novembre 2022 - 08:23

Il vento di maestrale spesso si accompagna a burrasche davvero intense generatrici di importanti mareggiate sulle coste tirreniche

Il “Mistral” è un vento freddo dal quadrante nord-occidentale che spira frequentemente sulle coste della Francia meridionale, in particolare lungo la parte più bassa della Valle del Rodano e sul Golfo del Leone, per poi uscire impetuoso aprendosi a ventaglio sul Mediterraneo centro-occidentale per propagarsi verso la Sardegna e i bacini dell’Italia centro-meridionale, dove assume il nome di Maestrale.

Si tratta di uno dei venti dominanti sulla parte bassa della Valle del Rodano e sul Golfo del Leone, dove spesso può soffiare in modo molto intenso, per non dire violento, per svariati giorni, con raffiche che possono agevolmente superare la soglia dei 100-120 km/h sul Golfo del Leone. Si avverte particolarmente, con tutta la sua forza, nella zona fra Orange e la città di Marsiglia, dove soffia secco con una componente solitamente disposta più da N-NO o più da Nord. Sul delta del Rodano capita molto spesso di osservare le chiome degli alberi piegate lungo la direzione di provenienza di questo vento.

Dal luogo di origine fino alla Sicilia

Le raffiche associate al “Mistral” alle volte riescono ad avvertirsi fino a Nizza. Su Marsiglia spira mediamente 110 giorni ogni anno. Dopo essersi tuffato sul Golfo del Leone il “Mistral” va rapidamente a propagarsi al mar di Corsica e di Sardegna, attraversa velocemente le due omonime isole, per poi buttarsi sul bacino tirrenico e sferzare le coste dell’Italia centro-meridionale. Sovente, quando la configurazione barica lo permette, è accompagnato da burrasche molto intense che raggiungono forza 7-8 Beaufort, rendendo i mari agitati o molto agitati, generando delle mareggiate, con onde di “mare vivo” molto ben formate, che flagellano le coste occidentali della Sardegna, la Sicilia settentrionale e la Calabria tirrenica.

Ecco uno schema che raffigura l’origine del vento di maestrale sul Mediterraneo.

Su queste aree costiere, visto l’ampio “Fetch” (spazio di mare su cui soffia il vento), le onde possono raggiungere anche i 5-6 metri di altezza, cagionando innumerevoli danni nei tratti costieri soggetti al fenomeno dell’erosione. Si attiva ogni qual volta un promontorio anticiclonico, piuttosto robusto, dal vicino Atlantico tende ad estendersi verso la penisola Iberica, le coste atlantiche francesi e le isole Britanniche, mentre contemporaneamente una ciclogenesi va a svilupparsi sul bacino centrale del Mediterraneo e sui mari che circondano l’Italia. La situazione sinottica tipica per una sua attivazione si ottiene quando sul Golfo di Genova o sul Tirreno centro-settentrionale si forma una depressione che viene contrapposta ad ovest, tra penisola Iberica e il vicino atlantico, da un campo anticiclonico, in ulteriore estensione verso levante.

Perché spesso il “Maestrale” può causare intense burrasche?

Il “gradiente barico orizzontale” (differenze di pressioni) che si viene a determinare lungo i margini delle due contrapposte figure bariche origina il “Mistral” che è costretto ad incanalarsi lungo la Valle del Rodano per sfondare sul Mediterraneo con forti venti, da N-NO e NO, diretti verso la Sardegna, il mar Tirreno e i Canali attorno le isole maggiori. Più sarà intenso il “gradiente barico orizzontale” che si verrà a creare sul Mediterraneo centro-occidentale più burrascosi risulteranno i venti di “Mistral” che si getteranno sui mari dell‘Italia meridionale originando le cosiddette “maestralate“, tanto temute dai pescatori sardi e tirrenici. Non sono cosi rare quelle condizioni, con “gradienti” di oltre i 30 hPa fra Mediterraneo occidentale e centrale, in cui il “Mistral” può generare delle vere e proprie tempeste che dal mar e Canale di Sardegna si propagano sul medio-basso Tirreno, Canale di Sicilia, mar Ionio e mar Libico, con raffiche che possono superare i 130 km/h e mari pronti a divenire grossi (forza 7).

