Le storie

La galatese Marta Savina, tra cinema e serie tv: “La Sicilia è casa mia”

Tra poche settimane arriverà nelle sale con il film “Primadonna”, mentre prepara la serie tv Sky “Un’estate fa” e scrive altri due lungometraggi. La regista Marta Savina (nella foto di Giulia Fassina in uno scatto sul set) si prepara a un 2023 “di fuoco”, nel senso migliore del termine. Lei è nata a Firenze ma ha origini messinesi, anzi galatesi. Il nonno di Marta, infatti, è di Galati Mamertino e la regista queste origini le porta con sé, sempre. Ne va orgogliosa e in Sicilia si sente a casa, tanto da tornarci ogni volta che può e da girarci film e cortometraggi.

Marta Savina tra Firenze, Londra e Los Angeles

Andando con ordine, la carriera professionale di Marta Savina parte con un viaggio nel Regno Unito: “Sono partita a un certo punto per Londra per studiare cinema. Poi ho cominciato a lavorare lì in pubblicità e dopo un po’ ho vinto una borsa di studio per la Ucla di Los Angeles. Ho deciso di partire, avevo 25 anni e sono rimasta lì 6 anni. Sono tornata in Italia per questo film, ‘Primadonna’. Aveva senso girarlo solo in Italia, essendo una storia totalmente italiana. Ho deciso di tornare per questo”.

“Primadonna” è la storia di Lia

Il film di cui parla Marta Savina è appunto “Primadonna”, che uscirà nelle sale il prossimo 8 marzo e che concettualmente richiama la celebre storia di Franca Viola, prima donna italiana ad aver rifiutato il matrimonio riparatore, divenuta un vero e proprio simbolo della crescita culturale e sociale del Paese e della Sicilia. “Non ti dico che è la storia di Franca Viola, perché questa è una storia che ha per protagonista Lia, che è una ragazza ‘qualunque’ – spiega la regista -. Ho sempre sentito raccontare, da adolescente, questa storia di Franca Viola e in parte sono partita da lì per inventare un personaggio, Lia, che rappresenta la capacità di puntare i piedi. Lo fa per difendere la propria identità, il proprio valore e il valore delle proprie scelte”.

Savina: “Tante difficoltà sul lavoro e in ambito personale”

“Crescendo e diventando anche io una donna – continua Marta Savina, collegandosi proprio alle difficoltà del difendere la propria identità e le proprie scelte – mi sono trovata di fronte a tante cose e tante persone, tante difficoltà sul lavoro e in ambito personale. Quasi mi veniva chiesto di sentirmi sbagliata, di modificare la mia identità per qualcun altro. La storia parte da questo concetto ed è una storia intrinsecamente politica, soprattutto in un momento come questo. Vorrei arrivare ad emozionare le persone. Il potere del cinema è quello di raccontare le storie ed emozionare chi le ascolta. Non voglio insegnare nulla, non è un film per puntare un dito contro qualcuno o fare una riflessione storica. Vuole essere il racconto di un personaggio e spero che le persone escano del cinema dicendo di aver fatto un bel viaggio”.

Il ruolo dei genitori e le difficoltà nel cinema

La regista prosegue. Nell’analisi del suo percorso, un ruolo fondamentale lo hanno giocato i genitori di Marta: “Tutti noi nel nostro piccolo abbiamo difficoltà quotidiana da affrontare. Io mi sento una persona fortunata, ma anche io ho avuto i miei lutti, le mie fatiche, e ho dovuto combattere le mie battaglie per trovare me stessa. Ma ho avuto sempre due genitori che mi hanno sempre sostenuta e mi hanno sempre detto: Marta, vai a fare ciò che ti piace fare. Questa è una grande fortuna”. In ambito professionale, invece, gli ostacoli possono essere tanti e non facili da superare: “Le difficoltà ci sono sempre, ma fanno parte della vita. Sul lato professionale ce ne sono state: non c’è un percorso codificato in questo ambito, non è come fare un concorso pubblico o fare un lavoro per cui c’è una sorta di traccia scritta, tra studio, esami e specializzazione. La difficoltà di questo lavoro è questa”.

