L'epica dell'opera dei Pupi: da Ulisse a Re Artù passando per i Paladini di Francia - Tempostretto

L’epica dell’opera dei Pupi: da Ulisse a Re Artù passando per i Paladini di Francia

Daniele Ferrara

L’epica dell’opera dei Pupi: da Ulisse a Re Artù passando per i Paladini di Francia

sabato 18 Maggio 2019 - 08:11

Gli spettacoli dei pupi attingono alla letteratura epica.

I drammi rappresentati nell’Opera dei Pupi possono avere un’infinità di soggetti, delle tipologie più disparate, ma primariamente discendono dalla letteratura epica per com’era intesa nei secoli bui, quand’era barlume di saggezza e virtù in un mondo incerto e caotico. Convenzionalmente si suddivide l’epica medievale in tre rami, detti materie: la Materia di Roma, la Materia di Bretagna e la Materia di Francia. Tutt’e tre esse sono state e sono vissute ancora dai pupi sui loro palcoscenici, rievocando quelle gesta mirabili, lontane eppure così attuali.

La Materia di Roma nasce come recupero e rielaborazione del grande patrimonio letterario dell’antichità, più precisamente dei miti e delle leggende della Grecia antica con l’aggiunta di eventi storici ch’ebbero così grande gloria ed eccezionalità da sembrare anch’esse l’ultimo palpito dell’età eroica. In essa vediamo comparire:

  • varie leggende greche, come quella delle sorelle Filomela e Procne;
  • l’impresa dei Sette contro Tebe per la conquista della città più nobile della Grecia, maledetta dai peccati di re Laio ricaduti sulla sua discendenza;
  • la Guerra di Troia fra gli Achei e la possente città anatolica causata dal rapimento di Elena di Sparta, con mirabolanti duelli (fra Ettore e Achille) e amori struggenti (fra Troilo e Criseide);
  • il rocambolesco e periglioso ritorno di Ulisse dalla guerra, la fuga di Enea da Troia distrutta, l’arrivo in Italia e la fondazione di Alba Longa;
  • la marcia delle armate di Alessandro alla conquista dell’Oriente in scenarî stupefacenti e fantastici, contro nemici umani e non;
  • la vita di Giulio Cesare e la nascita dell’Impero;
  • la vita di Eracle (Eraclio I), Imperatore dei Romani.

Questi cicli vogliono narrare il tempo del mito, che anticipa un assetto del mondo delimitato da regole precise (l’etica cristiana), essendo piuttosto una realtà ancora in formazione in cui il soprannaturale è familiare. Eppure, per l’autorità inviolabile del mondo antico, persino le vicende più nebulose della civiltà micenea assumono un chiarore tipico della storia, rinarrate dalla Cavalleria; mito, leggenda e storia diventano tutt’uno. Pur essendo fondamento della nostra cultura, nell’Opera dei Pupi questa è la materia meno rappresentata.

La Materia di Bretagna prende il nome dalla regione gallica strettamente collegata alla Britannia, quasi un sinonimo. Pur essendo i suoi argomenti facilmente collegabili alla mitologia celtica, si pretende una sua collocazione storica, una realtà parallela all’Impero Romano. Essa include:

  • la protostorica colonizzazione fatta da Bruto di Troia (nipote di Enea) della Britannia, donde il nome, e la storia della sua dinastia di sovrani britannici;
  • le vicende di streghe e stregoni, in particolare di Merlino il Saggio, dall’apprendistato all’influenza sui sovrani, culminanti nella sua alleanza con il potente re Uther Pendragon;
  • le molte gesta di re Artù figlio di Uther e quelle dei suoi dodici Cavalieri della Tavola Rotonda (Lancillotto, Ivano, Parsifal, Galvano…) come la ricerca del Graal, la lotta contro i sortilegi di Morgana la Fata, fino al duello mortale con il figlio Mordred che portò i Sassoni in Britannia.

In questo insieme di leggende il carattere cristiano fu forzatamente introdotto dagli autori medievali, ma è molto semplice individuare gli elementi precristiani (e uno è il Graal!) che permettono di retrodatare le saghe molto sopra l’Alto Medioevo. Il carattere è quasi fiabesco, ma nonostante ciò, a poemi e romanzi bretoni fu affidata la funzione di riempire il vuoto che c’è nell’epica storica fra classicità e cristianità: il regno di questo Artù sorge sulle ceneri dell’Impero Romano, prefigurando il Feudalesimo. Questi cicli sono una presenza abbastanza comune e importante nell’Opera dei Pupi.

La Materia di Francia è l’ultima cronologicamente e la più intricata. Qui gli autori vogliono affermare una realtà assolutamente storica – infatti ci troviamo nel periodo carolingio – ma l’elemento fantastico ormai ha preso il sopravvento e ha preziosamente scaraventato le trame della storia nel fantasy. Al centro della materia ci sono:

  • gli atti dei capostipiti di grandi casate, come Guarino di Monglana e Dudone di Magonza;
  • le storie su Carlo Magno, dalla sua tormentata infanzia all’amore per una principessa musulmana, l’ascesa al trono e poi al soglio imperiale, la sanguinosa guerra contro i Sassoni;
  • i fatti dei dodici Paladini di Francia, specialmente dei cugini Orlando e Rinaldo nelle circostanze della guerra costante contro imperi e regni rivali, e il loro violento diverbio per amore della principessa kitana Angelica, concludendosi con la Battaglia di Roncisvalle.

Il mondo in cui ci portano questi racconti ha soltanto i nomi del nostro, ma ogni cosa funziona con regole proprie, tanto che ci si accorge di trovarsi in un mondo ispirato al nostro, o in una sua dimensione parallela, ma non certo nello stesso. Questa materia è quella alla quale più attinge l’Opera dei Pupi ed è quella che l’ha resa più famosa.

È interessante come questi tre cicli siano strettamente concatenati. Linee di sangue e passaggi di reliquie legano i protagonisti greci, arturiani e franchi, tanto da fare sembrare i tre corpores un unico corpus: la storia epicizzata del mondo.

Leggere queste storie nei rispettivi poemi non ha prezzo e apre un mondo spettacolare e magnifico. Noi però siamo siciliani, e rispetto agli altri popoli abbiamo un privilegio: possiamo vedere con i nostri occhi le gesta eroiche prendere vita attraverso i pupi per le sapienti mani e voci degli opranti, e rivivere fatti antichi come se fossero sempre nuovi.

Daniele Ferrara

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