Casa del Portuale, è polemica sulle dichiarazioni dell'assessore Ialacqua - Tempostretto

Casa del Portuale, è polemica sulle dichiarazioni dell’assessore Ialacqua

Rosaria Brancato

Casa del Portuale, è polemica sulle dichiarazioni dell’assessore Ialacqua

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sabato 31 Agosto 2013 - 13:15

Continuano le polemiche dopo la seduta della X Commissione in merito all'occupazione della Casa del portuale. "Le dichiarazioni dell'assessore Ialacqua sono inappropriate per il suo ruolo", spiega Piero Adamo. Santalco rincara la dose "Così parla un consigliere non un assessore. E se l'area è un bene pubblico l'assessore al patrimonio Signorino ha l'obbligo di sporgere denuncia". Ivana Risitano replica: "Chi impegna tempo e creatività per il bene comune merita solo gratitudine"

Le dichiarazioni dell’assessore Daniele Ialacqua, alla luce del ruolo che ricopre, ieri in Commissione (vedi articolo correlato) a proposito dell’occupazione della Casa del portuale, non sono andate giù ai consiglieri di centro destra e centro sinistra che preparano le contromosse. All’ordine del giorno della seduta della Commissione che si occupa dei beni comuni c’era la vicenda dell’occupazione della Casa del portuale e dei murales di via Alessio Valore.

“Per quanto mi riguarda non è un problema di ordine pubblico- ha dichiarato l’assessore Ialacqua- Tra un bene pubblico abbandonato ed un bene valorizzato preferisco il secondo. Lo scempio non è alla Casa del Portuale, dove andrò stasera, ma le zone abbandonate della città. L'occupazione non è illegalità ma valorizzazione di un bene comune”.

Parole che non sono piaciute ai consiglieri presenti dal momento che le ha pronunciate non un collega consigliere ma un assessore, in rappresentanza dell’amministrazione.

“Posso capire se queste affermazioni le fa un consigliere- commenta il capogruppo di Felice per Messina Giuseppe Santalco- ma l’assessore Ialacqua è un pubblico ufficiale. Se il reato di occupazione viene continuato nel tempo e l’amministrazione non stigmatizza l’accaduto si corre il rischio di avallare certi comportamenti. Le regole valgono per tutti e anche i reati sono uguali per tutti, sia per chi occupa per disperazione una casa popolare che per chi occupa la Casa del portuale. Da Presidente dell’Iacp ho dovuto far sgomberare alloggi occupati ed era gente disperata, le regole sono le stesse per tutti”.

Lunedì i consiglieri del centro-sinistra affronteranno la vicenda e chiederanno un regolamento per l’uso dei beni comuni che dia modo a tutte le associazioni di fare richiesta e sapere in che termini sarà possibile usufruirne. L’amministrazione sta già lavorando a due delibere sull’argomento.

L’assessore al patrimonio Signorino- prosegue Santalco– se stiamo parlando di un bene pubblico ha l’obbligo di presentare una denuncia se viene occupato. Noi diciamo, fate un regolamento e diamo spazi a tutti”.

Chi vuol avviare una seria riflessione sulla gestione dei beni comuni è Ivana Risitano, consigliere di Cambiamo Messina dal Basso che affida a Facebook alcune valutazioni su quanto accaduto in X Commissione: “Ho sentito, ieri, chiedere tolleranza zero verso chi dovesse esercitare la street art in luoghi e modi non regolamentati. Anch’io vorrei tolleranza zero: ma la vorrei verso lo stupro che del territorio fanno le colate di cemento, verso chi lascia intere zone cittadine nello squallore, verso il grigio di aree devitalizzate, verso lo stato di abbandono di edifici strappati alla collettività. Verso chi, invece, impiega il proprio tempo, le proprie energie, la propria creatività, per restituire bellezza a luoghi abbandonati e riconsegnarli alla collettività, vorrei solo gratitudine”.