Il genere e le difficoltà legate all’essere donna

“E ci sono anche difficoltà legate al genere – continua poi la regista -. Adesso viviamo in un momento storico in cui quasi ti vengono a cercare perché sei donna. Mi rendo conto che sia quasi necessario per appianare delle disparità, ma non è bello sentirsi dire ‘ci servono registe donne abbiamo pensato a te’. Io vorrei un mondo in cui la frase sia: ‘Ci serve un regista, punto. Abbiamo pensato a te’. Spero di vivere un momento storico in cui il pendolo non sia totalmente sbilanciato da una parte o dall’altra, ma nel mezzo, in equilibrio”.

Da “Primadonna” alla serie “Un’estate fa”

In attesa di Primadonna, nelle sale dall’8 marzo, Marta Savina si dedica alla serie Sky “Un’estate fa”, diretta con Davide Marengo e con protagonista Lino Guanciale e Filippo Scotti. “Siamo al lavoro sul montaggio della serie tv Un’estate fa, di cui è uscito il primo trailer a dicembre. Uscirà quest’anno. E intanto sto scrivendo due film, ma non possiamo dire niente (ride, ndr). Posso solo anticipare che uno è ambientato in Sicilia”. A dimostrazione di quanto la regista sia “siciliana dentro”, quasi visceralmente legata all’isola, come tanti siciliani nel mondo.

Il legame con la Sicilia

Il legame con la Sicilia è forte, proprio grazie a quelle origini galatesi che l’hanno portata spesso a Galati Mamertino. Un’influenza importante nella vita di Marta: “Sì, è stata ed è un’influenza molto forte. Dico sempre che i geni siciliani si sono concentrati in famiglia in me. Voglio sempre tornare, sono legatissima alla cultura e alla lingua siciliana, ma non so spiegare perché. La sento come una cosa innata. Io in Sicilia mi sento a casa, a Galati mi sento a casa. Adesso tornerò un mese in Sicilia. Io credo che quando vai fuori acquisti una distanza sana. Con questo tipo di distanza vedi meglio i contorni. Ne parlo proprio in uno dei due film che citavo prima. Con la distanza rimetti in prospettiva tante cose, perché quando sei dentro qualcosa è difficile vedere i contorni nel modo giusto”.

“La Sicilia un posto di cultura incredibile”

“Io sono nata a Firenze, sono stata a Londra e poi a Los Angeles: questo mi ha dato una diversa prospettiva – prosegue -. I problemi quotidiani ci sono e sono evidenti. Ma la Sicilia è un posto di cultura incredibile, ci si potrebbe passare la vita a raccontare storie e non riuscire a esplorare tutta l’umanità che c’è sull’isola. Nel bene e nel male, perché è una terra di mostri ed eroi, meraviglie e degrado, ci sono mille sfumature e questo la rende bellissima. La Sicilia è un posto in cui nascono sia Giovanni Falcone sia Matteo Messina Denaro, per citarne solo due, no? Uomini che danno la vita per combattere e gente che ha ucciso. Dal punto di vista umano, se ci si sofferma, è qualcosa di incredibile”.

Il sogno: “Fare film fino all’ultimo respiro”

Mentre la strada di Marta Savina la porta in giro per il mondo, con diversi passaggi a Galati, a casa sua, la regista lavora per raggiungere i propri obiettivi. Ma qual è il sogno? “Non è semplice rispondere. Il mio sogno è di morire sul set, nel senso che spero di poter fare questo lavoro finché ho respiro nel petto. Questa è la cosa che mi tiene in vita e mi rende felice, spero di poterlo fare per sempre. Non dico di sognare di vincere un Oscar perché non è un traguardo o un punto di arrivo, lo vinci e vuoi fare già il prossimo film. Per questo dico che il mio è fare film fino all’ultimo respiro”.

Marta ai giovani: “Prendetevi tempo e capite ciò che volete”

Marta Savina chiude con un messaggio ai più giovani, a chi cerca la propria strada e tenta di capire come (e se) inseguirla davvero: “E ai giovani dico questo, la stessa cosa che mi ha detto mia madre quando avevo 15-16 anni. Prendetevi il tempo di capire cosa vi piace e poi andate a fare quello: se è quello ciò che volete, che vi tiene in vita, riuscirete a farla. Sarà difficile, ci vorranno sacrifici, ma se è ciò che vi appassiona, inseguitela a tutti i costi. Che sia dipingere, fare il pompiere, l’insegnante, stare a casa coi bambini: non vi fate dire da nessuno che è un sogno stupido o che non guadagnerete abbastanza, perché un modo si trova sempre”.