“Il berretto a sonagli” al Teatro di Messina. Jannuzzo tra follia, maschere e paure    - Tempostretto

“Il berretto a sonagli” al Teatro di Messina. Jannuzzo tra follia, maschere e paure   

Emanuela Giorgianni

“Il berretto a sonagli” al Teatro di Messina. Jannuzzo tra follia, maschere e paure   

domenica 29 Maggio 2022 - 07:45

La celebre commedia di Luigi Pirandello, nell'adattamento di Francesco Bellomo e Moreno Burattini, è un trionfo di applausi

A volte pupo nelle mani della società, a volte folle, a volte solo maschera. Tanti sono i modi in cui Luigi Pirandello racconta l’uomo, e altrettante le domande di cui lo rende protagonista. Il berretto a sonagli le racchiude tutte. Prendendo spunto da due novelle: “Certi obblighi” e “La verità”, la commedia offre un quadro di tutte le tematiche care al pensiero pirandelliano. Non riscuotendo grosso successo al suo debutto nel 1923, divenne, con il passare del tempo, uno dei capolavori del grande drammaturgo siciliano, forse proprio per la schiacciante attualità delle sue riflessioni, dei suoi dilemmi universali.

E, arrivata al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, nell’adattamento di Francesco Bellomo e Moreno Burattini, con un cast incredibile e Gianfranco Jannuzzo nel ruolo di Ciampa, è un trionfo di applausi.

Ciampa e Beatrice

Il berretto a sonagli racconta la storia di Ciampa e di Beatrice e di un tradimento subito che li accomuna, sebbene nel modo totalmente diverso di viverlo.

Beatrice ha scoperto, infatti, che suo marito, Il Cavaliere, l’ha tradita con Nina, la moglie di Ciampa, loro fidato scrivano. Beatrice, furiosa, vuole denunciarli e incastrarli, vuole far scoppiare lo scandalo, per riscattare la sua dignità. Anche Ciampa è a conoscenza dell’adulterio, ma lo sopporta silenziosamente affinché ne esca salva la sua rispettabilità.

Le tre corde

Lo scrivano cerca implicitamente di farlo comprendere anche Beatrice: un tradimento va risolto tra le mura di casa. Le spiega che la società funziona con “tre corde” che ogni uomo ha in testa: la seria, la civile e la pazza. Quella civile si trova in centro alla tempia, perché è la più importante, ci permette di vivere nella società, con un sorriso falso sul volto e ostentata cordialità. La corda seria, invece, va girata quando dobbiamo chiarire degli equivoci, mettere le cose a posto. Quando non si viene ascoltati, ecco allora che si libera la corda pazza. Ma Ciampa ammonisce Beatrice: “Stai attenta a non usare troppo tardi la corda seria, altrimenti rischi di far girare agli altri quella pazza”.

Beatrice contro la società

Ma a Beatrice non interessano i suoi ammonimenti, nè la contrarietà dei familiari. Lei, con determinazione, si ribella ad una società che impone soltanto l’obbligo dell’apparenza; nella quale il problema non è agire in maniera immorale, basta farlo senza che lo si dica; nella quale tutto è permesso, purché non si scopra; nella quale il finto perbenismo regna imperante.

Mentre tutti si fanno pupi della società, suoi burattini e giullari; lei è la grande eroina, lei vuole salvare se stessa, ma sarà costretta a passare per pazza.

Grandissima l’interpretazione di Emanuela Muni, la sua fisicità è forte come il suo personaggio, i suoi momenti vigorosi e al tempo stesso angosciati perché questo è ciò che Beatrice sta vivendo, così anche il suo parlato, nel suo elegante siciliano. Il coraggio di Beatrice fa de Il berretto a sonagli una commedia avanti rispetto ai suoi tempi, una commedia “femminista”.

Il berretto a sonagli di Ciampa

Al contrario di Beatrice, Ciampa è il perfetto personaggio pirandelliano, con le sue paure e le sue maschere. Ha il solo desiderio di non dover indossare quel berretto a sonagli dinanzi alla società ed essere deriso.

Uno Jannuzzo da brividi per la compostezza e la lucidità del suo Ciampa in crisi. Potente nei monologhi, dalla travolgente comicità negli scambi con gli altri personaggi e profondamente umano. Il suo Ciampa si fa pupo della società ma mostra in questo il suo essere uomo, nella sua complessità e nella sua debolezza, è emozionante e commovente.