Dal fronte centro-destra si vuol ribadire che non è in atto una guerra tra buoni e cattivi, ma si è di fronte ad un momento di confronto che può servire per cambiare le cose. Dall’eccezione si deve tornare alla normalità dopo averla migliorata.

“Non è una contrapposizione tra libertà e oppressione- spiega Piero Adamo, Siamo Messina- tra il grigio della burocrazia e i colori della libertà. Noi non siamo per l’oppressione dell’arte ma per il rispetto delle regole. Dove non ci sono regole vige la legge del più forte. Facciamo le regole, diamo spazi a tutti i writer, oltre quei limiti però deve valere tolleranza zero. Altrimenti domani qualcuno potrebbe dipingere il Catasto o il Comune perché bianco è troppo triste”.

Anche il Pdl ha in cantiere l’approfondimento della vicenda ed ha in programma alcune iniziative per la prossima settimana. “Quanto all’assessore Ialacqua ha fatto dichiarazioni inappropriate per il suo ruolo”, conclude Adamo.

“Il diritto si evolve, spinto e sospinto dalla vita vera- scrive ancora la Risitano a proposito del dibattito sulle regole- E molti di quelli che per noi oggi sono diritti acquisiti sono passati attraverso pratiche di dissenso, di denuncia, di lotta, di illegalità. Credo che, mentre noi impieghiamo, ore ed ore per parlare di come regolamentare la vita dentro un edificio per anni abbandonato e restituito oggi alla città, sprechiamo un’occasione per lavorare sulla costruzione di nuovi strumenti di democrazia e nuove possibilità di fruizione dei beni e vita in comune”.

Ed è proprio sul terreno delle nuove possibilità di fruizione dei beni che si svilupperà nei prossimi giorni il dibattito. L’assessore Ialacqua ha annunciato che la giunta sta lavorando a due delibere (una delle quali proprio per i writers) ed anche il Consiglio comunale vorrà farsi partecipe con proposte e suggerimenti.

“Non ci stiamo a passare per i cattivi che opprimono la creatività- conclude Piero Adamo- Ne ho discusso anche con la Risitano, siamo pronti a discutere un regolamento. Prima si fa il regolamento e si indicano i luoghi e i modi affinchè tutte le associazioni possano usufruirne e poi si stabilisce che al di là di quelle aree ogni intervento è illegale”.

Rosaria Brancato

20 commenti

  1. Le dichiarazioni di Ialacqua sono appropriate al suo modo di essere ed alla sua formazione politica.
    Volete che pensi e parli come un normale cittadino? Non sarebbe Ialacqua.

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  2. si vergogni

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  3. Nicolò D'Agostino 31 Agosto 2013 14:17

    Il tempo degli “sciacalli ed avvoltoi”…
    Mi sembra di rivivere il lavoro dell’Assessore D. Caroniti sulla problematica abitativa dei Rom a S. Raineri. Mentre Lui, da grande persona perbene, si sforzava di dare una soluzione al problematica, togliendo contemporaneamente dall’abbandono un edificio comunale, preda dei vandali, degli spacciatori e della prostituzione, un consigliere comunale si metteva a capo di un gruppo di cittadini che non volevano i Rom vicino alle Loro case ma che volevano “vandali, spacciatori e prostituzione” (omertà e complicità). Fino a quando “La Casa del Portuale” in via A. Valori era sede di abbandono e circondata da prostituzione e spaccio… andava bene. Adesso che è tornata alla vita ed è “occupata” da un gruppo di ragazzi messinesi (ripeto: i nostri figli) “i paladini del nulla” brandiscono la spada della legalità… proprio Voi, figli dei “mostri”. L’A.C. faccia una semplice delibera e regolarizzi “l’azione sociale” dei ragazzi, assegnando temporaneamente ad un’Associazione, che si rende disponibile, la custodia dei locali e così “stò grande crimine sociale” è risolto. Poi, per quanto riguarda l’assegnazione ad altre Associazioni la consegna di locali pubblici, per attività sociali senza scopro di lucro, presentino delle belle credenziali personali e sociali, sperando che non siano massoni, parenti dei “soliti noti” e clientela elettorale. RicordateVi, “paladini del nulla”, che ai tempi delle sindacature passate i Vostri predecessori si accontentavano, chi delle “briciole”, chi del “filetto” (i giudici li hanno trovati con le mani nella marmellata) e che, tranne qualcuno che conosco, il loro dio era quello del silenzio e della complicità.

