Messina ha un tesoro sotterraneo: "L'acquedotto del Torrente Trapani va valorizzato"

Messina ha un tesoro sotterraneo: “L’acquedotto del Torrente Trapani va valorizzato”

Giuseppe Fontana

Messina ha un tesoro sotterraneo: “L’acquedotto del Torrente Trapani va valorizzato”

giovedì 03 Aprile 2025 - 07:30

Si tratta di un Qanat con tunnel che "scorrono" per oltre 100 metri. Comune, Soprintendenza e l'associazione Map dialogano per riprenderlo

MESSINA – Non tutti sanno che c’è un antico Qanat, un acquedotto sotterraneo che risale a centinaia di anni fa, sotto Messina. Di fatto scorre per 100 o 150 metri sotto al Torrente Trapani e potrebbe diventare una vera attrazione turistica per i tantissimi appassionati di città sotterranee, storia e speleologia di tutto il mondo. Serve, però, una giusta valorizzazione, come accade già in decine di città anche non troppo distanti da Messina, che sfruttano queste antiche gallerie da tempo.

Di questo si è parlato durante la seduta odierna della quinta commissione consiliare, presieduta da Raimondo Mortelliti. Ospite l’associazione Map Messina, oltre all’assessore alla Cultura Enzo Caruso e alla Soprintendenza, rappresentata dal dottor Rando Prestipino Giarritta. E il problema che è emerso riguarda la titolarità dell’area sotterranea.

Caruso: “Dobbiamo essere sicuri”

Caruso ha spiegato: “Da diversi anni alcune associazioni mettono in evidenza l’esistenza di un particolare sito che potrebbe essere inserito nei circuiti di promozione del territorio parlando di archeologia e speleologia urbana, visto che si va praticamente dentro la montagna. Non ci sono stato, ma sembra dai video un sito molto interessante che potrebbe essere di origini arabe. Parliamo di un Qanat che è stato visitato da varie associazioni e che su internet ha destato molta curiosità. Il problema è stato capire la proprietà di chi sia. Dalle particelle si evince che risulta di pertinenza dell’autorità di bacino regionale, essendo legato al torrente. Questo non ci consente di autorizzare l’ingresso a persone che là dentro potrebbero avere problemi per cui assumersi le responsabilità. Qualora si arrivasse a trovare una soluzione, chi si occuperà dell’ingresso e del passaggio dovrà munirsi di assicurazione. Da cittadino direi ‘perché si tiene chiusa e non si sfrutta?’. Ma dal punto di vista amministrativo mi preoccupo della sicurezza e dei problemi che possono nascere. Il sito va messo in sicurezza prima di procedere”

Coppolino, presidente Map Messina: “Tunnel fino a 150 metri”

Rando Prestipino Giarritta della Soprintendenza ha spiegato di voler andare sul posto con archeologi: “Questo dovrebbe essere un Qanat persiano, ma bisogna capire se sia davvero così. Bisogna anche capire dove va a finire questo corso d’acqua. Noi come soprintendenza siamo interessatissimi a questo sito”. Poi la parola è passata a Giuseppe Coppolino, presidente di Map: “Abbiamo trovato questo posto dopo tante ricerche. Lo abbiamo bonificato dai rifiuti perché era impossibile anche entrare. Poi con caschi e tutto il resto siamo entrati. Abbiamo chiamato anche speleologi per controllare i tunnel. Parliamo di tunnel chiusi, dove non ci si può perdere. Ci hanno detto che l’aria è respirabilissima e vi dico anche che l’acqua scorre come mille anni fa, abbiamo il sospetto che si convogli nel torrente ma è l’unica cosa di cui non abbiamo certezza. All’interno abbiamo trovato anche fossili marini, resto di molluschi, di ricci, di crostacei e anche coralli. Già solo per questo secondo me questo sito ha un valore importante. Abbiamo fatto anche studi con biologi, oltre alla nostra cartografia per mappare la zona. Parliamo di tunnel per 100-150 metri, sono diversi e abbastanza profondo, su due livelli. Era alto un metro e mezzo inizialmente, ma in alcune zone sale fino a 4-5 metri”.

Caruso: “Riaprirli sarebbe importante”

L’assessore Caruso ha poi aggiunto: “È chiaro che riaprirlo sarebbe importante anche perché a livello internazionale tante persone si interessano a questo tipo di attività. Il problema è la competenza, che purtroppo non è nostra. Magari chiediamo alla Soprintendenza di aiutarci a capire come procedere anche nelle interlocuzioni con l’autorità di bacino regionale, che in chiave sicurezza è molto attenta giustamente. Bisogna trovare la strada giusta perché ci sia una cessione, magari sottoforma di contratto, che sia al comune o a un’associazione. Chiaro è che dovrà essere un’associazione come Map a gestirlo, visto che conoscono il tema”. Infine Rando Prestipino Giarritta ha concluso: “Penso sia l’unico Qanat a Messina ed è molto importante recuperarlo. Può diventare un grande attrattore”.

La strada passa da una prima richiesta all’autorità di bacino per capire se il Qanat in effetti fa capo all’ente e se può essere ceduto. Ma Caruso ha ipotizzato anche un convegno per far conoscere il bene alla città. In passato, ha spiegato l’assessore, enti come il Cai o Camminare i peloritani e persone come l’architetto Principato si “sino già interessate al sito. Il merito all’associazione Map è di essersi intestato la battaglia. Ora bisognerà capire di chi è la competenza e di chi la responsabilità. Ma bisogna cominciare a lavorarci. Non sarà facile, ve lo dico. Lo so perché ci sono problemi anche con le competenze dei forti, visto che su alcuni stiamo facendo davvero battaglie”.

Le interlocuzioni di Russo

Durante il dibattito, è stato il consigliere del Pd Alessandro Russo a spiegare di aver già parlato con gli uffici della struttura commissariale che, dal canto loro, hanno spiegato di non aver responsabilità sull’area. Una vicenda burocratica che quindi andrà risolta nel più breve tempo possibile e che potrebbe passare, come auspicato dallo stesso consigliere, da un invito in aula dei soggetti interessati. Insomma: il primo passo sarà il confronto con l’autorità di bacino. Ciò che è certo è che questo sito va ripreso, valorizzato e mostrato ai cittadini e a chi arriva in città.

2 commenti

  1. Burocrazia maledetta burocrazia. Anni fa l’architetto Principato aveva visitato il sito e proposto all’Amministrazione Comunale di rivalutare questo acquedotto sia dal punto di vista scientifico che turistico. Ma come sempre accade in questa città nessuno lo ha ascoltato. Come nessuno lo ha ascoltato quando propose di ricostruire la casa di Antonello nella via dei Monasteri che avrebbe attirato l’attenzione di molti appassionati d’arte. Principato proponeva di fare le copie di tutti i dipinti di Antonello e di esporli nella sua casa quattrocentesca. Un percorso fino alla sua tomba avrebbe completato il giro turistico e sarebbe stata un’attrazione di non poco conto. Nulla da fare. E’ inutile parlare! Ci vogliono i fatti. Ma a Messina sappiamo solo parlare e spesso a vanvera.

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  2. Aggiustino le strade, piuttosto!!! Non abbiamo il pane, però possediamo in abbondanza le cannucce per le bibite. Andatevene a casaaa!!

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