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Premio Troisi a Sabrina Impacciatore: “I sognatori ci salveranno”

Rosaria Brancato

Premio Troisi a Sabrina Impacciatore: “I sognatori ci salveranno”

giovedì 20 Luglio 2017 - 08:55

Il premio Massimo Troisi è stato consegnato nel corso della prima serata a Salina all'attrice Sabrina Impacciatore "in grado di unire ironia e drammaticità"

Studiava di nascosto, per non farsi scoprire dai genitori, voleva somigliare ad Anna Magnani e i suoi maestri erano quelli che cercavano le strade del teatro di ricerca.

Si commuove ricordando Gianni Boncompagni, che l’ha scoperta negli anni di Non è la Rai, “un uomo colto, geniale, sapeva vedere in te quel che tu non avresti mai immaginato di avere”, e non si è pentita di aver lasciato il piccolo schermo per il cinema e il teatro, sua unica passione “l’ ho fatto in un momento in cui avevo tante proposte, ma io sono un’attrice, ed è questo che voglio fare”.

Sabrina Impacciatore sorprende chi l’ascolta al MareFestival di Salina, nel corso di un’intervista curata da Pierpaolo Ruello prima e della consegna del Premio Troisi poi, nella piazza di Malfa. Sorprende perché non è mai banale, non usa stereotipi, è diretta anche a costo di essere brutale. Come quando, dopo aver ricevuto il Premio Troisi, consegnata dall’assessore di Malfa Luciano Sangiolo e dalla madrina del Festival Maria Grazia Cucinotta, nel corso della serata presentata da Massimiliano Cavaleri e Marika Micalizzi lancia un appello per “Alessandro”, l’artista sconosciuto che a Salina realizza installazioni in ricordo del Postino e di Troisi ma attraversa un momento di difficoltà economiche “una persona così in America lo definiremmo uno degli stranieri che fanno fortuna nel mondo, dovete aiutarlo, l’arte si deve aiutare”.

Eppure Sabrina non dimentica né tantomeno rinnega quel programma cult che l’ha lanciata, “Non è la Rai” e che, come le viene ricordato da Marika Micalizzi durante l’intervista sul palco è stata una trasmissione che ha segnato un’epoca.

“Non era tv spazzatura, come tanti sostengono. Tutt’altro, Boncompagni è stato un pioniere. Io non mi considero un cassonetto. Per me la vera pornografia televisiva è quella che mette in piazza i sentimenti delle persone”.

Ironica e indimenticabile nei personaggi che l’hanno reso famosa, da La Posta di Sabrina di Non è la Rai, all’annunciatrice, da Lara Croft che andava a sbattere su ogni parete “un personaggio che ho inventato perché non avevo più amici, erano tutti a giocare con la play station, allora ho provato anche io a giocare con Tomb Rider, un disastro…..”, alla sarda Darla di Macao, lei, che aveva studiato all’Actor Studio di Ney York, che prediligeva il teatro di ricerca, quello sperimentale, che sognava di far cinema con Ciro Maselli, che conosceva a memoria i film di Anna Magnani e trasformava gli incontri per strada in “personaggi” da portare in scena, alla fine ha deciso, ed ha chiuso con la tv. “Boncompagni ha continuato a chiamarmi, mi voleva in ogni trasmissione che faceva, ma io mi nutro del rapporto con la gente, mi piace essere a contatto con le persone vere”. Ha scelto il teatro, portando sul palco quella Sabrina Impacciatore che pochi conoscevano. “Sì, lo so, posso sembrare schizofrenica….A me piace questa possibilità unica che abbiamo noi attori: azzerare la nostra identità, azzerare tutto e trasmettere agli altri, al pubblico, il messaggio della storia di volta in volta. Il vero attore si annulla per trasmettere le emozioni del personaggio che interpreta.”

Per fare Italia, la protagonista del libro di Margaret Mazzantini “Non ti muovere” nel film di Sergio Castellitto, “Non mi sono lavata, per un mese ho camminato su tacchi altissimi nei ghetti di periferia indossando una minigonna che mi ero cucita da sola, ho mangiato pomodori come faceva lei, non ho fatto l’amore per 3 mesi perché Italia era stata stuprata ed era rimasta traumatizzata…Ho fatto un provino di 3 ore….Ero davvero convinta di avercela fatta”. Poi la produzione ivenne italo-spagnola e venne scelta Penelope Cruz “per me è un onore non essere stata scelta per lei…”

Racconta del provino con Mel Gibson, che poi la scelse per La Passione di Cristo, o dell’Ultimo bacio di Muccino “aprì una nuova stagione del cinema italiano” e di Baciami ancora, ma anche dei film con Scola o Maselli e di “Amiche da morire”, che la vede insieme a Claudia Gerini e Cristina Capotondi “abbiamo dimostrato che il cinema al femminile che riesce a far sorridere possiamo farlo. E siamo amiche davvero. Credo nell’amicizia tra donne molto più che tra uomini. Gli uomini e colleghi attori sanno essere molto più crudeli delle donne”.

Non è una star, le piace uscire “sciamannata, senza trucco, non mi piace la notorietà, detesto i selfie, penso che ti rubano ogni volta un pezzo di anima”.

Da adolescente sognava di rifarsi il naso e ha sempre portato i tacchi perché si sente bassa “invece a 18 anni ho cambiato idea, ho sognato come sarei stata con un naso diverso, non mio. Ho capito che Sabrina è così. Ragazze affezionatevi al vostro corpo, non fatevi liposuzioni o altro. Quel che considerate un difetto è ciò che vi rende uniche”.

Si è spesa contro la violenza sulle donne ed infine, alla domanda di Ruello “in quale Italia vorrebbe svegliarsi domani” riflette un po’ poi dice: “Io sono disperata perché questo Paese è davvero in ginocchio, è un malato terminale. Vorrei svegliarmi in un’Italia in cui uomini di buona volontà decidono di salvarla, questo Paese che la natura ha donato così e l’arte ha arricchito. Penso che i sognatori sono la salvezza”.

Quei sognatori ricorderà poi al momento della consegna del Premio, come Alessandro, che ai clienti del locale lascia nei tovaglioli poesie di Neruda e crea “piccoli momenti di grazia e poesia”, ma poi non ha come superare la crisi di ogni giorno.

Rosaria Brancato

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