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  4. Condivido in pieno quanto affermato dall’assessore Ialacqua. Tutto questo allarmismo intorno all’occupazione della casa portuale e quest’imprescindibile richiamo al valore FORMALE della legalità fanno semplicemente ridere. Ho visto personalmente i graffiti e li trovo di una bellezza unica. Danno vita e colore a dei posti grigi e da decenni abbandonati al degrado. Questi signori del pdl paladini della legalità sono gli stessi che hanno difeso i 2 componenti del comitato Vara tutt’ora sotto processo per avere minacciato i ragazzi di addiopizzo. Occupatevi di cose serie. La vostra battaglia è figlia di uno scontro ideologico tra rossi e neri ormai seppellito dalla storia.

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  5. Ha ragione.
    Un “normale cittadino” messinese, non pensa certo alla valorizzazione degli spazi degradati… aspetta in fila nella segreteria dello squallido politico amicone.
    Quello a cui chiedere “il favore”….
    Con tutto il rispetto per i bisogni primari, c’è una sottile differenza tra la filosofia piagnona di chi pensa che tutto gli sia dovuto a priori ( esempio:”vulemu i casi”) e chi occupa suolo pubblico per costruire spazi di aggregazione sociale.

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  6. MessineseAttento 31 Agosto 2013 16:45

    Cariatidi politiche,vittime di se stessi e del loro provincialismo. Gente avulsa da qualsiasi attività sociale di livello nazionale ed europeo.
    Beceri provincialotti,pronti sempre ad additare gli altri come delinquenti che infrangono le regole, salvo non accorgersi che spesso i delinquenti ce li hanno in casa.
    In ogni città europea esistono spazi occupati da giovani volenterosi e propositivi che riescono a trasformare veri deserti in contenitori di cultura metropolitana ed associativa.
    Le cariatidi locali non sono cattive persone, bensì solo gente semplice che non ha mai lasciato la propria terra, gente la cui cultura si ferma al telegiornale locale o alla Gazzetta.
    A me fanno tenerezza.

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  7. Emilio Fragale 31 Agosto 2013 17:10

