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NaxosLegge, l’importanza della Storia e delle storiche

Vittorio Tumeo

NaxosLegge, l’importanza della Storia e delle storiche

martedì 17 Settembre 2019 - 07:55

Il tema scelto per questa edizione di NaxosLegge, festival diretto da Fulvia Toscano, è la Storia. Al suo interno, la sezione “Le donne non perdono il filo”, coordinata da Marinella Fiume, appare più che mai in tutta la sua centralità.

Il premio a quattro accademiche

Il premio “La tela di Penelope” in passato ha visto insignite nelle edizioni precedenti donne di spicco nei più vasti ambiti. Sociale, politico-istituzionale, antropologico, culturale, artistico. Il 22 settembre, nella splendida cornice del Castello Rufo Ruffo di Scaletta, si svolgerà la V edizione del premio. A riceverlo quattro donne, quattro accademiche, quattro storiche, quattro differenti sguardi su quattro diversi periodi della Storia: Elena Caliri, studiosa di Storia romana; Giovanna Fiume, modernista; Marina Montesano, medievista; Elena Aga Rossi, studiosa di Storia contemporanea.

La diversa fisionomia degli autori premiati porta a riflettere sulla pluralità di prospettive e di interessi possibili nei propri studi e nella propria narrazione. In Italia e nei diversi paesi europei, almeno dal secondo Ottocento, le storiche hanno dato il loro contributo allo sviluppo della disciplina storica. Nonostante ciò, spesso sono state rimosse dalle grandi storiografie nazionali. Con la nascita della «nuova storia», negli anni trenta del Novecento, e la sollecitazione avanzata nel corso del XX secolo dai suoi esponenti a privilegiare la lunga durata dei fenomeni storici, le donne riemergevano alla storia, contribuendo a delineare l’affresco delle diverse società, composte di uomini e donne, che si erano succedute nel tempo.

Nuovi interrogativi

In seguito, negli anni Settanta del Novecento, sulla spinta delle domande nate all’interno dei movimenti delle donne, in tutta Europa, una nuova generazione di storiche cominciò a interrogarsi sulla presunta neutralità e oggettività della storia (sia quella politica, sia quella sociale) e a mettere in discussione i suoi tradizionali concetti, metodi, paradigmi interpretativi, ponendo al centro dell’attività di ricerca quei soggetti – le donne -, cancellati o resi marginali dall’analisi storica, culminando negli anni Ottanta del Novecento con l’elaborazione della categoria del «genere».

Dall’intrecciarsi di ottiche diverse è apparsa chiara così la necessità di una storia che abbia al centro la relazione tra i due generi. Dalla storia infatti possono venire interessanti contributi alla creazione di una tradizione culturale che sappia vedere insieme donne e uomini. E naturalmente che sappia utilizzare il contributo di entrambi i sessi nel progettare, intraprendere e condurre in porto i grandi cambiamenti necessari all’umanità e, in mancanza di una significativa “tradizione” femminile, far emergere un tessuto di reti, alleanze, conflitti, identità che non appartiene soltanto alla storia materiale e della mentalità, alla narrazione del vissuto e del quotidiano, ma che, viceversa, intersechi i territori della grande Storia.

Diverse prospettive

La scommessa che molte storiche hanno inteso quindi lanciare è stata quella di interrogare, anche attraverso le variegate condizioni femminili e la profonda diversità dei contesti in cui hanno preso vita le diverse esperienze delle donne, le grandi questioni della storia. E questo mentre fra le prospettive messe in campo dalla storia sociale e dalla storia delle donne e quelle della storia delle istituzioni dello Stato, quest’ultima è sembrata l’unica per molto tempo, e spesso anche oggi, in grado di cogliere tutta la storia offrendo la via maestra per seguire lo svolgersi delle forme di organizzazione politica, e le altre prospettive storiche.

Autorevoli “tessitrici”

Naxoslegge, che rivendica la necessità della Storia, indispensabile per la crescita di una coscienza critica delle giovani generazioni, si compiace di premiare il lavoro di queste donne, autorevoli “tessitrici”, ognuna nel proprio ambito di ricerca e guidate da un proprio rigoroso metodo scientifico, del filo rosso che lega al Passato il nostro Presente, incomprensibile senza “La Storia”.

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