Dopo la Bora, che sferza con violenza il Golfo di Trieste e le coste dalmate, il Maestrale è uno dei venti più forti e tempestosi del Mediterraneo centrale. Nella maggior parte dei casi il “Mistral” che investe la Sardegna, la Sicilia e l’Italia centro-meridionale segue il passaggio di un fronte freddo (o più fronti freddi secondari nelle avvezioni artiche marittime) che dalla Sardegna, propagandosi al Tirreno, si allontana verso il basso Adriatico e lo Ionio, per raggiungere i Balcani meridionali e la Grecia. Come molti altri venti del Mediterraneo il “Mistral” risponde a determinate caratteristiche.

Schema che raffigura da dove nasce il vento di maestrale

Il maestrale può portare il freddo intenso?

Molto spesso, soprattutto durante la stagione invernale e primaverile, può accompagnare l’ingresso sul Mediterraneo centrale di un blocco di aria fredda, d’estrazione polare marittima o artico marittima, che viene spinta dalle latitudini polari verso le isole Britanniche e la Francia da una temporanea erezione (distensione lungo i meridiani) dell’alta pressione delle Azzorre, in direzione dell’Islanda e della Groenlandia (dove va a legarsi con l’anticiclone termico groenlandese che regna sopra il Plateau ghiacciato dell’isola).

Di solito questa configurazione di blocco (che ferma l’umido flusso oceanico da ovest) da origini ad importanti avvezioni fredde, con la discesa di grandi blocchi di aria molto fredda, discendenti dalle latitudini artiche verso il mar di Norvegia e il Regno Unito o mar del Nord, che penetrano fino al Mediterraneo, sconfinando fin sulle coste nord-africane. Una volta scesa sul territorio francese l’aria fredda, scivolando verso sud, è costretta ad incanalarsi all’interno della Valle del Rodano, che rappresenta l’unico valico penetrabile alle masse d’aria tra il Massiccio Centrale Francese e le Alpi occidentali.

Qui il flusso, per l’effetto dell’incanalamento (effetto “channelling”), man mano che scivola verso sud, tende notevolmente a rinforzarsi uscendo con fortissime raffiche lungo l’area della foce del Rodano, dove non di rado si oltrepassano i 120-130 km/h, specie fra la città di Orage e la periferia occidentale di Marsiglia. Quando trasporta aria di origini polari il vento si può presentare molto freddo o addirittura pungente su tutto il Mediterraneo centro-occidentale, causando drastici cali termici e fenomeni nevosi fino a bassa quota.

Il maestrale è all’origine delle più importanti mareggiate che avvengono sulle coste tirreniche del messinese.

In questi casi l’aria fredda che dalla Valle del Rodano trabocca sul Mediterraneo, transitando sopra la più tiepida superficie marina, si umidifica riscaldandosi nei bassi strati, dando così luogo a forti contrasti termici (“gradiente termico verticale”) che originano annuvolamenti cumuliformi (cumuli, cumulonembi), con annessi rovesci e fenomeni temporaleschi che possono assumere carattere nevoso fino a quote di bassa collina fra le Isole Maggiori e le coste tirreniche dell‘Italia meridionale.

Un’altra condizione ideale all’attivazione di questo vento si ottiene quando l’anticiclone oceanico si estende con un lungo cuneo verso nord-est o est-nord/est, propagando i propri elementi sulla Germania e la Mitteleuropa. In questo caso particolare il “Mistral” spinge sulla Valle del Rodano masse d’aria molto secche e fredde, di origini continentali, che vengono accompagnate da cieli sereni o poco nuvolosi, con scarsi fenomeni solo sulle estreme regioni meridionali.

Certe volte il vento nord-occidentale, uscendo con forti raffiche sul Golfo del Leone e sul mare a nord delle Baleari, seguendo la particolare disposizione delle isobare sul Mediterraneo centrale, tende ad estendersi verso il mar e Canale di Sardegna, per proseguire con intense burrasche verso il Canale di Sicilia e il basso Tirreno, con una più umida componente da ovest nord/ovest, che raggiunge e sferza con grande intensità Pantelleria, le isole Pelagie e Malta, ma anche Ustica e le isole Eolie, dove genera anche forti mareggiate, esaltate pure dal significativo “Fetch“ che fa sollevare grandi ondate, oltre i 5 metri, che creano molte difficoltà alla navigazione marittima. Sull’arcipelago eoliano, come su quasi tutto il litorale tirrenico del messinese, le mareggiate più intense, che accelerano il processo di erosione in vasti tratti di litorale, sono prodotte dalle burrasche da ovest-nord/ovest (ponente e maestrale).

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