    Sui beni comuni – copio e incollo dalla rete internet – una riflessione di Stefano Rodota’, la notizia della istituzione all’assessorato ai beni comuni e lo schema del regolamento adottato con delibera n. 8/2012 dal comune di Napoli.
    … ” Si può dire che il 2011 sia stato l’ anno (anche) dei beni comuni. Espressione, questa, fino a poco tempo fa assente nella discussione pubblica, del tutto priva d’ interesse per la politica, anche se il premio Nobel per l’ economia era stato assegnato nel 2009 a Elinor Ostrom proprio peri suoi studi in questa materia. Poi, quasi all’ improvviso, l’ Italia ha cominciato ad essere percorsa da quella che Franco Cassano aveva chiamato la “ragionevole follia dei beni comuni”. E questo è avvenuto perché la forza delle cose ha imposto un mutamento dell’ agenda politica con il referendum sull’ acqua come “bene comune”. Da quel momento in poi è stato tutto un succedersi di iniziative concrete e di riflessioni teoriche, che hanno portato alla scoperta di un mondo nuovo e all’ estensione di quel riferimento ai casi più disparati. Si parla di beni comuni per l’ acqua e per la conoscenza, per la Rai e per il teatro Valle occupato, per l’ impresa,e via elencando. Nelle pagine culturali di un quotidiano campeggiava qualche mese fa un titolo perentorio: “I poeti sono un bene comune”. L’ inflazione non è un pericolo soltanto in economia. Si impone, quindi, un bisogno di distinzionee di chiarimento, proprio per impedire che un uso inflattivo dell’ espressione la depotenzi. Se la categoria dei beni comuni rimane nebulosa, e in essa si include tutto e il contrario di tutto, se ad essa viene affidata una sorta di palingenesi sociale, allora può ben accadere che perda la capacità di individuare proprio le situazioni nelle quali la qualità “comune” di un bene può sprigionare tutta la sua forza. E tuttavia è cosa buona che questo continuo germogliare di ipotesi mantenga viva l’ attenzione per una questione alla quale è affidato un passaggio d’ epoca. Giustamente Roberto Esposito sottolinea come questa sia una via da percorrere per sottrarsi alla tirannia di quella che Walter Benjamin ha chiamato la “teologia economica”. Ciò di cui si parla, infatti, è un nuovo rapporto tra mondo delle persone e mondo dei beni, da tempo sostanzialmente affidato alla logica del mercato, dunque alla mediazione della proprietà, pubblica o privata che fosse. Ora l’ accento non è più posto sul soggetto proprietario, ma sulla funzione che un bene deve svolgere nella società. Partendo da questa premessa, si è data una prima definizione dei beni comuni: sono quelli funzionali all’ esercizio di diritti fondamentali e al libero sviluppo della personalità, che devono essere salvaguardati sottraendoli alla logica distruttiva del breve periodo, proiettando la loro tutela nel mondo più lontano, abitato dalle generazioni future. L’ aggancio ai diritti fondamentali è essenziale, e ci porta oltre un riferimento generico alla persona. In un bel saggio, Luca Nivarra ha messo in evidenza come la prospettiva dei beni comuni sia quella che consente di contrastare una logica di mercato che vuole “appropriarsi di beni destinati al soddisfacimento di bisogni primarie diffusi, ad una fruizione collettiva”. Proprio la dimensione collettiva scardina la dicotomia pubblico-privato, intorno alla quale si è venuta organizzando nella modernità la dimensione proprietaria. Compare una dimensione diversa, che ci porta al di là dell’ individualismo proprietario e della tradizionale gestione pubblica dei beni. Non un’ altra forma di proprietà, dunque, ma «l’ opposto della proprietà», com’ è stato detto icasticamente negli Stati Uniti fin dal 2003. Di questa prospettiva vi è traccia nella nostra Costituzione che, all’ articolo 43, prevede la possibilità di affidare, oltre che ad enti pubblici, a “comunità di lavoratori o di utenti” la gestione di servizi essenziali, fonti di energia, situazioni di monopolio. Il punto chiave, di conseguenza, non è più quello dell’ “appartenenza” del bene, ma quello della sua gestione, che deve garantire l’ accesso al bene e vedere la partecipazione di soggetti interessati. I beni comuni sono “a titolarità diffusa”, appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter accedere