L’adattamento di Bellomo e Burattini ha voluto, poi, creare un apparentamento tra Ciampa e il professor Toti di Pensaci Giacomino per una somiglianza tra i personaggi, nelle loro situazioni e nel modo di viverle.

Il riadattamento

Altre scelte stilistiche sono state quella dell’utilizzo del copione originale con il reinserimento di alcune scene tagliate (una fra tutte, il quadro I del secondo atto, dove compare uno scorpione nella biancheria, segno di tradimento).

Per dare ancora più spessore e chiarezza alla narrazione, lo spettacolo si apre con l’aggiunta di un prologo in flashback che non esisteva: qui i due amanti vengono colti in flagranza di reato.

La Sicilia protagonista

Tutto, poi, ci parla della Sicilia, di Sicilia risuona, e non solo dei suoi antichi valori (e delle sue maschere), della Sicilia sembra pure di sentire gli odori e i sapori. Tutta la scenografia di Carmelo Giammello ci riporta in una Sicilia del tempo, con le sue casette dalle pareti con i teli neri, i mobili e le finestre con i drappi, proprio a segnare una separazione dal mondo esterno, un luogo slegato e privato. Solo uno specchio sulla parete ci offre un punto di vista diverso e prospettico sui vari avvenimenti.

Le musiche di Mario D’Alessandro danno forza agli svolgimenti con sonorità caratteristiche della produzione cinematografica dei film di ispirazione siciliana degli anni ’50; i costumi di Mara Gentile ci fanno vivere, invece, gli anni ‘30 tutti siciliani, nel loro stile e nella loro raffinatezza.

I temi e il cast

In questa cornice tutta siciliana, Il berretto a sonagli fa risuonare le sue tematiche, che sono, però, quelle dell’uomo di ogni luogo e di ogni tempo, sempre attuali e di denuncia. La maschera e il volto, l’essere e l’apparire, i pupi, l’ipocrisia, il giudizio sociale, la follia. La storia riflette su di essi, ma lo fa, da vera commedia pirandelliana, scatenando tutta la sua vis comica.

Vis comica che prende sempre più ritmo in un climax ascendente. Si arricchisce, quadro dopo quadro, di allegorie e passaggi incalzanti, nel pieno rispetto del testo. Prende concretezza grazie ad un cast in cui, come dice Jannuzzo a fine spettacolo, ogni attore è veramente più bravo dell’altro, capace di dar valore a tutte le sfaccettature dei personaggi e alla delicata profondità che si cela dietro l’ironia dei loro scambi. A far innamorare il pubblico è stato, particolarmente, il Commissario Spanò di Franco Mirabella, con la sua mimica nevrotica, la sua agitazione, le sue tentazioni, la sua buona fede.

La follia come salvezza

Ma chi sarà alla fine ad indossare il berretto a sonagli? Beatrice ha rivelato lo scandalo; il Commissario vuole dimostrare che sia stato solo un equivoco; ma ormai per Ciampa è troppo tardi, tutti si prenderanno gioco di lui. Vorrebbe liberare la corda della follia e lasciarsi andare, dire tutto quello che pensa, tanto a un pazzo nessuno dà retta, ma non tocca a lui. A farlo deve essere Beatrice, deve fingersi lei pazza, farsi rinchiudere tre mesi in manicomio, così perderà ogni credibilità. Nessuno ne esce vincitore, siamo tutti vinti, tanto i traditi quanto i traditori.

E se fosse, quindi, la follia l’unica vera salvezza?

“L’uomo per struttura potrebbe vivere 200 anni sano, sono i dispiaceri, le ingiustizie a farci morire prima; il nostro doverle sopportare, senza poter liberare la corda della follia” afferma Ciampa in conclusione.

E, così, un urlo, tra il serio e il folle, chiude il sipario.


adattamento di Francesco Bellomo, Moreno Burattini

con Gianfranco Jannuzzo

e con Emanuela Muni, Ivano Falco, Franco Mirabella, Alessandra Ferrara, Veronica Rega, Martina Difonte

e la partecipazione di Margherita Patti

scena Carmelo Giammello
luci Giuseppe Filipponio
musiche Mario D’Alessandro
costumi Mara Gentile

assistente alla regia Maya Melis
voce solista Francesca Gambina

regia Francesco Bellomo

produzione L’Isola Trovata e Corte Arcana

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