L'operazione nel 2022 coinvolse anche l'ex direttore sportivo dell'Igea Virtus Giuseppe Accetta
Condanne ridotte e un’assoluzione totale dopo 3 anni e mezzo di detenzione per Giuseppe Accetta, imprenditore ittico di Barcellona noto nella cittadina anche come già direttore sportivo dell’Igea Virtus. Si chiude così in appello il processo su un giro di estorsione e usura all’ombra di Ottavio Imbesi, l’esponente di spicco del clan di Barcellona deceduto qualche mese dopo la retata della Polizia, scattata nel dicembre 2022. In sostanza l’ipotesi, che sembra aver retto per quasi tutti gli imputati, è che la longa manus del clan di Barcellona si estendeva anche sul mercato agri e ortofrutticolo barcellonese e che per conto di Imbesi venivano gestite bische clandestine ed estorsioni. Oggi il nome di Accetta, coinvolto nella retata di 4 anni fa, esce dalla vicenda. L’uomo è difeso dagli avvocati Tommaso Calderone e Diego Lanza.
La sentenza
Ecco il verdetto della I sezione della Corte d’Appello di Messina (presidente Caterina Mangano): 7 anni per Salvatore Lunetta e Tiziana Messina, 8 anni e 9 mesi per Carmelo Imbesi (parzialmente assolto), 4 anni e mezzo per Domenico Chiofalo (non più interdetto dai pubblici uffici in perpetuo ma per 5 anni), condanna confermata per Mariano Perdichizzi. Cade la misura cautelare per Giuseppe Accetta, assolto dall’unico reato che era rimasto in piedi. Nel 2024 le condanne di primo grado emesse dal Tribunale di Barcellona erano state per tutti più alte. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Sebastiano Campanella, Tindaro Grasso e Paolo Pino.
Gli arresti del 2022
L’operazione della Polizia risale al 2022 e svelò che gli indagati costringevano professionisti ed imprenditori locali alla corresponsione di ingenti somme di denaro e di beni di vario genere, utilizzando il consueto pretesto di dover sostenere le spese dei mafiosi detenuti. n altri casi, che le pretese di denaro si riferivano a debiti contratti con gli esponenti del clan nell’ambito di scommesse on line, effettuate attraverso piattaforme illegali. Le vittime si trovavano ben presto notevolmente esposte e, a seguito di pesanti minacce, costrette ad onorare i debiti o cercare di dilazionare il pagamento corrispondendo ulteriori somme per gli interessi usurai applicati.
Il mercato ortofrutticolo di Barcellona
La locale famiglia mafiosa aveva assunto il totale controllo del mercato ortofrutticolo di Barcellona, imponendo sia le quantità e la qualità della merce da mettere in commercio sia il prezzo. In alcuni casi i rivenditori si trovavano costretti ad acquisire merce in quantità superiore a quella richiesta.