ad essi e nessuno può vantare pretese esclusive. Devono essere amministrati muovendo dal principio di solidarietà. Indisponibili per il mercato, i beni comuni si presentano così come strumento essenziale perché i diritti di cittadinanza, quelli che appartengono a tutti in quanto persone, possano essere effettivamente esercitati. Al tempo stesso, però, la costruzione dei beni comuni come categoria autonoma, distinta dalle storiche visioni della proprietà, esige analisi che partano proprio dal collegamento tra specifici beni e specifici diritti, individuando le modalità secondo cui quel “patrimonio comune” si articola e si differenzia al suo interno. Se, ad esempio, si considera la conoscenza in Rete, uno dei temi centrali nella discussione, ci si avvede subito della sua specificità. Luciano Gallino ne ha giustamente parlato come di un bene pubblico globale. Ma proprio questa sua globalità rende problematico, o improponibile, uno schema istituzionale di gestione che faccia capo ad una comunità di utenti, cosa necessaria e possibile in altri casi. Come si estrae questa comunità dai miliardi di soggetti che costituiscono il popolo di Internet? Di nuovo una sfida alle categorie abituali. La tutela della conoscenza in Rete non passa attraverso l’ individuazione di un gestore, ma attraverso la definizione delle condizioni d’ uso del bene, che deve essere direttamente accessibile da tutti gli interessati, sia pure con i temperamenti minimi resi necessari dalle diverse modalità con cui la conoscenza viene prodotta. Qui, dunque, non opera il modello partecipativo e, al tempo stesso, la possibilità di fruire del bene non esige politiche redistributive di risorse perché le persone possano usarlo. È il modo stesso in cui il bene viene “costruito” a renderlo accessibile a tutti gli interessati. Ben diverso è il caso dell’ impresa, di cui pure si discute. Qui è grande il rischio della confusione. Sappiamo da tempo che l’ impresa è una “costellazione di interessi” e che sono stati costruiti modelli istituzionali volti a dar voce a tutti. Ma la partecipazione, anche nelle forme più intense di cogestione, non mette tutti i soggetti sullo stesso piano, né elimina il fatto che il punto di partenza è costituito da conflitti, non da convergenza di interessi. Parlare di bene comune è fuorviante. L’ opera di distinzione, definizione, costruzione di modelli istituzionali differenziati anche se unificati dal fine, è dunque solo all’ inizio. Ma non rimane nel cielo della teoria. Proprio l’ osservazione della realtà italiana ci offre esempi del modo in cui la logica dei beni comuni cominci a produrre effetti istituzionali. Il comune di Napoli ha istituito un assessorato per i beni comuni; la Regione Puglia ha approvato una legge, pur assai controversa, sull’ acqua pubblica; la Regione Piemonte ne ha approvata una sugli open data, sull’ accesso alle proprie informazioni; in Senato sono stati presentati due disegni di legge sui beni comuni e vi sono proposte regionali, come in Sicilia. Si sta costruendo una rete dei comuni ed una larga coalizione sociale lavora ad una Carta europea. Quel che unifica queste iniziative è la loro origine nell’ azione di gruppi e movimenti in grado di mobilitare i cittadini e di dare continuità alla loro presenza. Una novità politica che i partiti soffrono, o avversano. Ancora inconsapevoli, dunque, del fatto che non siamo di fronte ad una questione marginale o settoriale, ma ad una diversa idea della politica e delle sue forme, capace non solo di dare voce alle persone, ma di costruire soggettività politiche, di redistribuire poteri. È un tema “costituzionale”, almeno per tutti quelli che, volgendo lo sguardo sul mondo, colgono l’ insostenibilità crescente degli assetti ciecamente affidati alla legge “naturale” dei mercati. ” (Rodota’) …
