Definitiva maxiconfisca di beni al costruttore Pietro Mollica di Gioiosa Marea

Definitiva maxiconfisca di beni al costruttore Pietro Mollica di Gioiosa Marea

Alessandra Serio

Definitiva maxiconfisca di beni al costruttore Pietro Mollica di Gioiosa Marea

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lunedì 28 Gennaio 2019 - 06:26
Giudiziaria

E' finito ko per i Mollica "lo scontro" con la giustizia per ottenere il recupero dei beni confiscati.

E' infatti diventato definitivo il maxi sequestro di beni ai danni di Pietro Mollica, operato in prima battuta nel 2015 dalla Guardia di Finanza di Roma che nel giugno 2015 aveva messo i sigilli ad un patrimonio di beni e aziende stimato oltre 135 milioni di euro. Nel 2017 il Tribunale di Roma ne ha disposto la confisca, confermata nel 2018 dalla Corte d’Appello.

Ora anche la Corte di Cassazione mette l’ultimo sigillo sul patrimonio del costruttore di Gioiosa Marea, rigettando tutti i ricorsi. La Suprema Corte ha detto no alle richieste di Pietro, i figli Claudio e Davide, la moglie Maria Casamento e l’imprenditore Flavio Zuanier, intestatario della Investimento srl, società che possiede diversi immobili nel centro gioiosano, ed ha confermato anche i due anni di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per Pietro Mollica.

Il sequestro era scattato a giugno 2015, dopo tre mesi dall’arresto del patron delle aziende nell’ambito dell’inchiesta Variante Inattesa su appalti truccati e fallimenti sospetti.

Sotto chiave erano finite dieci aziende con sedi a Roma e Venezia, 40 beni immobili tra Messina, Roma e Varese, quote societarie, 11 tra automobili e moto, rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni. Il tutto per un totale di 135 milioni di euro. E’ una maxi stangata quella inflitta all’imprenditore messinese Pietro Mollica, originario di Gioiosa Marea, raggiunto oggi da un provvedimento disposto dal Tribunale di Roma (sezione Misure di Prevenzione) ed eseguito dagli specialisti del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, aveva ricostruito tutte le vicende legate al crack del consorzio romano Aedars Scarl, dichiarato fallito lo scorso 12 maggio, appurando come, nel corso del decennio tra il 2003 ed il 2013, l’Ente si fosse aggiudicato una serie di importanti appalti pubblici, su scala nazionale, tra cui spiccano le commesse indette dall’Ufficio del Commissario Nazionale Delegato per il rischio idreogeologico della Regione Calabria, dall’Adr – Aeroporti Roma Spa, dall’Anas Spa – Sicilia, dalla Regione Sardegna, dalla Provincia di Reggio Calabria, dalla Provincia di Siracusa, dal Comune di Sessa Aurunca, dal Comune di Rosarno e dal Comune di Ciampino. Il tutto, per un totale di appalti già vinti pari a quasi 120milioni di euro.

All’imprenditore vennero anche contestati gli stretti rapporti, personali e d’affari, con Francesco Scirocco, ritenuto esponente della cosca mafiosa dei barcellonesi, tra i soci fondatori dello stesso consorzio Aedars, e Vincenzo D’Oriano, pregiudicato mafioso e presunto affiliato del clan camorristico dei Cesarano (nonché amministratore di fatto di una consorziata dell’Ente. Per il Consorzio Aedars va precisato come, precedentemente alla dichiarazione fallimentare, l’Ente avesse subito le interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Roma, tuttavia annullate prima dalla sentenza del TAR Lazio e, successivamente al ricorso proposto dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Roma, dalla sentenza del dicembre 2014 del Consiglio di Stato.

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