I diritti dei detenuti e la situazione del carcere di Gazzi: il punto in commissione

I diritti dei detenuti e la situazione del carcere di Gazzi: il punto in commissione

Giuseppe Fontana

I diritti dei detenuti e la situazione del carcere di Gazzi: il punto in commissione

giovedì 08 Ottobre 2026 - 11:30

Pur non sovraffollata "tecnicamente", la casa circondariale avrebbe "bisogno di maggiori spazi per le attività". Le parole della garante Risicato e della direttrice Tajani

MESSINA – Dalla privazione della libertà a quella dei diritti il passo, purtroppo in tutta Italia, è breve. Dell’emergenza nella carceri del Paese si parla a livello nazionale ormai da tempo. Il tema è stato affrontato anche a Messina, durante la settima commissione consiliare presieduta da Antonella Feminò. Ospiti l’assessora alle Politiche sociali Alessandra Calafiore, la garante delle Persone private della libertà Lucia Risicato e la nuova direttrice della casa circondariale Romina Tajani.

Risicato: “Non alla privazione di diritti”

Risicato ha parlato di “dramma italiano”, relativamente ai diritti di chi è in carcere. Ha parlato anche di “soglia critica” visto che “la scorsa settimana è stata superata la soglia di 66mila detenuti a fronte di circa 51mila posti. Chiaro è che così il sovraffollamento peggiora e si ripercuote su tutti gli aspetti della vita in carcere. Dovremmo parlare di privazione della libertà, non privazione dei diritti. La realtà quotidiana ci parla di tanti problemi, anche di un tasso di suicidi in aumento”.

Tajani: “Non c’è sovraffollamento, ma…”

Tajani ha spiegato che a Gazzi “tecnicamente non c’è sovraffollamento, però parliamo di qualcosa di molto relativo. Avere 8 persone in una stanza con un solo bagno non è sovraffollamento. Ma sono 3 metri quadrati e non è esattamente la migliore delle condizioni di igiene e decoro. Il problema interessa molti istituti penitenziari e il trend è in aumento purtroppo. C’è stato un giro di vite sui reati per maltrattamento e questo ha comportato l’aumento di detenuti un po’ ovunque. Bisogna adottare, ma ad altri livelli, decisioni importanti per fermare questo trend. Al carcere di Messina ci sono circa 250 persone. Gazzi ha al suo interno detenuti di ogni tipo. Ci sono tanti problemi di tipo medico-sanitario e non sempre i servizi sanitari riescono a soddisfare le esigenze di chi è detenuto”.

Il carcere di Gazzi ha bisogno di più spazi

La direttrice ha anche spiegato che la struttura avrebbe “bisogno di interventi” di ristrutturazione. Ad esempio “non ci sono spazi adeguati per aule studio, per corsi professionali, per biblioteca. I progetti trattamentali, cioè corsi e iniziative culturali, sono tanti ma gli spazi sono stretti, piccoli. Devo dare atto alla collega che mi ha preceduto del grande lavoro svolto, dando il via a tanti progetti culturali che continueremo sicuramente. Il carcere si è sempre distinto per il laboratorio teatrale. Quest’estate detenuti di Barcellona e Messina si sono esibiti al Festival di Tindari e questo ci ha dato molta soddisfazione. Si punta alla riabilitazione ma anche e soprattutto a modelli alternativi”.

Il tema dell’infanzia

E poi “c’è il tema dell’infanzia, l’infanzia che entra in carcere con le madri detenute o quella che resta fuori, prole di chi è dentro la struttura. Questo è un tema a cui teniamo molto. I progetti sulla genitorialità vanno attenzionati e implementati. Bisogna sempre pensare ai bambini, perché per loro avere un genitore detenuto è un grande peso da portare. Voglio ringraziare Messina, che ha nell’associazionismo un pilastro importante per il carcere. Senza il volontariato non riusciremmo a fare quasi niente. Le risorse sono poche. Abbiamo bisogno del territorio e di questo scambio continuo, di una sinergia che ci porti a proseguire questo lavoro”.

Calafiore: “Percorso educativo da portare avanti dentro e fuori”

Dopo di lei ha parlato l’assessora alle Politiche sociali Alessandra Calafiore, che ha rappresentato l’attività di “Anci Sicilia che si sta portando avanti. Ci sono stati incontri per sollecitare i Comuni ad avere un garante per i detenuti, visto che molti non hanno questa figura. Nella maggior parte dei casi chi vive una situazione carceraria, appena scontata la pena, ha difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro. Questo aspetto va migliorato attraverso rapporti da rafforzare tra l’esterno e l’interno delle carceri. Si sta lavorando a formazione e realizzazione di spazi da dedicare all’attività di formazione stessa. Purtroppo però c’è uno stigma ancora molto forte. I detenuti che scontano la pena si scontrano che i preconcetti dei datori di lavoro. È un percorso educativo da portare avanti. Deve cominciare dall’interno, con la formazione, ma proseguire anche fuori. La realtà che noi abbiamo è complessa, ma ha meno criticità rispetto ad altre realtà nazionali”.

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