    Da Napoli, prima città ad aver istituito un Assessorato ai Beni Comuni, ha inizio il percorso politico-partecipato che intende costruire una nuova forma di azione pubblica locale per tutelare e valorizzare quei beni di appartenenza collettiva e sociale che sono garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini. Per invertire l’attuale tendenza alla privatizzazione dei beni comuni è necessario costruire una nuova forma di azione pubblica locale fondata sulla tutela dei Beni Comuni. Attraverso una semplice registrazione online sul sito del Comune di Napoli i vari gruppi, comitati, movimenti e associazioni potranno iscriversi alla macro area tematica con un meccanismo di accreditamento delle realtà di base che consentirà una partecipazione ampia ed incisiva ai processi di costruzione di spazi di reale democrazia partecipata. Le 6 macroaree tematiche, così come individuate dal Regolamento approvato dal Consiglio comunale con delibera n. 8 del 18/04/2012, sono le seguenti:
    a. Beni comuni, democrazia partecipativa, territorio, urbanistica, politica della casa, edilizia economica e popolare, ruolo e funzioni della pubblica amministrazione; mobilità, infrastrutture;
    b. Bilancio partecipato;
    c. Diritto all’istruzione, sport, politiche giovanili, pari opportunità;
     d. Lavoro e sviluppo, promozione della pace, cooperazione internazionale, beni confiscati, trasparenza;
    e. Ambiente, rifiuti, tutela della salute;
    f. Politiche sociali, immigrazione, cultura, forum delle culture, turismo, spettacoli, grandi eventi. …
    Schema di regolamento per il governo e la gestione dei beni comuni della città di Napoli –
    Art 1
    Sono beni comuni i beni del demanio idrico, del demanio marittimo, del demanio culturale ed i beni definiti res comunes omnium dal diritto internazionale. Tutti i beni comuni sono inalienabili, inusucapibili ed inespropriabili. I servizi offerti dai beni comuni soddisfano esigenze primarie dei cittadini in quanto contenuto di diritti fondamentali.
    Art 2
    Ai fini del presente regolamento, rientrano nella categoria dei beni comuni i beni ambientali e culturali, che sono in appartenenza ed in uso diretto della comunità dei cittadini napoletani.
    Art 3
    Il Comune di Napoli è Ente esponenziale di detta comunità, ai sensi della vigente legge comunale e provinciale, nonché dell’art 3 dello Statuto del Comune di Napoli.
    Art 4
    Ciascun cittadino o gruppo di cittadini possono indicare al Comune di appartenenza la presenza di beni suscettibili di fruizione comune.
    Art 5
    La tutela giuridica dei beni comuni in appartenenza alla Comunità napoletana consiste nel porre
    tali beni fuori commercio.
    Art 6
    Il Comune può delegare le proprie funzioni alle Municipalità, secondo i principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, ai sensi dell’art 118 della Costituzione.
    Art 7
    L’accesso, l’ utilizzazione, la fruizione ed il godimento dei beni comuni è aperta a tutti. Limitazioni d’uso possono essere stabilite per la migliore conservazione e fruizione dei beni stessi.
    Art 8
    Spetta all’ Ente gestore individuare l’entità dei mezzi finanziari necessari per la conservazione e l’ uso dei beni, in modo che sia raggiunto, senza profitto, il pareggio di bilancio. L’Ente gestore può stabilire quanta parte delle spese debba gravare sui fruitori e quanta debba essere a carico della fiscalità pubblica.
    Ciò che resta a carico del Comune trova allocazione nel bilancio partecipato di cui all’art 13 del regolamento del Laboratorio Napoli approvato con delibera consiliare n. 8 del 18 aprile 2012. Art 9
    L’ Ente gestore, nell’esercizio delle sue funzioni, deve agire, con criteri di economicità, efficacia, efficienza, inclusività, trasparenza e partecipazione.
    Art 10
    Le associazioni ambientaliste, le associazioni di promozione sociale, le associazioni dei consumatori o altre associazioni a tal fine riconosciute, possono far valere, davanti al giudice amministrativo, il diritto collettivo fondamentale alla conservazione ed all’uso di detti beni, e possono, altresì, denunciare all’ Ente gestore eventuali danni, ai fini del promovimento da parte di quest’ultimo dell’azione di risarcimento del danno.
    Art 11
    Organi propositivi e consultivi sono il Consiglio comunale, il Laboratorio Napoli – Costituente dei beni comuni e le Municipalità.
    Art 12
    Annualmente gli amministratori dell’ente gestore riferiscono al consiglio comunale sullo stato generale dei beni comuni ai fini dell’approvazione del loro operato. In questa sede possono essere discussi anche temi inerenti ai beni comuni proposti da cittadini o da gruppi di cittadini.

    Emilio Fragale

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  8. Vorrei dire al consigliere Risitano che sol perché si è tollerato tanto nel passato non bisogna continuare a farlo. I cittadini hanno richiesto un cambiamento e sarà cura di questa amministrazione metterlo in atto ma essere complici di un reato non è certo un buon inizio. La legalità e un bene comune e come tale va difesa da tutti maggiormente da chi rappresenta le Istituzioni. Il futuro sindaco in campagna elettorale aveva garantito diritti e non favorì. Ma non è forse un favore alla Risitano e a suo fratello non intervenire sulla casa del portuale? È non dovrebbe essere cura del questore e della polizia amministrativa controllare le autorizzazioni e le licenze nei luoghi, occupati e non, dove si svolgono concerti ,
    Manifestazioni e feste varie?

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  9. “Accapigliarsi” per queste cose mentre la città muore affllitta da mali endemici…non promette niente di buono. Scoraggia l’assenza di spirito di collaborazione e di ” focalizzazione” dei problemi REALI. Mentre la nave rischia di sbattere sugli scogli …la ciurma litiga e si “azzuffa”…il comandante sta a guardare

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  10. Nicolò D'Agostino 31 Agosto 2013 19:59

    Comprendiamoci, l’azione dei ragazzi è una manifestazione di dissenso sociale che propone spazi culturali alternativi. Non è un’occupazione abusiva di case popolari, con complicità di clientela partitica a danno di qualcuno. Ciò nonostante, è opportuno trovare una soluzione politica per riportare negli argini della legalità l’azione dei ragazzi. Il problema, secondo me, è un altro. Gli schieramenti politici tradizionali, non hanno più capacità propositiva sociale di base e mettono in discussione chi ce l’ha. Non toccate i ragazzi, molti, per chi fa finta di niente, sono i nostri figli: studenti del Maurolico, del Seguenza, dell’Archimede, del La Farina, Universitari… Ai gruppi folcloristici, alle bande, alle squadre di pallavolo, basket e calcio vengono date in uso, gratuitamente, palestre ed impianti comunali…. Ed allora quale è il problema?!? Quello di dimostrare che alla fine i Santi sono solo in Paradiso? E che sulla terra, più o meno tutti, siamo delinquenti sociali, per cui, tocca ai più delinquenti governare e non agli “ingenui sociali”? Ma non è così, i “delinquenti sociali” hanno superato il limite a discapito della collettività e la gente è stanca. Messina, fino ad ieri, era sul baratro sociale ed i fatti giudiziari hanno messo in evidenza le responsabilità. Rimboccatevi le maniche e non fate populismo… non funziona più.

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  11. ha ha ha Emilio Fragale, aspetta che ti copio e incollo tutta l’enciclopedia sulla enciclopedia delle dichiarazioni di Rodotà.
    Sul tentativo di riesumare Caroniti stendiamo un velo im..pietoso….
    I “ragazzi” (ma che ragazzi, sono grandi mica un po’ di ragazzini fankazzisti, smettiamola con usare sempre il termine “ragazzi”) che hanno occupato la “casa del portuale” stanno rinnovando un angolo trascurato tra i tanti trascurati di questa città incancrenita.
    Non sono evasori di lungo corso, non sono difensori di mafiosi e malavitosi, non hannop provato a fare un partito delle occupazioni.
    Quindi.. LASCIATELI LAVORARE ed abbiate almeno la dignità di fare silenzio.
    Personalmente di quello che ha detto Ialacqua me ne frego assai

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  12. Le dichiarazioni di Ialacqua sono un’istigazione a delinquere

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  13. Centri sociali spalleggiati da assessori e consiglieri comunali(tu non mi sgomberi,io ti porto i voti)di sinistra,appartenenti a schieramenti(SEL) alleati con chi ora è al governo(PD),compari dei Bankieri e che a livello locale sono comunque contro di loro.
    E questi sarebbero gli anarchici del Pinelli?
    Cambiate nome,per rispetto di chi credeva coerentemente in qualcosa.
    DISTINTI SALVTI,Tomahawk.

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  14. Ma con tutti i problemi che ci sono a Messina, si perde tempo a criticare chi ha avuto il merito di recuperare e restituire alla comunità uno sbazio perso ed abbandonato? Ma dove eravate in questi anni mentre la città affondava? Ma ittativi a mari c’una petra o coddu.

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  15. Giovanni Ragusa 1 Settembre 2013 10:42

    MA PERCHE’ NESSUNO SI LAMENTA QUANDO UN’INTERA CITTA’ VIENE OCCUPATA PER GLI INTERESSI DI POCHE FAMIGLIE, FINO A QUALCHE TEMPO FA’ AVEVAMO ANCHE IL COMUNE OCCUPATO PER L’INTERESSE DI QUALCHE FAMIGLIA….

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  16. Giovanni Ragusa 1 Settembre 2013 10:44

    ESPRIMI LE TUO IDEE NON FARE COPIA INCOLLA PLEASE..CREDO CHE SE SEI TU QUEL TIZIO CHE VOLEVA FARE IL SINDACO DOVRESTI DIMOSTRARE UN PO’ D’INDIPENDENZA !!!!!!

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  17. Nicolò D'Agostino 1 Settembre 2013 11:35

    “Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt” Seneca.
    L’avv. Fragale ed il prof. Caroniti, durante il Loro impegno amministrativo, in schieramenti diversi, sono stati di esempio per moralità, cultura ed amore per la città. La Loro azione amministrativa cammina nelle cose e nel tempo. Sarebbero stati i candidati ideali a Sindaco per i due schieramenti, di centro-sinistra e di centro-destra. I fatti giudiziari emersi in questi giorni ci mostrano il perché della Loro “non scelta”. Con questo chiudo qualsiasi polemica, o ragionamento che si voglia fare sulle due persone. CHIARO!!! Andiamo alle proposte ed alle critiche costruttive, se ce ne sono da fare.
    All’istinto ed alla visione sociale che ci portano ad essere “pro” o “contro” l’azione dei ragazzi della “Casa del Portuale”(continuo a dire ragazzi perché in mezzo a questi c’è anche mio figlio che è un ragazzino del Seguenza… con i suoi compagni) si aggiunge il contributo del delicato copia-incolla dell’avv. Fragale (conoscendone le capacità culturali avrebbe potuto scrivere anche di meglio l’avv. Fragale). Se il Diritto ci indica “il capo” del ragionamento, con uno svolgimento di questo sul “bene comune”, l’azione e l’occupazione dei ragazzi ci pongono innanzi al problema sociale che non può trovare un’assoluzione integrale ideologica. Il problema c’è e bisogna risolverlo, legalmente ed amministrativamente, senza pontificare una sorta di “esproprio proletario” che tanto fa eccitare i “pro” ma anche i “contro”. Questo sta nella saggezza del Sindaco che avuto mandato, non solo dalla Sua, a ragione, eccitata squadra ma, fondamentalmente, dalla maggioranza dei votanti messinesi che di cultura e per natura sono MODERATI. “Concordia parvae res crescunt, discordia maxumae dilabuntur” Sallustio.

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  18. Mi piace leggere le cose che dice l’ex assessore Santalco che tanto ha fatto per questa città.
    E anche Fragale ex direttore generale dell’amministrazione Genovese.
    Se si consuma un reato non lo stabilisce un assessore, ma l’AG

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  19. Concordo:mentre il Titanic affondava,la gente ballava.
    Si parla tanto,si agisce poco e, soprattutto non si affrontano i problemi prioritari e non si intravede un piano complessivo per il rilancio della città e il miglioramento della vita dei suoi abitanti.
    Trovo immorale che si lascino spazi nel degrado,ma è illegale che li si possa impunemente occupare(sia pure con le migliori intenzioni) per iniziative non a vantaggio di tutta la collettività nè di chi è in uno stato di bisogno.Comunque,penso ci siano problemi più seri e urgenti!

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  20. Nicolò D'Agostino 1 Settembre 2013 18:05

    Fragale ha qui posto la chiave di lettura del “bene comune”. Caroniti, invece, nella Sua azione amministrativa è stato d’esempio su questioni analoghe. Bisogna risolvere il problema sociale nei canoni della democrazia partecipativa (il richiamo di Renato Accorinti in campagna elettorale). Non sono un tifoso del “pro” (pseudo-esproprio proletario) e neanche un avversario del “contro” (padroncini sociali). Una soluzione non traumatica per i ragazzi (perché tali sono) bisogna trovarla.

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